
La mia è la storia di molti: anni di buio, di sconforto e disperazione. Poi, fortunosamente, l’incontro con
un Club. Non avevo mai sentito parlare di Hudolin, né mi interessava sapere a cosa fosse dovuto quello
scoglio isolato a cui aggrapparsi per non affogare; ma, al Club ho trovato un nido caldo che accoglie e
sostiene.
È iniziata così l’astinenza e con quella la capacità di guardarsi intorno: le macerie di una vita sfasciata da
ricostruire, ma anche alla voglia di capire che cosa è stato che insperatamente mi ha dato la forza di
rialzare la testa. Al Club sono venuti altri compagni di viaggio ed allora ti ritrovi a fare con loro quello che
altri hanno fatto con te.
Lucca contava allora 4 Club, due interni ad una Casa Famiglia voluta da un operatore del Ceis che
aveva conosciuto il “metodo” e l’aveva applicato in questa struttura dedicata all’alcol e due fuori: due
piccoli e stentati Club che però mantenevano accesa la fiammella della speranza.
Poi pian piano, con gli alti e bassi che accompagnano spesso le cose degli uomini, siamo cresciuti, ci
siamo riuniti in Associazione e sono nati altri Club. Per me è stato molto difficile trovare qualcuno che
aiutasse me e il mio compagno a far crescere l’Acat; è un po’ un chiodo fisso per noi cercare di far
sapere che ci siamo e dove trovarci per chi ha bisogno. La voglia di capire come era potuto succedere il
miracolo, è stata ed è la molla che ancora oggi mi spinge ad esserci e proseguire il cammino.
Claudia