I Club Alcologici Territoriali (metodo Hudolin) (CAT) sono una comunità multifamiliare, un’associazione privata, che si basa sulla pratica dell’auto/mutuo aiuto e sulla solidarietà tra le famiglie che hanno problemi alcolcorrelati e complessi. “Inventore” dei Club è Vladimir Hudolin, consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, psichiatra jugoslavo famoso in tutto il mondo per aver ideato il programma alcologico che ha visto nascere il primo Club a Zagabria nel 1964. Il primo Club italiano è stato aperto a Trieste nel 1979; attualmente si contano all’incirca 2.400 Club in tutta la penisola composti al massimo da 12 famiglie e un operatore che si incontrano una volta la settimana per un’ora e mezzo circa.
I Club fanno capo ad associazioni zonali (le ACAT) le quali a loro volta si riferiscono ad associazioni regionali (o provinciali) le ARCAT (o APCAT), confluenti a loro volta in una associazione nazionale, l’AICAT. Queste associazioni hanno funzioni di rappresentanza e di coordinamento, a supporto dell’attività dei CAT.

Storia del metodo Hudolin
Nel 1964 in Croazia, e dal 1979 in Italia, è concretamente iniziata in campo alcologico una esperienza che oggi rappresenta uno dei modelli operativi più significativi nell’ambito dei programmi per i problemi alcol correlati e complessi.
Il Prof. Vladimir Hudolin, neuropsichiatra dell’Università di Zagabria, nel prendere atto della rilevanza epidemiologica dell’alcolismo, della difficoltà ad affrontare questo problema con approcci tradizionali, spesso monoorientati, sia in senso etico repressivo (alcolismo come vizio), o anche sanitario terapeutico (alcolismo come malattia), ha dato l’avvio all’esperienza dei Club degli Alcolisti in Trattamento. L’esperienza, agli inizi, ha attraversato una fase più sanitaria testimoniata tra l’altro dalla nascita tra le mura della clinica di Neurologia, Psichiatria, alcologia e altre dipendenze della Università di Zagabria, e anche dallo sviluppo iniziale, in ambito ospedaliero, dell’esperienza italiana con l’avvio nel Nord Italia delle esperienze presso l’ospedale di Udine – Castellerio e dell’ospedale di S. Daniele del Friuli; risale a quegli anni la definizione di terapeuta per l’operatore di Club.
Negli anni successivi, tuttavia, i programmi per i problemi alcol correlati e complessi secondo l’approccio ecologico sociale hanno avuto un progressivo e costante processo di territorializzazione, cui è, in modo parallelo, corrisposto uno sviluppo geografico che ha avuto il suo inizio a Trieste, si è rapidamente diffuso al Friuli e al Veneto, e si è esteso, negli anni successivi, pur con qualche disomogeneità, con un fronte d’onda che ha oggi coinvolto tutte le regioni italiane; ai giorni nostri è stato ampiamente superato, in Italia, il traguardo dei 2.000 Club, con un coinvolgimento di almeno 20.000 famiglie e raggiungendo ormai tutti i continenti del globo terrestre.
Alla progressiva territorializzazione dei programmi si è altresì accompagnata una ridefinizione del significato stesso, sotto vari profili, di questo approccio, noto all’inizio come “metodo psico medico sociale integrato” per diventare col tempo approccio “ecologico o verde” e infine “ecologico sociale”. Premesse basilari del metodo sono: la teoria generale dei sistemi da un lato (Von Bertalannfy) e le comunità terapeutiche (M. Jones) ed ancor più i gruppi socio terapeutici (J. Bierer) dall’altro. In queste radici è insita l’idea che determinati problemi di tipo sanitario e sociale potessero essere concretamente affrontati da coloro che ne erano portatori in prima persona. Un ruolo di primo piano in questo approccio è stato giocato dai problemi psichiatrici, ma anche nel caso dei problemi alcol correlati l’esperienza risale indietro nel tempo, fino a giungere al 1935, anno in cui Bill e Bob hanno iniziato ad Akron l’esperienza degli alcolisti anonimi.
Raramente un problema alcol correlato è isolato e molto più spesso è accompagnato, nella stessa persona o nella stessa famiglia, da altri problemi, come quelli legati all’uso delle altre sostanze psicoattive ed al disagio psichico. In considerazione di ciò dagli inizi degli anni novanta si è deciso di allargare l’esperienza dei Club anche a questi problemi, purché combinati con i problemi alcol correlati.
Un problema particolare di dimensioni crescenti soprattutto in realtà metropolitane, ma non solo, è quello della combinazione tra l’alcol e la mancanza di una dimora, configurando la situazione nota come “skid row alcoholism”, di cui negli anni recenti il Club ha accettato di occuparsi. Ciò che in definitiva è avvenuto è stato il superamento del rapporto individuale con questa o quella sostanza psicoattiva, per focalizzare l’attenzione sulla persona nella sua totalità e nella sua complessità, compresi i suoi livelli di integrazione sociale, primo tra tutti quello rappresentato dalla famiglia.
L’attenzione all’uomo nel suo complesso ha comportato un’approfondita riflessione non solo sulla sua parte bio-fisica, ma anche sull’insieme degli aspetti comportamentali e culturali, costitutivi della natura umana, compresi quelli religiosi e, in genere, legati alla trascendenza.
Ridefinire in termini di disagio spirituale i problemi alcol correlati e complessi ha permesso di recuperare un concetto, quello di ecologia individuale, familiare e sociale, che permette una piena e definitiva identità del Club con la collettività di appartenenza, da sempre ricercato in questo tipo di approccio.
Corollario di ciò è che il Club è impegnato non più solo nel perseguimento e mantenimento di una condizione di astinenza dalle sostanze psicoattive, ma soprattutto nel cambiamento della cultura generale e sanitaria della collettività per quanto riguarda il rapporto con le stesse sostanze, attraverso il superamento di un paradigma da sempre in vigore: scientifico è solo ciò che è misurabile, osservabile, con particolare ed esclusivo riferimento alla sfera biologica.

Nascita dei Club degli alcolisti in trattamento in Croazia
Esperienze di Hudolin nel lavoro con i problemi alcolcorrelati prima della nascita dei Club degli alcolisti in trattamento in Croazia
Vladimir Hudolin
I metodi per la lotta contro i problemi alcolcorrelati hanno accompagnato il progresso tecnologico e sociale (e ad esso si sono dovuti adattare). Le abitudini e i riti a cui è legato il bere rendono questo problema parte integrante della nostra cultura. Nonostante i numerosi cambiamenti tecnologici a cui è soggetta la nostra vita, e di conseguenza il nuovo modo di considerare i problemi alcolcorrelati, l’abitudine di bere, in stretta relazione con la vita sociale, viene difficilmente abbandonata. Un tempo, quando il progresso tecnologico era ancora relativamente lento, l’uomo aveva il tempo necessario per adattarsi. Oggi, invece, diventa quasi impossibile adattarsi ai rapidi e profondi cambiamenti che lo sviluppo, sia tecnologico sia sociale, comporta nell’ambito di una sola generazione, senza particolari interventi e supporti.

La lotta contro i problemi alcolcorrelati prima e durante la Prima Guerra Mondiale
La lotta all’alcolismo in Croazia, cioè come si diceva un tempo la lotta contro l’ubriachezza e l’alcolismo, ispirata all’ideale dell’astinenza, nasce abbastanza presto, parallelamente ad analoghi movimenti già attivi nel resto del mondo. Vengono fondate organizzazioni di astinenti, come ad esempio l’Organizzazione Internazionale dei Buoni Templari (IOGT), e inoltre diversi gruppi di astemi, per adulti, giovani, o divisi in base alle singole professioni. Al progetto collaborano anche alcuni medici. Particolarmente sensibile a tale problema è Andrija Štampar, in seguito presidente della prima Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fondata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale aveva pubblicato le Letture popolari sull’alcol (Narodna citanka o alkoholu), che per un lungo periodo sono state usate per i programmi di prevenzione primaria. La maggior parte degli articoli fu pubblicata su riviste di carattere sociale, culturale e popolare. E solo una parte relativamente esigua di questi si poteva leggere su riviste di medicina.

La prevenzione dei problemi alcolcorrelati nel periodo tra le due Guerre Mondiali
Nel periodo immediatamente precedente la Prima Guerra Mondiale, come anche quello compreso tra le due Guerre, erano stati pubblicati molti articoli sul problema: se si debba o meno lottare in favore dell’astinenza o del bere moderato. Temi ricorrenti erano pure la legislazione e la prescrizione, il ruolo dei medici, degli insegnanti e della polizia. Si organizzavano, inoltre, mostre dedicate all’astinenza. Il problema compariva anche nelle pagine di letteratura medica, anche se i temi trattati erano principalmente i quadri clinici, i casi di medicina giudiziaria, nonché l’influenza dell’alcol sul lavoro e sulle capacità lavorative.
Nel periodo tra le due Guerre appare anche il primo tentativo di curare l’alcolismo. Così a Zagabria si creano il Consultorio per l’alcolismo e il Dispensario. I pazienti vengono curati negli ospedali psichiatrici e nei reparti di psichiatria, nonché nei reparti per la cura dei disturbi organici, dove essi comunque sarebbero stati curati anche se non si fosse trattato di alcolismo. Il trattamento dei problemi alcolcorrelati era strettamente legato all’approccio moralistico che predominava in quell’epoca. Non esistevano, infatti, particolari programmi per la prevenzione e la cura dell’alcolismo o per altri problemi alcolcorrelati. Nel 1935 appaiono i primi Alcolisti Anonimi, che in Croazia però non hanno considerevole influenza sul lavoro con gli alcolisti.

I problemi alcolcorrelati in Croazia durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale si riduce notevolmente il numero delle pubblicazioni sul problema dell’alcolismo, come si evince dalla bibliografia jugoslava sull’alcolismo, pubblicata in quattro volumi, che raccoglie i testi editi sull’alcolismo e sul tema dell’alcol dal 1875 al 1976. L’esempio della Seconda Guerra Mondiale mostra quanto sia difficile la tutela e lo sviluppo della salute pubblica, e soprattutto della salute mentale, in circostanze particolarmente gravi come quelle. La guerra porta a un peggioramento della situazione nel campo dei problemi alcolcorrelati. Dove non c’è pace, non è possibile neppure una maggiore qualità di vita, ossia manca il benessere psico-fisico-sociale (secondo la definizione della salute data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). La dottrina della pace e la lotta contro la guerra dovrebbero far parte di tutti i programmi di tutela e di sviluppo della salute.

I problemi alcolcorrelati in Croazia dopo la Seconda Guerra Mondiale
Vi. Hudolin, N. Lazić, Lj. Ulemek
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si cerca di ripristinare, in primo luogo, l’attività nel campo della lotta contro i problemi alcolcorrelati. Tuttavia ciò comporta delle difficoltà dal momento che, da una parte si cerca di prevenire i problemi alcolcorrelati, e dall’altra il comportamento del bere viene tutelato in quanto componente della cultura sanitaria e del costume generale.
Si continuano a curare gli alcolisti negli ospedali psichiatrici (nei reparti di medicina interna), però, nonostante ciò, manca ancora una terapia vera e propria per la cura dell’alcolismo, ossia il rapporto individuo-famiglia-alcol. Contemporaneamente cresce la mole di testi di medicina specializzata che illustrano sempre di più i metodi di cura e di lotta ai problemi alcolcorrelati.
Dal 1954, l’organizzazione della Croce Rossa cerca di riempire il vuoto che si è formato nel campo della lotta ai problemi alcolcorrelati. Viene fondata, infatti, la Commissione per la lotta contro l’alcolismo, il cui presidente per diversi anni sarà Hudolin.
La Croce Rossa istituisce presso i consigli comunali diverse Commissioni per la lotta contro l’alcolismo il cui lavoro sarà orientato alla prevenzione. Nell’ambito di alcune commissioni si creano anche dispensari per l’alcolismo, basati sul volontariato.
I medici generici svolgono un ruolo importante in questo campo. In Croazia, infatti, si introduce l’indirizzo di medicina generica, nel cui ambito Hudolin tiene il Corso di specializzazione in psichiatria sociale, sull’alcolismo e sulle altre dipendenze. Un gran numero di medici generici segue il Corso intensivo di specializzazione sull’alcolismo, ed in un secondo tempo partecipa al lavoro dei consigli comunali della Croce Rossa e delle Commissioni per la lotta contro l’alcolismo, come pure alle attività dei Club degli alcolisti in trattamento.
In questo periodo si presenta la necessità di conferire all’alcolismo lo status di malattia. In Croazia contribuisce a tale progetto non solo l’attività della Croce Rossa ma anche lo sviluppo della psichiatria sociale. Hudolin, oltre a partecipare alla fondazione dell’Organizzazione Mondiale di Psichiatria Sociale, di cui in seguito sarà presidente per diversi anni, a Dubrovnik fonda l’Organizzazione Mediterranea di Psichiatria Sociale. Entrambe le organizzazioni sono attive ancora oggi, e attribuiscono grande importanza ai problemi alcolcorrelati.
Dal 1963, nel Reparto di neurologia, psichiatria e alcologia dell’ospedale ‘Dr. Mladen Stojanović’, in quella che è l’odierna Clinica delle ‘Sorelle della Carità’), Hudolin e i suoi collaboratori organizzano annualmente seminari internazionali, ai quali partecipa un gran numero di esperti provenienti da tutto il mondo. Tali conferenze, come pure l’apertura del Centro per lo studio e la lotta all’alcolismo (1964) e l’istituzione della Scuola alcologica di Zagabria, hanno contribuito in maniera decisiva per far sì che l’alcolismo sia riconosciuto come malattia, cosa di fondamentale importanza per la terapia degli alcolisti. Accettare l’alcolismo quale malattia rappresentava a quel tempo un grande passo in avanti, perché permetteva all’alcolista di presentarsi ufficialmente in pubblico e godere di tutti i vantaggi di cui godevano gli altri pazienti. Oggi gli alcolisti godono dell’assicurazione medica e di quella sociale, hanno diritto alle cure ospedaliere e all’invalidità. Tuttavia tale approccio, così importante a quell’epoca, nello sviluppo successivo dell’alcologia fu causa, e lo è ancor oggi, di serie difficoltà, perché caratterizzato da un’eccessiva medicalizzazione e psichiatrizzazione del trattamento dei problemi alcolcorrelati.
Negli anni Sessanta, ovvero prima dell’istituzione dei CAT, era attiva l’organizzazione Preporod (Rinascita), destinata esclusivamente agli alcolisti in cura presso diverse istituzioni psichiatriche, ma che di fatto si occupava essenzialmente della prevenzione dell’alcolismo, un’attività a cui tuttavia non prendevano parte i famigliari del paziente. In quel periodo la cura degli alcolisti era demandata alle istituzioni psichiatriche, per lo più a fronte della gravità dei disturbi psichici dei pazienti, o ai reparti di medicina interna, per via delle loro serie condizioni di salute. Prima di Hudolin la terapia prevedeva di norma l’astinenza temporanea dall’alcol e la cura delle patologie collaterali. In seguito, nel migliore dei casi, all’alcolista veniva raccomandata l’astinenza, che però in genere durava ben poco.
Hudolin riteneva tutto questo insoddisfacente, ed era naturale che cercasse un sistema di trattamento più appropriato.
Il Reparto di Neuropsichiatria del Policlinico ‘M. Stojanović’ (oggi ‘Sorelle della Carità’) di Zagabria ha avuto in cura molte persone afflitte da patologie alcolcorrelate, ma la loro recidività e i loro reiterati ricoveri erano indizio della scarsa efficacia del trattamento praticato.
Quindi, dal Reparto e dall’Ambulatorio alcologico i pazienti venivano spesso indirizzati all’organizzazione Preporod, ma poiché molti di loro si dicevano insoddisfatti di questa esperienza, Hudolin inviò in questa organizzazione due dei suoi collaboratori: il Vasko Muacević (psichiatra) e l’assistente sociale Ljuba Ulemek, che organizzarono incontri settimanali con i pazienti, trasformandoli in soggetti attivi e partecipi del processo terapeutico. Incontrarono forti resistenze, ma la continuità del lavoro condotto in questa organizzazione portò infine al suo inserimento nella rete dei CAT (1965).


Esperienze in Italia
V. Cerrato
Il problema dell’alcolismo diventa epidemiologicamente rilevante a cavallo tra l’ ‘800 ed il ‘900 con l’avvento – notevolmente in ritardo rispetto al resto d’Europa – dell’industrializzazione e con il massivo inurbamento che ne conseguì.
In letteratura è ampiamente dimostrato il dilagare del fenomeno come ‘piaga sociale’ a partire dalle zone più industrializzate del Nord Italia, così come era accaduto nel resto del continente nel secolo precedente.
In questo periodo aumentano i consumi pro capite di alcol ed i ricoveri in manicomio per psicosi alcolica. Si tratta di una vera epidemia, tanto che per alcuni anni, all’inizio del secolo, sotto la spinta della psichiatria positivista e di un’idea di Kraeplin, si accende un dibattito sull’opportunità di creare dei luoghi specifici di cura per ricoveri prolungati, i cosiddetti ‘asili per alcolisti’, separati dal neo-istituito sistema manicomiale. Caduta la possibilità di istituire su scala nazionale i cosiddetti asili fino agli anni ’60, la cura fu in tutta Europa, e in particolare in Italia, quella manicomiale, di custodia e violenza coercitiva, raggiungendo valori notevoli nella media dei ricoveri (dal 20 al 50% di tutti gli ammessi a seconda degli Ospedali Psichiatrici).
Solo successivamente, con l’estendersi del sistema mutualistico, gli alcolisti, ritenuti progressivamente sempre meno pericolosi, cominciarono a popolare i reparti di medicina e di neuropsichiatria degli ospedali generali.
Al di là della risposta sanitaria, la storia dell’alcolismo in Italia rappresenta un intreccio tra indifferenza e tentativi legislativi per limitare i danni prodotti con una sostanziale matrice culturale orientata a considerare la bevanda alcolica non solo un bene di consumo, ma un elemento di caratterizzazione della cultura e un fattore di facilitazione dei processi di socializzazione: in particolare la bevanda più caratterizzante è il vino, tanto che addirittura alcune strade sono conosciute e caratterizzate per la produzione vitivinicola.
Come in altre culture occidentali, anche in Italia si è assistito, e bisogna riconoscere che persiste, il tentativo di differenziare e separare il consumo di bevande alcoliche, che viene valorizzato e promosso, e l’alcolismo che trova una giustificazione in quanto espressione di una patologia del soggetto, sia essa di natura biologica, sia sociale.
Nella cultura contadina si usava pagare il lavoro dei braccianti con una porzione giornaliera di vino. Da questa pratica alcuni sociologi hanno tratto il radicamento culturale e popolare del consumo di bevande alcoliche. In realtà questa pratica ha rappresentato una delle forme di sfruttamento del lavoro da parte dei proprietari terrieri.
Il campo legislativo è un importante indicatore delle tendenze culturali come ha dimostrato la recente polemica relativa all’introduzione di etichette informative sui rischi del consumo di bevande alcoliche da applicare sulle bottiglie.
L’uso di bevande alcoliche ed i relativi problemi alcolcorrelati in Italia hanno avuto una loro attenzione sia culturale sia scientifica fin dal 1500. Nello specifico, il primo movimento contro l’alcolismo, fu promosso nel 1864, a Torino, che nella sua seppur breve vita ottenne l’introduzione del nuovo codice penale sull’ubriachezza. Il 1892 vede la costituzione della prima Lega di Temperanza a Lucca, fondata dal padre evangelico valdese Giovanni Rochat, che nello stesso anno promuoverà a Firenze la Lega Italiana Anti-Alcolica.

G. Corlito
Nel 1979 Vladimir Hudolin fonda il primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia nella casa della famiglia Pitacco, a Trieste.
Successivamente il panorama dei programmi alcologici italiani si modifica radicalmente, non solo per l’attenzione maggiore al problema delle istituzioni, ma anche per il ruolo di stimolo dovuto all’attivazione delle sempre più numerose famiglie dei Club, collegata allo sviluppo esponenziale del sistema ecologico-sociale.
Fino ad allora siamo di fronte ad esperienze sporadiche, tanto che nel 1979 Vittorino Andreoli, primario degli ospedali neuropsichiatrici di Verona, afferma testualmente: “Recentemente, nel confronto del trattamento della dipendenza alcolica si è fatto poco o si sono dovuti per lo più registrare solo insuccessi”.
Sicuramente in questo processo oltre ai cambiamenti in corso nei sistemi sanitari hanno influito in Italia il dibattito sul superamento dei manicomi e l’influenza degli Alcolisti Anonimi.
Le prime esperienze di superamento dei manicomi tenteranno di introdurre lo strumento della comunità terapeutica e della cosiddetta ‘psicoterapia istituzionale’, per il recupero degli alcolisti segregati in manicomio . Si trattò di tentativi molto sporadici, ma l’influenza culturale fu rilevante e sbloccò proprio in quegli anni nella legge 180 del 1978, che diede la possibilità non solo dell’apertura dei manicomi, ma soprattutto della territorializzazione dei servizi psichiatrici, alcuni dei quali avvieranno le prime esperienze alcologiche formalizzate.
Gli alcolisti anonimi si diffonderanno in Italia a partire da gruppi di lingua inglese, ancora presenti a Roma, soprattutto nella prima metà degli anni ‘70, raggiungendo i 150 gruppi attivi nei primi anni ‘80. E’ sulla base della loro esperienza che si diffonderà il concetto dell’alcolismo come malattia, introdotto in campo medico da Jellinek nel 1960, proprio sulla scorta di un’indagine condotta sui gruppi di AA, che emanciperà almeno in teoria il concetto della cura degli alcolisti dal campo psichiatrico-manicomiale.
Secondo Allamani, “è sul finire degli anni ’70 che più o meno allo stesso tempo ed indipendentemente, seppur con diversità nel modo di lavoro e nel livello organizzativo, quattro istituzioni sanitarie hanno dato inizio in Italia a un programma di trattamento degli alcolisti”. Egli cita la Divisione Lungodegenti dell’Ospedale di Udine, diretta da R. Buttolo, il Servizio Sperimentale di Alcologia e Farmacodipendenza di Dolo (Venezia), diretto da L. Gallimberti e le Gastroenterologie, di Arezzo (diretta da D. Angioli) e di Firenze (diretta da A. Morettini).
E’ un elenco, per la verità, impreciso ed incompleto: impreciso perché non rende ragione dell’esperienza di Arezzo, che nasce e si teorizza fin dall’inizio come ‘interdisciplenare’, cioè nata da una collaborazione fra internisti, psichiatri e assistenti sociali, con una metodologia ‘bio-psico-sociale’; incompleto perché tiene fuori un’altra esperienza nata in ambito psichiatrico e psicoterapeutico, quella dell’Istituto di Discipline Psichiatriche e Socio-mediche dell’Università di Ancona, diretta da V. Volterra, in collaborazione con i servizi psichiatrici provinciali e della Divisione di Gastroenterologia della stessa città. Tale esperienza, nata da una cultura psicoanalitica, finì per escludere la possibilità di un trattamento analitico individuale e per proporre approcci ‘multidimensionali’, centrati sul trattamento di gruppo, famigliare e di network, comprensivo della manipolazione psicodinamica degli interventi farmacologici avversativi’.
Delle quattro citate esperienze, quella di Udine nasce esplicitamente al ‘Metodo medico-psico-sociale’, così come allora si definiva la metodologia di Hudolin (successivamente definita ‘approccio ecologico sociale’), con la formazione – attraverso il primo Corso di sensibilizzazione tenuto da Hudolin a Udine – di un primo gruppo di operatori, intorno ai quali ruoterà la prima fase dello sviluppo dei Club in Italia. L’esperienza di Arezzo entra in contatto con Hudolin nel 1984, e dopo un anno di sperimentazione scientifica del metodo aderisce completamente al movimento dei Club degli alcolisti in trattamento. Il servizio di Dolo svilupperà il cosiddetto ‘trattamento multimodale’, cioè una metodologia che integra diversi sistemi di cura all’interno dell’approccio clinico e medico tradizionale e facendo riferimento essenzialmente ai gruppi A.A.
L’esperienza gastroenterologica di Firenze muoverà dalla distinzione tra l’alcolismo ‘minore’ e ‘maggiore’ per salvaguardare un approccio di tipo medico connesso alla difesa del bere moderato: vi sarebbero cioè persone che diventano ‘bevitori a rischio’, ma non ‘alcoldipendenti’ per i quali basterebbe un semplice intervento sanitario di tipo informativo per mutare le loro abitudini connesse al bere.
Tutte queste esperienze confluiranno nella fondazione della Società Italiana di Alcologia, avvenuta nel 1980, anche se al suo interno le esperienze orientate in senso clinico tradizionale rimarranno egemoniche, e quelle legate ai Club più orientate in senso critico e minoritarie, anche se apertamente riconosciute come prevalenti.
D. Casagrande. “Una contraddizione istituzionale: il reparto alcolisti” in F. Basaglia (a cura di). L’istituzione negata, Feltrinelli, Milano 1968, pp. 275-291.
F. Basaglia, A. Pirella, D.Casagrande. “La scelta comunitaria come alternativa alla dipendenza alcolica. Problemi metodologici in tema di piscoterapia istituzionale dell’alcoolismo”, Rivista di Psichiatria, n. 2 (1976), p. 173.
A. Allamani. “Aspetti generali”, in A. Allamani, F. Cipriani, D. Orlandini. Alcologia in Italia. Una prospettiva epidemiologica. Supplemento alla Rivista Alcologia Vol. V, n. 2 (1993), pp. 85-93.
Servizi Generali Italiani Alcolisti Anonimi, Comitato per la letteratura, “Elenco Gruppi Italiani”, in “Appendice Integrativa” di R. Malca, P. Fouquet, G. Vanchonfrance, Alcologia, Masson, Milano 1986 (trad. it.) p. 221-238.
E. Jellinek, The disease concept of alcoholism, Hillhouse Press, New York, 1960.
Morettini A., Allamani A. ‘Il problema dell’alcolismo in Italia e in Toscana’, Città e Regione, n. 5 (1979), pagg. 70-85.
Allamani A. op. cit., 1993, pagg. 86-87.
Dice testualmente A. Allamani (quindi una fonte non sospetta) nel lavoro già citato del 1993: “E’ il metodo Hudolin che appare avere più presa tra gli operatori: semplice, chiaro, facilmente riproducibile, coinvolgente un numero ampio di utenti” (pag. 88). Sembra un indiretto riconoscimento della diffusione e della scientificità del metodo centrato sui Club.

Lo sviluppo del sistema dei Club degli alcolisti in trattamento dal 1964
I primi Club e la loro diffusione in Croazia e nella ex Jugoslavia
Vi. Hudolin, N. Lazić, Z. Marinić, Lj. Ulemek
La costituzione e l’attività dei CAT inizialmente erano legati al movimento rivoluzionario nella psichiatria degli anni cinquanta. A quell’epoca, in alcuni paesi progrediti iniziò ad affermarsi un nuovo metodo, la cosiddetta open door policy in psychiatry (politica delle porte aperte in psichiatria). Ciò significava il dischiudersi delle porte delle istuzioni psichiatriche, la liberazione dei pazienti psichiatrici da varie misure coercitive, l’introduzione della comunità terapeutica, del lavoro di gruppo, l’adozione di farmaci nuovi nel trattamento psichiatrico.
Nel 1952 e ’53 Vladimir Hudolin soggiornò in Gran Bretagna e in Svezia in qualità di borsista dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e così ebbe occasione di partecipare direttamente al nuovo approccio terapeutico. Lavorava nella comunità terapeutica diretta da Maxwell Jones nel Belmont Hospital e nei piccoli gruppi psicoterapici di Joshua Bierer, nonché in grandi ospedali psichiatrici (a Londra, Leeds, Inverness, Edimburgo, Aberdeen ecc.).
Tornato a Zagabria, in seguito alla malattia del direttore, a Hudolin venne dato l’incarico di vice direttore del Reparto neuropsichiatrico dell’Ospedale ‘Dr. M. Stojanović’, oggi Ospedale universitario delle ‘Suore della Carità’. Vi introdusse il sistema open door policy in psychiatry, ossia la comunità terapeutica, il lavoro in piccoli gruppi, l’approccio famigliare e la terapia. Molte istituzioni psichiatriche in Croazia e nel resto del mondo adottarono questo sistema molto più tardi, mentre altre fino ad oggi non l’hanno ancora fatto.
Un’alta percentuale di ricoveri, soprattutto urgenti, era rappresentata da casi di alcolismo. In molte istituzioni psichiatriche ancor oggi si riscontra la medesima situazione. Gli alcolisti venivano accolti, avveniva il recupero, sospendevano il loro bere, venivano dimessi e, dopo un breve periodo tornavano in cura. Nella lettera di dimissioni c’era sempre scritto: “Migliorato”, perché come spesso succede in psichiatria, in occasione di ogni dimissione le condizioni erano considerate migliorate, mentre, in senso longitudinale, erano in realtà peggiorate. Ciò avveniva anche nel caso degli alcolisti.
In seguito alle esperienze negative nel lavoro con gli alcolisti, a un’esperienza pluriennale di lavoro con la comunità terapeutica in psichiatria, a numerose letture, visite ad altre istituzioni di queto tipo, riflessioni, studi e ricerche proprie, Hudolin finalmente fece sua l’idea di staccare gli alcolisti dal reparto psichiatrico, di curarli (ossia di lavorare con loro in una comunità terapeutica) e di organizzare, al di fuori delle strutture ospedaliere, in alcuni quartieri di Zagabria, il lavoro in gruppi più piccoli, con la presenza delle loro famiglie e di un terapeuta, come veniva allora chiamato. Ed è così che in Croazia è nata l’alcologia e sono nati i primi Club degli alcolisti in trattamento.
Nell’ambito del Reparto di neurologia e psichiatria dell’ospedale, il primo Aprile del 1964 fu ufficialmente inaugurato il Reparto di alcologia per il ricovero degli alcolisti, il Day-Hospital per gli alcolisti, il Dispensario per gli alcolisti, il servizio di disintossicazione, l’Ambulatorio alcologico e il Centro per lo studio e la lotta contro l’alcolismo e le altre dipendenze, con finalità scientifiche. Più tardi furono aperti l’Ospedale del fine settimana e fu costituita un’équipe per gli interventi urgenti nel territorio. Fu anche istituito il Registro nazionale degli alcolisti ospedalizzati in Croazia (del quale si parla nel capitolo sulla ricerca). Il Reparto per le altre sostanze psicoattive (altre droghe) fu inaugurato nel 1971. L’ospedale si trova in Vinogradska cesta che, in italiano, significa Strada della vigna…
I primi CAT furono istituiti contemporaneamente in diversi quartieri di Zagabria. Ben presto si diffusero in altre zone della città; in tutta la Croazia e in altre repubbliche della Jugoslavia. Prima dell’inizio della guerra, nel 1991, a Zagabia erano attivi trecento Club, in Croazia circa mille e in Jugoslavia circa duemila.

Dall’inizio della loro attività, fino ad oggi, i CAT hanno attraversato diverse tappe evolutive, seguendo quanto avveniva in campo scientifico, nella realtà contemporanea, e facendo tesoro delle proprie esperienze. Ma la concezione fondamentale dei Club è rimasta immutata: la soluzione dei problemi delle famiglie in difficoltà, l’approccio famigliare sistemico, la comunità multifamigliare di 2-12 famiglie, l’astinenza (oggi preferiamo il termine ‘sobrietà’), il cambiamento del comportamento e dello stile di vita.
Nelle fasi iniziali dell’attività dei CAT si riteneva come soluzione ottimale l’astinenza per una durata di un anno. Le esperienze successive dimostrarono che l’astinenza (sobrietà) poteva essere molto più lunga, e durare per tutta la vita. Oggi, poiché i Club sono inseriti nella comunità locale e fanno parte delle reti territoriali che si occupano dei problemi alcolcorrelati, si ritiene che l’appartenenza al Club posa essere duratura, o come diceva lo stesso Hudolin, durare “fino ai fiori”.
Nella comunità locale dove il Club è attivo, i membri possono ricevere e dare di più in termini di prevenzione primaria, econdaria e terziaria dei problemi alcolcorrelati. Le ricerche svolte negli ultimi sei anni dimostrano che laddove più dell’1% degli abitanti è in qualche modo coinvolto nei programmi dei Club si avvia un graduale cambiamento del comportamento e dello stile di vita dell’intera comunità.
Il Club degli alcolisti in trattamento è una comunità multifamigliare inserita nella comunità locale; è autogestito e autonomo, indipendente nei confronti di qualsiasi organizzazione pubblica o provata. In Croazia i CAT sono registrati come ‘gruppi di cittadini’. L’attività dei Club ha come scopo il cambiamento del comportamento e dello stile di vita delle famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi, ma pure di un cambiamento della cultura sanitaria e generale delle comunità locali.

In seno al reparto di Neuropsichiatria, che ospitava in origine il Reparto di Alcologia, esistevano forti resistenze rispetto a quelle strutture di recente istituzione, resistenze presenti a tutti i livelli. I medici non intendevano occuparsi dei problemi dell’alcolismo e non vedevano di buon occhio l’organizzazione e la metodologia di quelle strutture. Non accettavano di lavorare in abito civile, senza il camice bianco, né accettavano di discutere paritariamente con i pazienti, con le infermiere, con le inservienti. Alcuni di loro lasciarono il reparto e si ripropose ciò che era avvenuto dieci anni prima, con il progetto ‘porte aperte’ nel reparto di psichiatria. Le norme ospedaliere prevedevano infatti giornate e orari precisi in cui era concessa la visita ai pazienti. Ora, invece, il reparto in questione era aperto e le famiglie potevano venirci a qualsiasi ora di qualsiasi giorno.
I problemi si accrebbero notevolmente con l’apertura del Servizio di Alcologia che giornalmente accoglieva nel day hospital più di cinquanta utenti, nei dispensari, circa sessanta, e negli ambulatori circa cento. Ma l’accordo, infine, fu raggiunto. L’ospedale lamentava difficoltà nel mantenere l’ordine entro il proprio circuito perché i visitatori dicevano di essere diretti ‘da Hudolin’ o ‘dai suoi collaboratori’. Accadde così che il Policlinico ‘Mladen Stojanovic’ già in questo tempo aprì le porte ai cittadini, che vi giungevano quando avevano bisogno e non già quando veniva loro prescritto.
Un significativo aiuto all’operato del Servizio di Alcologia venne dall’allora direttore del policlinico, il compianto Bogdan Srdar. Accadde quel che spesso aveva detto Hudolin: “Incontreremo le persone giuste, nel posto giusto, al momento giusto”.
Nel 1964, in seno al Reparto, fu istituito un CAT sperimentale il cui obiettivo era fornire strumenti agli utenti del reparto stesso e del day hospital per aprire analoghi Club al di fuori della struttura ospedaliera. E di nuovo, “al momento giusto e nel posto giusto” incontrammo “la persona giusta”: la direttrice del Centro per il Lavoro Sociale, Boša Trobojević, che con il suo tenace lavoro rese possibile l’apertura del primo CAT extra-ospedaliero nel distretto zagabrese di Maksimir. Il CAT iniziò la propria attività nell’autunno del 1964. Il suo primo presidente fu Zdenko Bakale.
Il primo terapeuta – come allora si usava definire i servitori-insegnanti dei CAT – fu un’operatrice sociale di quel comune, Štefica Matić. Zdenko Bakale purtroppo non è più tra noi, ma Štefica Matić lavora ancora oggi nei Club. Nel 1965, quando ormai a Zagabria erano attivi tre CAT, nacque l’Associazione dei CAT della Croazia. Nel corso del 1965 dal Reparto e dal day hospital furono dimessi molti alcolisti, che insieme alle loro famiglie diedero inizio all’attività di un sempre maggior numero di CAT a Zagabria e in altre località della Croazia.
Quello stesso anno fu istituito il primo CAT in una struttura carceraria (il penitenziario di Lepoglava), grazie all’aiuto dello psicologo Mišo Budjanovac, che più tardi divenne direttore dell’Istituto penale. Di nuovo “nel posto giusto e al momento giusto” avevamo incontrato “la persona giusta”. In seguito, nuovi CAT furono istituiti in altre carceri della Croazia e della ex Jugoslavia.
Nel corso dei suoi primi due anni di attività, il Reparto di Alcologia era meta sempre più frequente di gente che proveniva dalle altre repubbliche jugoslave, e in particolar modo dalla Bosnia e Erzegovina.
Sorse pertanto la necessità di istituire dei CAT anche in questa repubblica, e giro di tre anni ne furono fondati tre. In Bosnia e Erzegovina fu istituita un’Associazione dei CAT e, nel 1970, l’Associazione dei CAT della Croazia e della Bosnia e Erzegovina.
Nel Reparto cominciò ad affluire sempre più gente anche dalla regione della Vojvodina (Repubblica di Serbia), e così si chiese al Dispensario di Novi Sad per la cura e la prevenzione dell’alcolismo di informarsi circa l’attività dei CAT e di farsi carico dell’assistenza di queste persone e delle loro famiglie. Si giunse così all’istituzione dei CAT in Serbia (Vojvodina) e dell’Associazione dei CAT della Repubblica di Serbia.
Poiché ormai esistevano Associazioni dei CAT in tre repubbliche, nel 1972 venne istituita l’Associazione dei CAT della Jugoslavia. In seguito, nuovi CAT furono organizzati in Slovenia con il nome di ‘Associazione dei terapeuti per la lotta all’alcolismo’ e successivamente nella Repubblica del Montenegro e in quella di Macedonia.
Oltre allo svolgimento delle riunioni dei CAT nelle singole repubbliche, fu organizzato il primo congresso delle relative Associazioni della Croazia, della Bosnia e Erzegovina e della regione autonoma della Vojvodina. Il convegno si svolse nella cittadina di Karlovac (nei pressi di Zagabria), con il patrocinio del sindaco Josip Boljkovac. I congressi si tenevano volta per volta in una diversa repubblica. Il secondo di essi si tenne a Sarajevo.
Lo svolgimento mensile delle riunioni plenarie in aree diverse, di riunioni più ampie a intervalli regolari e dei grandi congressi comuni contribuì gradualmente a modificare l’atteggiamento della società rispetto ai problemi relativi all’alcol. Nel corso degli anni le iniziali resistenze nei confronti di questa attività scemarono gradualmente anche nelle strutture pubbliche, tanto che alle più importanti riunioni dei CAT erano ormai presenti anche i responsabili delle istituzioni sociali, economiche ecc. Un identico scenario si ripeté nella fase iniziale dell’attività dei CAT in Italia.
Tra le difficoltà presenti nei primi anni di attività dei CAT vi era quella dell’istituzione di questi Club presso le aziende, le fabbriche e istituzioni analoghe. L’ostacolo, che per altro intralciava anche l’operato dei CAT nelle carceri, era costituito dal loro stesso approccio, che chiamava in causa anche le famiglie dei membri. Uno dei primi CAT di questo tipo fu quello della grande Ferriera di Sišak, vicino Zagabria. Anche stavolta, “nel posto giusto e al momento giusto” incontrammo “la persona giusta”: il Reparto di Alcologia accolse in trattamento un ingegnere della Ferriera che era anche professore universitario. Grazie a lui nella Ferriera fu istituito il primo CAT, di cui egli divenne presidente e che, nei primi mesi di attività, ebbe come ‘terapeuti’ Hudolin e l’assistente sociale Ljuba Ulemek. Il CAT della Ferriera venne fondato nel Luglio del 1968. Qualche mese dopo l’impresa assunse una decisione che confermava la presenza, tra le sue migliaia di lavoratori, di fenomeni connessi al consumo delle bevande alcoliche. Il fenomeno aveva proporzioni tali da rendere indispensabile il trattamento nei CAT, e la Ferriera decise di includere nel proprio piano finanziario anche il trattamento degli alcolisti. Più tardi i CAT vennero istituiti anche in altre imprese. Nel 1972 in Croazia erano attivi centotrenta CAT, nel 1981 trecentonovantotto, nel 1984 circa settecento e alla vigilia della Guerra patriottica un migliaio.
Poiché i CAT diventavano sempre più numerosi, si pensò di istituire Associazioni di Club in ogni singola regione del Paese. Nacquero così in Croazia le Associazioni di Zagabria, del Litorale Croato e del Distretto montano (Gorski Kotar), della Slavonia e della Baranja, della Dalmazia, della Lika, del Kordun e della Banija. Oggi queste comunità sono state riorganizzate.
I CAT avevano avviato collaborazioni con molte organizzazioni internazionali che si occupavano dei problemi legati al consumo delle bevande alcoliche. Una di queste era la francese ‘Croix d’or’ (Daniel Crampeau), la cui organizzazione rifletteva in parte quella dei CAT. Una lunga collaborazione fu intrapresa anche con la Clinica per il recupero degli alcolisti ‘Apolinarz’, diretta da Jaroslav Skala. I CAT istituiti da Skala erano spiccatamente terapeutici, rivolti ad una popolazione selezionata, e in più erano collegati con le strutture psichiatriche e accoglievano gli alcolisti a seconda della durata dell’astinenza. Anche la collaborazione con lo IOGT fu particolarmente intensa e consentì ai CAT di contribuire all’organizzazione del Simposio Europeo sul recupero degli Alcolisti tenutosi a Dubrovnik nel 1983, nonché la Conferenza Culturale Internazionale dello IOGT, svoltasi a Zagabria, nel 1988. Una grande collaborazione si è svolta con i Club del Portogallo, e dal 1982 Hudolin è stato suo membro onorario. Un’altra collaborazione interessante è stata avviata con i Club della Spagna (Catalogna): membri di questi Club parteciparono ai Congressi italo-jugoslavi dei Club.
I CAT, per via diretta o attraverso le organizzazioni di psichiatria sociale, attivarono collaborazioni con molte istituzioni, tra cui l’Ospedale Psichiatrico di Gorizia, diretto da Franco Basaglia. Inoltre instaurarono una proficua e lunga collaborazione con il padre della psichiatria sociale, Joshua Bierer, che a Londra aveva istituito day hospital e Club sociali per pazienti sofferenti di disturbi psichici. Significativa fu ancora la collaborazione con William Gray di Boston, che lavorava all’applicazione pratica della Teoria generale dei sistemi, introdotta da L. von Bertalanffy e che insieme a George a Vasso Vassilu dell’Istituto di Antropologia di Atene partecipò a Zagabria ai seminari per l’applicazione della Teoria generale dei sistemi. Questa collaborazione ebbe inizio nel 1975, e Hudolin propose a Nebojša Lazić di occuparsene, cosa che lui fece con notevole successo.
L’attività della lotta all’alcolismo aveva introdotto originariamente il cosiddetto ‘modello ospedaliero’ di trattamento dei soggetti dipendenti. L’alcolismo non era più ritenuto un vizio, bensì una malattia. Negli anni ottanta le strutture sanitarie ufficiali, di fronte alla diffusione di quelle extraospedaliere, non riuscirono più a stare al passo, e gli ospedali cominciarono a essere considerati sempre più non come un male necessario, bensì come una necessità che, alla presenza di certe indicazioni, svolge un determinato ruolo nel trattamento complessivo degli alcolisti.
Purtroppo il processo di diffusione dei servizi extraospedalieri è stato bruscamente interrotto dalla guerra in Croazia, una guerra che fino a ieri ha dato una drammatica impronta alla realtà quotidiana perché ha prodotto sconvolgimenti socio-demografici che hanno avuto serie ripercussioni sul comportamento dei singoli, sulla struttura famigliare e sulla società nel suo complesso. Sui cittadini del Paese gravava la minaccia della perdita dei famigliari, dei parenti e delle proprie case, la minaccia dell’emigrazione, della creazione di nuovi gruppi costituiti da profughi e da sfollati, la minaccia della mobilitazione militare, degli allarmi aerei e via dicendo. L’avvento di questi fenomeni ha creato un terreno fertile per l’insorgenza di nuovi disturbi psichici (come quelli da stress post-traumatico) e per la recrudescenza di disturbi psichici già conosciuti (scompensi di psicosi), favorendo di conseguenza un uso diffuso di vari farmaci psicoattivi (sedativi, ansiolitici) e in primo luogo delle bevande alcoliche. L’ospedale si è così ritrovato al centro di questi avvenimenti come ‘modello organizzato’ per la cura continuativa degli alcolisti. In siffatte circostanze diversi CAT hanno interrotto la loro attività e ciò ha condotto all’attuale medicalizzazione e psichiatrizzazione delle metodologie da essi impiegate. Ad ogni modo, in centri grandi o piccoli come Zagabria, Rijeka, Split, Slatina o Čakovec, l’attività dei CAT non è mai cessata del tutto e prosegue ancora oggi. Resta il fatto che in Croazia, del migliaio di CAT esistenti nell’anteguerra ne sono sopravvissuti circa centoquaranta, che oggi costituiscono il nucleo da cui ricostruire e diffondere una nuova cultura del comportamento, dello stile di vita.

La nascita del primo Club in Italia
G. Pitacco
Nel corso del mese di novembre 1978 ebbi la fortuna ed il pregio di conoscere a Zagabria il prof. Hudolin. Avevo a quell’epoca quarantaquattro anni, felicemente sposato con due figli ed un’attività imprenditoriale nel campo industriale.
Tutto ciò doveva portare ad una vita intensa nel senso più ideale che una persona possa concepire. La realtà non era però questa. Ero completamente ‘fuori fase’. Imputavo questo mio modo di essere alla vita che conducevo: al lavoro, alla vita un po’ movimentata che avevo passato, al desiderio continuo di nuove sensazioni, al fatto di dimostrare sempre il mio io.
Accusavo così vari problemi medici ai quali cercavo di porre rimedio seguendo tutte le possibilità che mi venivano presentate. Tutte queste soluzioni non portavano però ad alcun beneficio ed il mio status certamente non otteneva alcuna miglioria ma al contrario la situazione volgeva al peggio.
Un professionista di Trieste, senza fare alcuna considerazione sulla mia persona, mi suggerì di andare a Zagabria a parlare con un ‘certo professor Hudolin’. Avevo sperimentato un po’ di tutto, e così, assieme a mia moglie Luciana, andammo a Zagabria.
Era il pomeriggio del 24 Novembre 1978 e fummo ricevuti da Hudolin. Fatte le presentazioni, mia moglie ed io cominciammo ad esporre i motivi per i quali avevamo chiesto tale incontro. La nostra esposizione non fu lunga; dopo dieci minuti Hudolin disse: “Lei signor Pitacco è un alcolista”. Dopo un attimo di gelo da parte nostra, mia moglie disse: “Ma Professore, io non ho mai visto mio marito ubriaco”, e il Professore rispose: “Signora, lei non ha mai visto suo marito sobrio”.
Effettivamente, malgrado tutto, posso affermare di non essere mai stato ubriaco nel senso stretto della parola. Dopo un attimo di sbigottimento da parte mia e di mia moglie, chiedemmo a Hudolin un consiglio per la soluzione al mio problema, ed egli propose il mio ricovero nella sua clinica a partire dal giorno seguente.
Il colloquio era finito; io e mia moglie eravamo frastornati ma nello stesso tempo quasi sereni pensando al fatto di conoscere finalmente il problema che da tempo stava influenzando la nostra vita. Si trattava ora di affrontare nel migliore dei modi questo nuovo capitolo della nostra vita. Così pernottammo a Zagabria, fugammo ogni idea di ritornare a Trieste per ripensarci ed eventualmente ritornare, e decidemmo di iniziare questa nuova avventura.
Il mattino dopo, con puntualità militaresca, ci presentammo alla Clinica ‘Mladen Stojanović’, situata in Vinogradska Ulica (Strada della vigna… ironia della sorte). La composizione dell’ospedale era particolare: ogni specialità medica era situata in un edificio a se stante, ed infine trovammo il Reparto di alcologia ed altre dipendenze. Il primo impatto non fu certo dei migliori. Non si presentava certamente come un ‘Hilton’ o come tante cliniche italiane, ma aveva dalla sua la fiducia che noi riponevamo in Hudolin. A me sembrava di aver trovato una persona che mi aveva capito: avevo trovato un ‘medico senza camice’.
Fui accolto quindi, e sbrigate le pratiche di accoglimento salutai mia moglie ed iniziai la mia vita di alcolista in trattamento. Non fu tutto facile: un nuovo ambiente, un nuovo modo di vivere, la difficoltà nel non conoscere la lingua croata, nuove conoscenze, la mancanza di tante abitudini, il fatto di intraprendere una nuova esperienza. Penso però, anzi ne sono certo, che il fattore che più aiutava era il fatto che per tutti noi che ci trovavamo assieme il problema che ci accomunava e che ci univa era lo stesso: l’alcol.
Tutto ciò era contornato dalle ore passate assieme nello svolgimento dei compiti giornalieri: la Clinica infatti era autogestita per le attività ordinarie del Reparto. Diventammo specialisti nella pulizia, nella distribuzione del cibo, nell’accoglimento dei pazienti specialmente nelle ore notturne, nel renderci in pratica responsabili della nostra vita. La giornata passava attraverso lezioni tenute dai docenti, dalle assistenti sociali; nel mio caso la preferita era la signora Slavica Jauk, assistente sociale aiuto del Professore, con la quale riuscivo a dialogare in italiano.
Momento fondamentale era poi la visita ai Club esterni, situati nella città di Zagabria. Grazie a queste visite venivamo a contatto con gli alcolisti anziani; conoscevamo infatti coloro che vantavano un’astinenza di uno, due e più anni e venivano da noi considerati con un vero senso di invidia ed ammirazione.
Passai le feste natalizie dell’anno 1978 a Zagabria, assieme alla mia famiglia ed a tutti gli amici alcolisti, e posso assicurare che eravamo una grande e bella famiglia. E così iniziò il 1979, e grazie al continuo aiuto di Hudolin mi sentivo fiero di me stesso.
Il giorno 23 Gennaio è sicuramente da ricordare. Fu il giorno delle mie dimissioni: di fronte all’assemblea di tutti gli alcolisti in trattamento, con la partecipazione dei famigliari, illustrai il mio periodo di degenza nella Clinica e formulai i miei propositi per il futuro. E qui intervenne Hudolin: potevo essere dimesso a condizioni di frequentare un Club degli alcolisti in trattamento. Frequentare un Club… ma quale Club se in Italia tutto ciò era completamente sconosciuto? Ed anche a tale problema il Professore trovò la soluzione: il mio Club si trovava a Parenzo d’Istria, in Croazia.
Frequentai quindi per un breve periodo il Club di Parenzo, ma, durante una visita di controllo a Zagabria, nella primavera del 1979, Hudolin formulò l’idea di creare un Club a Trieste. La proposta fu accolta con qualche dubbio da parte mia: vedevo in Italia un’altra mentalità; non sapevo come questa iniziativa sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica, come avrebbero reagito i mass media. Ma egli fugò con la sua esperienza e diplomazia anche gli ultimi dubbi, e sorretti dall’entusiasmo di mia moglie Luciana, che posso ben dire è stata la grande forza ed il sostegno in questo difficile momento della mia vita, furono poste le basi per il primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia.
La sede fu ubicata nella nostra casa a Trieste, in via degli Olmi, 19, ed iniziò un periodo meraviglioso e pieno di entusiasmo. Hudolin assieme alla sua signora, Višnja ed i suoi collaboratori, veniva da Zagabria e conduceva la seduta del Club. Eravamo all’inizio quattro alcolisti, un medico e quattro assistenti sociali, e penso che nessun Club abbia mai avuto come servitori uno staff di così alto livello come Hudolin e i suoi collaboratori.
Con l’andar del tempo il Club diveniva sempre più numeroso, soprattutto per la partecipazione di professionisti che venivano ad apprendere la metodologia Hudolin nella lotta all’alcolismo. Quando questo meraviglioso Club cominciò a superare le venti persone, fummo costretti a cercare una nuova sistemazione e ci trasferimmo in una nuova sede che ci permise così di dividere il CAT secondo le direttive del Professore: nacque così il secondo Club.
Come aveva previsto giustamente Hudolin, anche in Italia finalmente per gli alcolisti c’era una via di salvezza, e la possibilità di affrontare i problemi alcolcorrelati. Nel mese di Maggio sul modello dello statuto dei Club creati da Hudolin già da parecchi anni nell’allora Jugoslavia, procedemmo alla regolazione legale e giuridica della nostra attività, e nacque l’Associazione dei Club degli alcolisti in trattamento.
Si arrivò così a Novembre del ‘79 con il primo Corso di sensibilizzazione all’approccio medico-psico-sociale dei problemi alcolcorrelati, che si tenne a Udine. Non saprei veramente come descrivere tutti i progressi e i risultati raggiunti da quel momento. Basti pensare che ad oggi ci sono circa 2400 Club presenti in tutto il territorio nazionale. Non voglio parlare di tutto ciò che è successo in questi ultimi diciott’anni: c’è tutta l’Italia che può dimostrarlo.
Io mi sono limitato a parlare un po’ dell’inizio di questa meravigliosa avventura, un percorso di vita fatto in completa armonia con migliaia di amici alcolisti, di medici, psicologi, psichiatri, sociologi, assistenti sociali e tutti coloro che hanno a cuore i problemi alcolcorrelati.
E’ ancora più grande quindi il dolore per la scomparsa di Hudolin. Un dolore che al contrario di essere accentuato per il gran numero di persone che ha colpito, risulta ancora più grande se si pensa come un uomo solo tanto abbia potuto fare per tante persone.

M. P. Gottardis Da quando venne fondato a Trieste il primo Club degli alcolisti in trattamento nel 1979, è stato fatto un lungo cammino. Un cammino costellato di difficoltà, ma anche pieno di gioia e soddisfazione nel vedere come si evolvevano i Club grazie al processo di cambiamento.
Per quanto i Club abbiano mantenuto le loro caratteristiche peculiari, molto è cambiato nel loro modo di lavorare sia al loro interno, sia sul territorio di cui sono un nodo importante nella rete socio-sanitaria.
Il cambiamento che ha accompagnato la storia dei Club è indissolubilmente legato ai cambiamenti della società di cui sono parte integrante. Lo sviluppo dei Club, sia per quanto riguarda il numero sia la qualità del loro lavoro, non ha potuto non influire sulla comunità di appartenenza.
Essendo questo sviluppo finalizzato soprattutto al conseguimento di una migliore qualità della vita, ad una reciproca comprensione ed accettazione degli altri, è conseguente il fatto che le ripercussioni sulla comunità non possono essere altro che positive.
Un Club che non si apre verso la propria comunità rischia di diventare ‘autoreferenziale’ e di bloccare lo sviluppo e la crescita delle famiglie.
I Club sono organizzati per creare un futuro migliore di noi, per le nostre famiglie, per i nostri discendenti.
Se i Club lavorano per la pace interiore di ognuno di noi, è indubitabile che questa pace verrà trasmessa alle persone che ci sono più vicine e poi si allargherà, a macchia d’olio, a tutta la nostra comunità, portandoci così a riappropriarci del nostro futuro nel terzo millennio veniente.

Lo sviluppo e la situazione odierna dei Club in Croazia
Introduzione
Vi. Hudolin, N. Lazić, Z. Marinić, Lj. Ulemek
Nel Maggio del 1995 i CAT della Croazia hanno celebrato a Zagabria i trent’anni della loro attività. In questa occasione Vladimir Hudolin ha svolto un intervento in cui, tra le altre cose, ha detto: “Lo sviluppo dell’attività nel nostro settore è stato interrotto da una guerra scatenata da una brutale aggressione, che ha portato una serie di difficoltà nel campo della tutela e dello sviluppo della salute mentale e della salute in generale. La tutela e lo sviluppo sanitari non possono esistere senza la pace. Per questo i nostri programmi sanitari, inclusi quelli relativi alla lotta all’alcolismo, alla dipendenza da altre sostanze e ad altri problemi complessi che affliggono la nostra società, devono includere necessariamente anche la lotta a favore della pace. Molti dei nostri CAT sono scomparsi con la guerra e alcuni dei nostri operatori hanno perso la vita per difendere la patria. Le ripercussioni di questa tragedia rendono indispensabile un adeguamento dei programmi della nostra battaglia contro l’alcolismo e contro altri problemi di natura complessa”.
La situazione odierna dei CAT in Croazia, le loro difficoltà, il loro scomparire durante la guerra e il loro stentato ma graduale riemergere all’indomani del conflitto vanno letti alla luce di queste affermazioni.

D. Breitenfeld, V. Golik-Gruber, V. Hitreć, L. Paszko
Durante la guerra patriottica in un terzo del territorio croato occupato, l’attività dei CAT è cessata del tutto, in un terzo (a ridosso della linea del fronte) è proseguita nella misura del 10% e in un terzo (la zona occidentale, lontana dal fronte) ha visto ridursi questi centri di circa il 30%.
Le sofferenze della guerra, l’insicurezza esistenziale, la penalizzante situazione economica, la massa dei profughi e degli sfollati hanno indirizzato l’attenzione della società in un’altra direzione. Assorbiti dal compito di accudire le vittime del conflitto, i servizi sociali hanno smesso di occuparsi dell’alcolismo proprio mentre quegli stessi problemi contribuivano a diffonderlo in modo preoccupante.
Durante la guerra i CAT hanno cercato di mantenere la loro coesione in base al principio territoriale nonché grazie alla significativa collaborazione con la Clinica ‘Sorelle della Carità’ di Zagabria e con gli specialisti dell’Associazione Croata per la Lotta all’Alcolismo e alle altre Dipendenze. Ma la continuità nel lavoro dei CAT è stata garantita soprattutto dai membri dei Club.
Non appena le circostanze lo consentirono, sin dai primi mesi del 1992 è iniziata la graduale ripresa dell’attività dei CAT. Nel 1999 in Croazia ne erano attivi centoquaranta, di cui circa la metà nel comune di Zagabria (1.200.000 abitanti).
Nelle ex zone occupate non è stato ripristinato quasi nessun CAT, perché là sono stati compiuti appena i primi passi verso un funzionamento normale delle strutture sociali.
I CAT attualmente esistenti si associano a livello di comuni o a livello di contee. Il loro obiettivo è l’organizzazione di un’Unione Croata delle Comunità dei CAT delle Contee.

Contea litoraneo-montana
M. Gudelj, M. Stipančić, D. Wölfl
La fondazione dei primi CAT nel Distretto montano (Gorski Kotar) è stata preceduta da una serie di attività organizzate in vari centri di questa regione (conferenze per il personale medico, per gli operatori sociali della Croce Rossa, per i politici, per gli operatori economici, per gli insegnanti). Su iniziativa di Hudolin venne istituito il Comitato Comunale per la Lotta all’Alcolismo. Nel 1965 Hudolin e i suoi collaboratori organizzarono il primo Corso di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati. I primi due CAT di questa contea furono fondati a Ravna Gora da Milan Gudelj nel 1965 e a Delnice nel 1966 da Janko Stipancic. In seguito ne furono allestiti altri in varie imprese e comunità locali.
Nei primi dieci anni di attività questi Club si basavano esclusivamente sul volontario, finché nel 1976 ottennero finanziamenti da parte del Fondo Sociale e del Centro per il Lavoro Sociale.
Il 1976 è l’anno di nascita del Comitato di Coordinamento dei CAT del Distretto montano, che fu tra gli organizzatori della ‘Scuola di Delnice’, in seguito divenuta Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica, con sede a Trieste. Agli inizi della Guerra patriottica l’attività di questi CAT si è ridotta sensibilmente.
Nel Litorale Croato il primo CAT fu istituito a Rijeka nel 1966, assumendo il nome di ‘Centro’, che conserva tutt’oggi. Altri CAT furono istituiti successivamente in altre località di quest’area, che nel 1990 ne contava quaranta, diciannove dei quali hanno poi interrotto la loro attività. A Rijeka vennero istituiti CAT anche presso alcune grandi imprese. In seguito, altri Club furono organizzati in varie località della Regione: 1968: Isola di Rab; 1975: Opatija (tuttora attivo); 1976: Crikvenica (interrotta l’attività nel 1982, l’ha ripresa nel 1997); 1981: Lovran; 1984: Kraljevica, Matulji e Volosko.
Durante la Guerra patriottica molti di questi Club hanno dovuto sospendere la propria attività. Secondo i servitori-insegnanti, i motivi sarebbero i seguenti: la resistenza del servizio sanitario (in particolare psichiatrico) nei confronti del moderno trattamento delle persone con problemi alcolcorrelati, l’insufficiente professionalità degli operatori di questo settore, la riorganizzazione del servizio sanitario, il mancato finanziamento dei CAT (mentre, dall’altra parte, il Fondo sanitario paga la cura di varie complicanze legate al consumo di alcol) e infine i cambiamenti ai vertici delle imprese. I neo istituiti centri per la prevenzione e per la cura ospedaliera curano quasi esclusivamente la tossicodipendenza.

Contea istriana
M. Gudelj, M. Stipančić, D. Wölfl
Il primo CAT (tuttora attivo) viene fondato a Parenzo (Poreć) nel 1975. In seguito altri Club vengono istituiti nelle seguenti località: 1976: Albona (Labin), tuttora attivo; 1977: Rovigno (Rovinji), tuttora attivo; 1979: Umago (Umag), tuttora attivo; 1979: Pisino (Passin), tuttora attivo.

Contea di Sisak e Moslavina
V. Golik-Gruber
Il primo CAT viene istituito a Petrinja nel 1969. Da esso se ne sviluppano altri, inclusi quelli dell’industria della carne ‘Gavrilovic’ e della società di trasporti ‘Slavijatrans’. Nel 1984 a Petrinja operano sei CAT.
Nel 1985 vengono istituiti CAT a Hrvatska Kostajnica e a Glina. Nel 1987 nel territorio della Contea ne sono attivi diciasette. Nel 1989 i CAT celebrano il ventennale della loro attività a Petrinja; ai festeggiamenti partecipano anche i servitori-insegnanti e i membri di Club italiani, perché in quei giorni si svolgeva il V Congresso dei CAT italiani e jugoslavi.
Il primo CAT della Contea di Sisak viene istituito a Sisak nel 1968, presso la grande impresa ‘Ferriera’. Altri Club vengono fondati a Kutina e a Popovača (tuttora attivi).

Contea di Karlovac e Contea di Lika e Senj
N. Paunovic
Il primo CAT viene istituito nel 1967 a Karlovac, presso l’Ambulatorio dei ferrovieri (Nikola Paunovic). Successivamente nei vari quartieri cittadini vengono fondati altri ventidue CAT. I primi operatori di questi Club sono medici di base, e si avvalgono della collaborazione di assistenti sociali, di infermiere e di psicologi.
Durante la guerra patriottica una parte di questi CAT ha interrotto la propria attività e alcuni dei loro servitori-insegnanti sono morti al fronte. Oggi i CAT hanno ripreso il loro lavoro. Nel 1982 Nikola Paunovic ha pubblicato un opuscolo sull’alcolismo distribuito in diecimila copie a tutti i lavoratori dell’Ente delle Ferrovie dello Stato. A Ogulin oggi è attivo un CAT.

Contea di Lika e Senj
E’ attivo un CAT a Gospić.

La situazione odierna dei Club nella Croazia settentrionale e nord-orientale
Ž. Juras, V. Kajzer, M. Turk-Kuči, K. Vujanović-Juras
Contea di Virovitica e della Podravina
A Slatina il primo CAT viene istituito nel 1975 da Marija Turk-Kuči, che attualmente dirige i programmi dei CAT di questa località.
Con l’andar degli anni il numero dei CAT cresce, e alla vigilia della Guerra patriottica Slatina ne conta ben diciannove (undici dei quali ancora attivi). Nel 1996 nasce l’Associazione dei CAT di Slatina, che pubblica il periodico Slap.
Un CAT viene istituito a Virovitica, che è stato aperto nuovamente nel 2000, e uno a Pitomača, nel 1981 (tuttora attivo).

Contea di Pozega e della Slavonia
1970: Požega (fondato nel 1970).
Contea di Slavonski Brod e della Posavina
A Slavonski Brod il primo CAT viene fondato nel 1965. Due anni dopo nascono anche il primo CAT in un’industra e il primo CAT ‘rurale’, nella vicina località di Sibinj.
A Nova Gradiska il primo CAT viene fondato nel 1968 da Jovan Bamburač, coadiuvato dall’assistente sociale Mica Kvakić). Nel 1991 questo Club ha interrotto la propria attività.

Contea di Bjelovar e della Bilogora
Nel 1965 viene fondato a Bjelovar il primo CAT. Nel corso degli anni vengono istituiti undici CAT (tuttora attivi) presso le imprese e le comunità locali. A Daruvar e a Pakrac vengono istituiti rispettivamente due CAT.

Contea del Međimurje
Il primo CAT (il ‘Centar’) nasce nel 1986 a Čakovec. Oggi porta il nome del suo fondatore Mato Golubić. Successivamente vengono istituiti altri Club. Oggi ne sono attivi due.
A Mursko Središce il primo CAT risale 1984, l’ultimo al 1996. A Zupanja sono tuttora attivi i CAT istituiti nell’ultimo decennio (Sveta Marija, Kotoriba, Prelog e Donja Dubrava).
Nel 1995 nasce l’associazione dei CAT della Contea di Međimurje.

Contea di Koprivnica e di Krizevci
Nella città di Koprivnica, il primo CAT viene istituito nel 1970. Nel 1979, nel 1980 e nel 1987 ne vengono fondati degli altri (otto fino al 1994). A Križevci, il primo CAT viene fondato nel 1979. Nel 1979 viene istituito il primo CAT a Ðurđevac.

Contea di Vukovar e dello Srijem
La contea maggiormente colpita nel corso della Guerra patriottica, dal punto di vista delle perdite umane e dei danni materiali, è stata reintegrata nel sistema della Repubblica di Croazia solo nel 1997.
Il primo CAT a Vinkovci viene istituito nel 1968 da Ivan Matijević. Nel corso degli anni nasce una densa rete territoriale di CAT. Nel 1985 i CAT delle imprese e delle comunità locali sono ventotto e si occupano di ricerca scientifica e producono alcune pubblicazioni. Eccellente la loro collaborazione con gli omologhi Club italiani, in particolar modo tra il CAT dei ferrovieri di Vinkovci e quello di Udine.
Fino al 1991, anno dell’inizio della Guerra patriottica, operano nel comune di Vukovar diversi CAT nelle imprese e nelle comunità locali (Vukovar, Borovo, Ilok). Durante la guerra molti dei loro servitori-insegnanti muoiono al fronte, e la maggior parte di questi Club viene distrutta insieme alle loro strutture e alla loro documentazione.

Contea di Osijek e della Baranja
Questa contea, e in particolar modo l’area della Baranja, è stata duramente colpita dalla guerra.
A Osijek il primo CAT viene istituito nel 1966 da Atif Maglajlić. Nel 1990 i Club sono in tutto diciannove (nelle comunità locali e nelle imprese). Oggi ne sono attivi solo due.
A Đakovo il primo CAT (tuttora attivo) viene istituito nel 1966 da Nikola Lazarov. Nell’area del comune di Đakovo era presente anche un CAT ‘rurale’ in cui operava il professore di teologia Ivan Zirdum.
Il primo CAT (tuttora attivo) a Donji Miholjac viene fondato nel 1980. In questo comune è attivo anche il CAT ‘rurale’ di Podravski Podgajci, istituito nel 1971. Uno dei suoi servitori-insegnanti, fino alla sua prematura scomparsa, era il parroco Rafael Brnic.
Nel 1970 viene istituito il primo CAT a Našice.
A Ðurđenovac il primo CAT nasce nel 1973 e cessa l’attività all’inizio della guerra, mentre a Valpovo oggi è attivo un CAT.
Nel territorio della Baranjia erano attivi CAT a Beli Manastir, Darda e Knezevi Vinogradi.

Contea di Spalato (Split) e della Dalmazia
J. Botteri
In Dalmazia i CAT vengono istituiti assai presto, subito dopo quelli di Zagabria. Il primo nasce a Spalato nel 1966. Fino al 1990 il numero dei Club subisce un costante incremento (nove nel 1979, trentatré nel 1983, quarantaquattro nel 1986, quarantacinque nel 1987 e cinquantuno alla vigilia della Guerra patriottica). Durante la guerra il numero dei CAT si è ridotto drasticamente. Oggi ne sono attivi solo tre, in cui lavorano i primi operatori di questa regione (Josip Botteri e Mate Smolčić).
A Makarska oggi è attivo un CAT, uno a Imotski, uno a Metkovic e uno a Trogir.

Contea di Zara (Zadar) e di Knin
S. Padelin
Il primo CAT viene fondato a Zara nel 1968 da Sergije Padelin. All’inizio del 1970 ne nascono altri presso varie imprese, e a partire dal 1974 vengono istituiti nuovi Club nelle località limitrofe di Benkovac e di Obrovac. Il primo CAT di Biograd na Moru viene istituito nel 1978 (Vullelija) per poi coprire l’area dell’intero comune. Sia il CAT di Zara sia quello di Biograd na Moru tuttora attivi.

Contea di Sebenico
Sebenico e Sinj contano rispettivamente un CAT.

Contea di Dubrovnik e del Neretva
A. Marković
Il primo CAT (tuttora attivo) a Dubrovnik viene istituito nel 1972 da Ante Marković. Esso contribuisce alla fondazione del CAT dell’impresa ‘Razvitak’ di Metković (1975).
A Ploče è attivo un CAT.

Contea di Krapina e dello Zagorje
N. Husedjinović
A Zabok, il primo CAT viene fondato nel 1968 da Karlo Šmit. Oggi sono attivi due CAT. A Krapina. il primo CAT (tuttora attivo) viene istituito nel 1981.

Contea di Zagabria
Nel 1964 i CAT iniziano la loro attività a Zagabria nel distretto di Maksimir. Successivamente il numero dei Club aumenta fino ai trecento della vigilia della Guerra patriottica. Quest’ultima ha concorso, insieme ad altre circostanze, a ridurre a circa un quarto il loro numero. Oggi settanta CAT sono presenti nei vari distretti della capitale croata (Centar, Crnomerec, Dubrava, Medvešćak, Maksimir, Pešcenica, Sesvete, Susedgrad, Trnje, Velika Gorica, Samobor, Zaprešić e Jastrebarsko, Treśnjevka, Vukomerec, Zagreb Zapad, Novi Zagreb).
A Zagabria sono presenti Club nelle due aziende ‘Posta’ e ‘Tram elettrico’.
L’Associazione dei Club degli alcolisti in trattamento di Zagabria è nata nel 1970 e ha più volte cambiato nome.
Durante la Guerra patriottica i CAT, per mantenere la loro coesione, hanno cercato sempre di più il sostegno dell’istituzione da cui dipendevano (il Reparto degli alcolisti della Clinica ‘Sorelle della Carità’) e che è in essi presente ancora oggi. In tal modo l’attività dei CAT di Zagabria è stata notevolmente medicalizzata e psichiatrizzata, com’è evidente dalla loro metodologia e dalla terminologia da essi impiegata, che invece i CAT dell’Italia e di altri paesi d’Europa, dell’America del Sud ecc. hanno ormai abbandonato.
Nel territorio della contea di Zagabria sono inoltre attivi i CAT di Vrbovec e di Ivanić Grad.

L’avvio dei programmi territoriali nella regione Friuli-Venezia Giulia dal 1979
Introduzione
L. Floramo
La conoscenza del passato ci dà coscienza del presente nei suoi problemi e nelle sue prospettive, e misura meglio, anche in senso critico, la crescita dei Club, per qualità e quantità in Italia e nel mondo nel corso di questi vent’anni.
Hudolin si è incontrato in Italia, e precisamente a Udine, almeno per quanto ricordo, nel 1964 e nel 1969 con Massignan e Petiziol, allora direttori del Manicomio Provinciale di Udine, raccogliendo, pur nella stima indiscussa, un interesse che di fatto si traduceva in una curiosità scientifica non estranea a sentimenti di amicizia. Ma tutto sembrava fermarsi a questo.
Nel 1976 una ricerca accertava che nei manicomi della regione Friuli-Venezia Giulia erano ospiti circa 4.700 persone, e la gran parte di queste viveva il disagio e le conseguenze di problemi alcolcorrelati e complessi irrisolti.
A quel tempo, il fenomeno ‘alcolismo’ era visto dalle istituzioni in modo astratto: non si riusciva a percepirlo nella concretezza della vita dell’alcolista, ma viveva degli stereotipi e dei pregiudizi legati o alla malattia o al vizio. Anche nelle degenze nell’ospedale di Udine, dove ero presidente, la realtà non era diversa, e si coglieva la frustrazione dei medici per i ricoveri ripetuti e senza risultati positivi con gli alcolisti e il fastidio dei parenti e delle famiglie per l’alcolista, presenza ingombrante. Si coglieva la sofferenza dell’alcolista stesso che viveva, molte volte a sua insaputa, un presente senza futuro nella progressiva perdita della sua identità e capacità di relazione con se stesso, con gli altri e con l’ambiente, da cui o veniva escluso o si escludeva.
In questa realtà, per alcuni versi in una inconsapevole, anche se desiderata attesa del ‘nuovo’, la sofferenza delle persone e delle famiglie stimola la volontà di cambiare, senza ancora individuare con consapevolezza responsabile una scelta di fondo.
Nel 1979 nacque il primo Club a Trieste; Hudolin venne a Udine, e con il primo Club in Castellerio il metodo Hudolin moltiplicò il numero dei Club in Friuli-Venezia Giulia ed in Italia. La scelta di fondo si traduceva in un’azione concreta e irreversibile, non senza reazioni che andavano dallo scetticismo all’attenzione critica, alla partecipazione generosa di molti. La prova è data dalla prima ‘Settimana di sensibilizzazione al trattamento medico-psico-sociale degli alcolisti’, condotto da Hudolin dal 16 al 20 ottobre 1979 con oltre ottanta iscritti, provenienti da tutta la Regione.
Allora ero presidente dell’Ospedale Civile di Udine, e fu una fortuna trovare per i problemi alcolcorrelati la carta vincente del metodo Hudolin nella persona di Renzo Buttolo, primario del Reparto Lungodegenti e nella collaborazione di Zanuttini, direttore sanitario, e di tutta l’Amministrazione, di concerto con infermieri sensibili, e, nel tempo, di medici appassionati, che, con i loro contributi e le testimonianze delle famiglie, avrebbero arricchito il metodo, perché si opera in un sistema aperto al cambiamento.

L’esperienza udinese
G. Lezzi
Nel Novembre del 1979, dopo un Corso di sensibilizzazione, tenuto da Vladimir Hudolin, il primario del Reparto Lungodegenti di Udine, Renzo Buttolo, e i suoi collaboratori iniziarono un nuovo tipo di intervento nei riguardi delle persone che soffrivano di problemi alcolcorrelati.
La nuova proposta di intervento nacque dall’interno dell’Ospedale, perché in quel periodo c’era bisogno che l’alcolismo venisse vissuto come malattia, in quanto in tal modo veniva più facilmente accettato sia da parte degli operatori professionali, sia da parte dell’alcolista stesso, il quale così poteva usufruire dei benefici della protezione della salute pubblica.
Questo tipo di programma ospedaliero trovava la sua continuità territoriale con la nascita dei Club, che si svilupparono con sufficiente rapidità nell’ambito dell’USL Udinese. I primi Club nacquero nelle parrocchie, che offrivano sedi dove si potevano svolgere le riunioni.
Compito del Club, in simile contesto, era quello di salvaguardare l’astinenza, prevenire le ricadute, riarmonizzare le relazioni famigliari, mirare alla riabilitazione fisica e comportamentale, sviluppando quello che era il concetto preminente di protezione della salute attraverso la prevenzione secondaria e terziaria.
Nel 1981 nacque l’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento (ACAT), che garantiva il riconoscimento legale ai Club, proponeva programmi e si preoccupava della formazione degli operatori. Il rapporto tra ACAT e l’Unità Alcologica Ospedaliera è sempre stato caratterizzato dalla massima collaborazione, dal reciproco rispetto delle competenze e dello sviluppo dei programmi.
Nel 1985 al Congresso Italo-Jugoslavo dei CAT dell’Italia e della Jugoslavia, di Abbazia, Hudolin rivisitò il concetto di alcolismo come malattia e lo propose come ‘stile di vita’. Ci fu un momento di sconcerto generale, perché venivano demolite parti fondamentali dell’impalcatura su cui era fondato tutto il lavoro precedente.
Poiché l’alcolismo – qualcuno pensava – a parte le complicazioni, non è malattia, neppure il trattamento degli alcolisti può essere considerato una terapia in senso classico, quindi non avrebbero dovuto esistere né curanti, né curati con conseguente crisi sia per gli operatori professionali che si sentivano sminuiti nella qualifica e nel potere, sia per gli alcolisti che senza l’etichetta della malattia, pensavano di avere perso una barriera protettiva contro l’atteggiamento moralistico e a volte punitivo della società.
Con tali premesse il Club non doveva essere il luogo dove si stava svolgendo la riabilitazione globale dell’alcolista e della sua famiglia, ma questa doveva essere concretizzata nella realtà sociale. Il ripristino funzionale proprio e famigliare, la riacquisizione intellettiva, il riordino critico, le riscoperte emozionali e comportamentali, la giusta e ambita ricollocazione esistenziale e sociale dovevano essere valutate non solo attraverso la validità delle interazioni all’interno del Club, ma soprattutto in base alle qualità evidenziate nelle relazioni interpersonali e ai risultati ottenuti nel mondo lavorativo e nelle attività comunitarie.
Il Club, uscito dai limiti ormai ristretti in cui lo si era ormai confinato, non rappresentava più una microsocietà, ma piuttosto una parte della realtà locale e, possibilmente, anche dell’organizzazione del lavoro; non doveva apparire ed essere visto come ospedale psichiatrico aperto, dove si stava ancor più alienando ed estraniando l’alcolista, ma piuttosto come possibilità per il territorio di risolvere in loco i problemi comportamentali legati alla dipendenza alcolica, e veder nascere e molte volte anche realizzarsi, seppur in maniera non ottimale, quelli che sono i presupposti educativi della prevenzione primaria, secondaria e terziaria proposti dall’O.M.S.
E’ fuori dubbio che con questi obiettivi il Club assumeva dei connotati più nobili, più gratificanti, in quanto sposandosi con la comunità locale contribuiva alla protezione ed alla promozione della salute, al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.
Questo è l’inizio della storia; come è proseguita tutti lo conoscono.

Dal Club alle Associazioni dei Club
R. Bernardinis
Eravamo alla fine di Settembre del 1979, e da circa due anni e mezzo conoscevo Renzo Buttolo con il quale avevo fatto amicizia nel mese di Maggio 1976, dopo un ricovero urgente in pneumologia dovuto ad una lobite polmonare causata dall’assunzione di alcolici.
Un pomeriggio, come tanti di quel mese di Settembre, mi giunse una telefonata da parte di Renzo Buttolo che mi chiedeva se ero libero da impegni e, alla mia risposta affermativa, mi chiese se potevo partecipare a delle riunioni pomeridiane presso il suo reparto, durante le quali mi avrebbe presentato ad un professore suo amico ed eminente alcologo.
Ricordo benissimo la prima reazione del Professore nei confronti di Buttolo al quale si rivolse con queste parole: “Ma lei, caro Buttolo, mi sta presentando un caso irrisolvibile; quanto pensa possa vivere Renato?”. Non diedi peso a quella ‘sentenza’ e rientrai a casa, non prima di essere passato per il bar a bere qualcosa di forte.
Passati due mesi da quella data, mi giunse un’altra telefonata molto strana dall’infermiera Francesca Schiffo che mi disse che Buttolo voleva parlare con me. Buttolo mi chiese testualmente: “Renato, lei che non ha niente da fare, che ne direbbe di passare alcuni giorni di ferie presso il mio reparto?”. Anche se confuso e disorientato, accettai l’invito con mille riserve di andarmene qualora il ricovero ‘mi fosse andato stretto’.
Fu così che il 27 novembre 1979 mi presentai nello studio del Primario del Reparto lungodegenti e, raccontare quelle interminabili sei ore di colloquio con Buttolo sarebbe molto doloroso e straziante per me. Venni ricoverato lo stesso giorno.
Il 22 Gennaio 1980 venne fondato il Club numero 1, denominato ‘Punto d’incontro’ scelto da un elenco di dodici nomi. Questo fu la pietra miliare per i programmi della provincia di Udine.
Come primo statuto, adottammo quello fornitoci da Giovanni Pitacco che aveva fatto il trattamento a Zagabria e aveva fondato il primo Club in Italia, dove si riunivano assieme altre persone che con lui avevano frequentato l’allora Clinica ‘Mladen Stojanović’ di Zagabria.
Da quella lontana data, i programmi alcologici introdotti da Vladimir Hudolin hanno avuto in Italia uno sviluppo immediato, poiché per la prima volta il problema veniva affrontato in modo diverso, ossia con più umanità. Infatti, una delle cose che mi sono rimaste più impresse è stata l’affabilità del dialogo che veniva proposta nei nostri incontri e l’umile ed umana condivisione delle nostre difficoltà.
Ricorderò ora alcune delle date più salienti per la storia dei Club in Italia, a partire dalla fondazione della prima ACAT a Trieste, il 1° Novembre 1979, la prima ARCAT, il 29 Ottobre 1982 a Castellerio e l’AICAT, il 30 Aprile 1989 a San Daniele del Friuli.
Durante il decennio 1979-‘89 si sono svolti numerosi Congressi e Convegni, sia a livello regionale come pure a livello nazionale e internazionale fra i quali i più significativi sono: Agosto 1981, a Udine, presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico, il Convegno internazionale dal titolo ‘Esperienze a confronto’; nel 1984 il Corso di sensibilizzazione presso il Policlinico ‘Gemelli’ di Roma, organizzato dal Ministero della Sanità, l’Università La Cattolica e l’Università di Zagabria; a Opatija, nel Settembre 1985, il 1° Congresso Italo-Jugoslavo dei Club degli Alcolisti in Trattamento; nel Settembre 1986 a Udine, il 2° Congresso e nel 1987 a Zagabria il 3°; mentre nel 1988 si tenne a Treviso (San Biagio di Callalta), il 4° Congresso; nel 1989 si svolse il 5° Congresso a Zagabria. Fino ad arrivare al 2000, con il Congresso di Torino.
Da quel lontano 1979 questo è, più o meno, il percorso cui l’AICAT sta ora cercando di dare la propria continuità nell’approccio ecologico-sociale. Ora i programmi secondo il Metodo Hudolin si stanno diffondendo in altre realtà di altri Stati interessati. Sta ora in noi portare avanti questi programmi, nel rispetto dell’ultima raccomandazione fatta dal Professore a Grado in occasione del Congresso nazionale del 1996: “Vi prego di continuare”, quasi presagio della sua prossima dipartita.

La diffusione dei programmi nell’Alto Friuli
G. Canzian
Ero giovane io ed era giovane l’alcologia in Friuli quando, vent’anni fa, iniziai a lavorare nei programmi alcologici. Ma questa era in quegli anni l’esperienza un po’ di tutti noi, giovani professionisti sociali o sanitari, cui era stata offerta un’opportunità preziosa: far parte di un movimento nascente, parteciparne alla costruzione e alla diffusione (nei primi anni rapidissima), delinearne le modalità e gli obiettivi (anche se il timone della nave lo teneva, con periodiche ‘sferzate metodologiche’, Vladimir Hudolin). Un’esperienza che ha creato forti legami fra di noi e con le prime famiglie trattate, e che a tutti ha lasciato il ricordo di una stagione intensa e per certi aspetti irripetibile.
La mia esperienza inizia a Trieste nel 1990, all’interno della Clinica psichiatrica. In Clinica (da sempre luogo di ricovero di molti alcolisti), con i degenti ed i loro famigliari era stato da poco avviato un trattamento di gruppo, che durava circa un mese, e che fra momenti didattici e di comunità preparava le famiglie all’inserimento nei Club.
Nel 1982 nacque l’esperienza della nuova Sezione alcologica del I° Lungodegenti a Trieste, un’ala della quale viene dedicata al trattamento degli alcolisti, creando quindi, a somiglianza dell’alcologia di Castellerio (Udine) una vera e propria ‘comunità’, con attività che coprono l’intera giornata (a differenza della Clinica psichiatrica, dove l’attività alcologica era un ‘di più’ all’interno delle altre attività).
Dei primi anni di quest’esperienza rammento la vitalità ed il calore dell’Associazione, l’entusiasmo e l’allegria del gruppo degli operatori (in gran parte giovani studenti della Scuola di Servizio Sociale e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria), l’intensità emotiva delle assemblee mensili dell’ACAT, dove sempre era centrale anche il momento della festa.
Nell’ ‘85, giunto a Gemona, ebbi l’occasione di partecipare ad un altro inizio, quello del Servizio di alcologia, nato l’anno prima come ambulatorio alcologico, ma che solo a metà del 1985 avrebbe avviato l’esperienza della comunità multifamigliare, esperienza che non si è poi più interrotta.
A differenza di Trieste (e di Udine), qui l’ACAT era nata molto prima del Servizio, con le famiglie trattate a Castellerio, e nel 1985 era già forte e strutturata. Al contrario dell’ACAT Triestina da cui provenivo, non ha mai avuto importanti conflitti al suo interno, né vi sono mai state difficoltà fra ACAT e Servizio; anzi, il rapporto con questo è sempre stato così stretto e fiducioso da rallentare forse lo sviluppo di una più forte autonomia dell’Associazione.
Nel 1993, in seguito alla fusione dei Servizi alcologici di Gemona e di Tolmezzo nel nuovo Ser.T. dell’ ‘Alto Friuli’, incontrai l’esperienza dell’ACAT ‘Carnica’. Dopo un’iniziale fase di difficoltà, le esperienze alcologiche dei due territori, anche grazie al contributo di Hudolin nel 1994, si sono integrate fino a costituire, nel 1997, il nuovo Centro alcologico territoriale ‘Alto Friuli’, nel quale le due ACAT ed il Ser.T. progettano e costruiscono assieme programmi e attività. Il Centro recupera, in un certo senso, i pezzi della storia passata, in quanto le due ACAT sono nate dalla precedente Associazione che riuniva i primi Club di entrambi i territori.
Anche l’incontro con l’ACAT ‘Carnica’ è stata una nuova, diversa ed intensa esperienza; un’ACAT che rispecchia la gente di montagna che ne fa parte, e quindi combattiva e indipendente, fortemente radicata nel territorio, dove i confronti sono talora aspri ma dove sempre molto forti sono l’impegno, l’appartenenza e la solidarietà, e dove la fiducia allo ‘straniero’ (chiunque, come me, non sia della Carnia) viene concessa con molta prudenza, ma una volta concessa diventa legame forte, aperto e duraturo.
Cosa sottolineare di questa lunga esperienza che mi ha portato a vivere realtà tanto diverse? Cosa è cambiato, e cosa è rimasto eguale in questi anni? Quello che sento in fondo eguale è il cuore dell’esperienza, ovvero il lavoro e le emozioni che fanno la vita dei Club. Certo la terminologia si è trasformata, sono stati introdotti concetti prima impensati (come la spiritualità e la trascendenza) e ne sono stati tolti altri (come il concetto di ‘malattia’), allora centrali. La famiglia ha una centralità teorica che all’inizio non aveva. I servitori-insegnanti non sono più, se non di rado, dei professionisti. Ma le emozioni che si provano nei Club o nella comunità multifamigliare sono ancora quelli che ho incontrato nel 1980 e che hanno fatto forte e viva questa esperienza.
All’epoca, il Corso di sensibilizzazione (del quale si parla nel capitolo dedicato ai programmi di formazione e aggiornamento) era denominato in questo modo.

Lo sviluppo e la situazione odierna dei Club in Italia
Introduzione
E. Palmesino, M. Sforzina
Dopo la nascita del primo Club a Trieste, nel 1979, e il primo Corso di sensibilizzazione di Udine, nell’arco di pochi mesi i CAT si sono diffusi in Friuli-Venezia Giulia con una velocità sorprendente. Poi, grazie ai contatti con professionisti e volontari del Veneto, il metodo Hudolin è stato importato anche in questa regione confinante.
Per qualche tempo, il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto sono state due regioni-guida alle quali facevano riferimento sia famiglie con problemi alcolcorrelati, sia operatori professionali e non.
Ma già all’inizio degli anni ottanta in quasi tutte le regioni del Nord Italia esistevano Club, e nel 1990 fu completata la rete su tutto il territorio nazionale. Oggi si contano circa 2.400 CAT, diffusi in ogni zona, cosicché ogni famiglia – come diceva Hudolin – ha a disposizione una ‘porta aperta’ attraverso la quale poter accedere facilmente per affrontare le proprie sofferenze.
Il quadro che viene presentato nei resoconti che seguono rispecchia in modo abbastanza fedele le diversità che formano l’unità dell’Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento, che, come tutte le unioni, è la somma di tante diversità.
E queste diversità, non ce lo possiamo nascondere, hanno portato a molte difficoltà nel tenere unito il sistema, soprattutto nel tenere unita ed omogenea la metodologia.
Questo oneroso compito di tenere le fila del sistema ben unite se lo è assunto, negli anni, Vladimir Hudolin, che con la preziosa collaborazione della moglie Višnja, ha viaggiato per l’Italia in lungo ed in largo, al punto da diventare un fine conoscitore della nostra nazione e di tanti dei suoi angoli, anche i più remoti. Da questo punto di vista, Hudolin era forse più italiano di tanti italiani. Durante i suoi viaggi, per condurre i Corsi di sensibilizzazione, i Corsi monotematici, i Congressi, aveva parole di incoraggiamento e di sprone per tutti, era una molla ed un collante allo stesso tempo.
Con la sua scomparsa, alla fine del 1996, l’Associazione è stata scossa, non solo dal dolore per la scomparsa del Padre della metodologia, ma anche dal timore che il sistema si potesse scollare. Ma a tre anni e mezzo dalla sua scomparsa, forse si può cominciare a dire che la rete, da lui creata, covata, cresciuta, nutrita, sorretta, è ormai abbastanza robusta, e non sembra si possa scollare tanto facilmente.
Il sistema ecologico sociale è cresciuto al punto che sembra davvero possa vivere in modo autonomo, tante sono le individualità, i contributi personali ed associativi, anche di grande livello, tanto è il coinvolgimento delle famiglie dei Club (al Congresso di Foggia del 1999 sono state contate ad un certo punto 1.300 persone in sala!).
La forza dei Club degli alcolisti in trattamento in Italia è ormai consolidata, al punto che l’Associazione deve porsi adesso traguardi più avanzati, e fra gli altri, quello di diventare il capofila per lo sviluppo dei programmi all’estero, e quello di diventare un interlocutore credibile e riconosciuto dalle istituzioni, per una seria politica di prevenzione primaria.

Abruzzo
A. Di Salvatore
La storia dei Club degli alcolisti in trattamento in Abruzzo inizia nel Giugno del 1985, subito dopo il Corso di sensibilizzazione diretto da Hudolin presso l’Università Cattolica di Roma.
Un medico e una famiglia continuarono ad incontrarsi per alcuni mesi presso un ambulatorio di un paesino sperduto, fra lo scetticismo e l’isolamento (è stato il primo Club del Centro-Sud).
All’inizio della storia risultarono davvero utili la partecipazione al primo Congresso Italo-Jugoslavo dei Club, nel 1985, i contatti frequenti con gli amici del Friuli, e gli innumerevoli spostamenti in giro per l’Italia, dietro a Hudolin. Pian piano, alla prima famiglia se ne aggiunsero altre e il Club fu trapiantato ad Avezzano, la cittadina dalla quale hanno poi mosso i primi passi anche gli altri Club.
I Corsi di sensibilizzazione del 1989, del ‘91, del ‘95 e del ‘97 hanno contribuito alla crescita del numero delle famiglie e dei Club.
I Servizi pubblici per le Tossicodipendenze e i Servizi di Alcologia hanno ‘contaminato’ le attività proprie dei Club, portando progressivamente ad una parziale medicalizzazione e professionalizzazione dei programmi ecologici. Negli ultimi tempi si è sviluppata una consapevolezza di questi pericoli e si è arrivati ad ‘uscire’ dal Ser.T. per ritornare nella comunità. Tuttavia non siamo ancora riusciti a creare un vero Centro alcologico territoriale funzionale.
Le Scuole alcologiche territoriali hanno conosciuto uno sviluppo florido soprattutto negli anni ‘93-’97. Molte comunità sono state coinvolte e la cultura dei Club è potuta entrare nelle case. Il lavoro continua.

Alto Adige
F. Vittur
L’APCAT-AKVS è nata nel 1988 come risposta ai bisogni emersi sul territorio dell’Alta Val Badia nel campo dei problemi alcolcorrelati. Allora nella Val Badia non c’erano strutture né possibilità di seguire le persone che si sottoponevano a trattamenti per i problemi alcolcorrelati. Per diversi mesi nell’inverno di quell’anno alcune persone interessate, su iniziativa del Consiglio Parrocchiale di La Villa, si recarono nella vicina Pieve di Livinallongo per prendere parte, assieme agli amici ladini di Fodom, agli incontri settimanali che in quella parrocchia si svolgevano da alcuni anni per aiutare le persone che volevano uscire dall’alcol. Dopo un po’ di tempo, sempre per iniziativa del Consiglio Parrocchiale di La Villa, del parroco don Franz Sottara e soprattutto di Costante Valentini, venne istituito il primo Club degli alcolisti in trattamento. Ebbe sede nella casa canonica di La Villa e cominciò a funzionare con sempre maggiore regolarità una volta alla settimana. In pochi mesi il CAT arrivò a una decina di membri.
Il coordinamento degli incontri venne assunto da Costante Valentini, che nel frattempo si era interessato alla problematica, aiutato soprattutto da don Elio Del Favero, allora parroco di Selva di Cadore, che seguì e coordinò l’attività del primo Club per diversi anni.
Attualmente i Club funzionanti sono sedici. Sono interetnici e accolgono persone provenienti dai gruppi ladino, tedesco e italiano. I Club, che sono presenti soprattutto sul territorio di competenza dell’Unità Sanitaria Est, operano in Val Badia, in Val Pusteria e nella Valle Aurina.
Da parte dell’Associazione sono stati svolti finora due Corsi di sensibilizzazione: uno a La Villa nel 1990 e uno a Bressanone, presso l’Accademia Cusanus, nell’autunno del 1994, diretti da Vladimir Hudolin.
In media ogni Club è composto da una decina di famiglie. I locali per gli incontri sono stati finora messi a disposizione dei Club gratuitamente da parte dei Comuni e di varie istituzioni. Anche per l’arredamento, il riscaldamento e la luce non vi sono spese in quanto queste vengono sostenute dalle istituzioni che ci ospitano.
Ottimi sono i rapporti con il servizio medico sociale dell’Unità Sanitaria di Brunico e in modo particolare con Von Sölder, che è la responsabile del servizio.
Il risultato migliore raggiunto dall’Associazione è stato quello dell’espansione territoriale dei Club, che da uno nel 1987 sono passati a sedici alla fine del 1995. Altro risultato consequenziale è stato quello dell’aumento del numero delle famiglie.

Basilicata
B. Donvito
Il primo Club in Basilicata è nato a Potenza nel 1989, successivamente a Policoro, nel 1993. Il primo Club a Matera è stato aperto nell’Aprile del ’95.
Nel Dicembre del 1996 si è costituita l’ACAT Matera che comprende i quattro Club di questa città e inoltre i CAT di Bernalda, Ferrandina. Grottole e Montescaglioso.
In questa regione si sono svolti, nel 1996, ’97 e ’98 Corsi di sensibilizzazione a Matera, Policoro e Acerenza. Nel Maggio del ’99 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra l’ASL n. 4 di Matera e l’ACAT.
Da circa due anni sono stati organizzati diversi cicli di Scuola alcologica territoriale di terzo modulo.

Calabria
F. Montesano, D. Pelaia
La storia dei Club degli alcolisti in trattamento in Calabria inizia nell’anno 1987, quando una psicologa, Maria Furriolo, dopo aver partecipato ad un Corso di sensibilizzazione nel 1985 a Roma con Hudolin, avviò a Chiaravalle (CZ), presso il Reparto di Medicina Generale del locale ospedale, il primo CAT della Regione. Nello stesso anno sensibilizzò, a Catanzaro, il primario della I° Divisione di Medicina Generale di quell’ospedale, G. Zimatore, ed un medico dello stesso reparto, Franco Montesano. Nel Maggio 1987 nasceva così, anche a Catanzaro, nell’ospedale così come a Chiaravalle, un altro Club degli alcolisti in trattamento. In seguito sono sorti altri Club nella stessa zona.
L’entusiasmo derivato dai risultati ottenuti con la nascita dei primi Club permise, il 7 Giugno 1988, la costituzione dell’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento (ARCAT) della Calabria: soci fondatori erano professionisti, alcolisti e loro famigliari. Tutti i CAT si tenevano in ospedale. Nel 1990 cominciò la ‘deospedalizzazione’ dei Club e la loro sistematica attivazione nel territorio, in sedi proprie ed autonome, indipendenti dai reparti ospedalieri, pur continuando il rapporto di reciproca collaborazione. Nello stesso tempo, attorno agli anni 1991-’93, cresceva l’interesse di altri professionisti verso questa esperienza e, conseguentemente, si ampliava il numero dei Club e delle loro sedi.
Negli anni seguenti, sono stati organizzati due Corsi di sensibilizzazione, a Catanzaro e Montepaone, grazie ai quali sono state regolarizzate le posizioni di quanti avevano iniziato per entusiasmo, ma senza formazione, e sono stati formati altri operatori, oggi servitori. Parimenti è ulteriormente aumentato il numero dei Club che, nel 1994 erano diciotto.
Ad oggi sono funzionanti trentun Club, dislocati in tutta la Calabria, ma soprattutto nella provincia di Catanzaro. Ora sono attivi trentacinque servitori-insegnanti su sessantatré che hanno preso parte al programma, lavorando nei Club. Sono state inoltre attivate sia a Catanzaro sia a Soverato le Scuole alcologiche di 1°, 2° e 3° modulo.
E’ stata istituita l’ACAT Medio-Ionica a Noverato (CZ) e l’ACAT a Catanzaro e Rogliano di Cosenza.
Tra le iniziative più importanti va ricordato l’avvio, nel 2000, della Scuola meridionale di perfezionamento in alcologia (300 ore).

Campania
A. Baselice
Il primo Club degli alcolisti in trattamento fu attivato a Salerno il 1° Dicembre 1989 grazie alla disponibilità di due famiglie, delle quali una proveniente da un periodo di permanenza presso la Sezione di alcologia di Castellerio (UD).
Il Club che venne denominato e tuttora si chiama ‘La Speranza’, si riunisce ogni giovedì presso una saletta della Parrocchia di San Domenico, nel centro storico di Salerno, messa a disposizione del parroco dell’epoca, don Enzo Quaglia.
Il primo servitore-insegnante di allora fu Nello Baselice, che, dopo un anno, iniziò a lavorare in un altro Club. Inizialmente le famiglie che cominciarono a frequentare il Club provenivano prevalentemente dalla provincia e anche dalla vicina Basilicata, percorrendo molte centinaia di chilometri ogni settimana.
Da parte delle poche famiglie di Salerno città che prendevano contatti con i Club, si coglieva un palpabile segno di diffidenza, scetticismo che si sommavano agli ormai consolidati sentimenti di sfiducia, vergogna e impotenza che albergano in esse. Tale atteggiamento non ostacolò peraltro la grande carica di entusiasmo e determinazione dei membri dei Club che cominciarono a verificare come la formula semplice, ma incredibilmente efficace, del CAT dava i suoi bravi risultati, sia sul piano dell’astinenza sia, soprattutto, sul piano del mutamento di stile di vita.
Il Club ‘La Speranza’ ha rappresentato la punta di diamante del sistema ecologico-sociale locale, che si va progressivamente arricchendo di nuove comunità multifamigliari, in modo tale da diffondersi ormai in tutta la Campania.
A partire dal 1993 sono stati organizzati:
- Due Corsi di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati presso il Centro Servizi per il Volontariato dell’amministrazione provinciale di Salerno, a Vietri sul Mare (SA). Il primo dal 29.11.1993 al 4.12.1993; il secondo dal 21.11.1994 al 28.11.1994.
- Un Corso di aggiornamento sulle difficoltà del lavoro dei Club presso il Centro Servizi per il Volontariato dell’amministrazione provinciale di Salerno, a Vietri sul Mare (SA) nei giorni 24 e 25.09.1994.
- Un Corso avanzato all’approccio ecologico-sociale, a Majori (SA) dal 5 al 9.09.1995.
- Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, nel Novembre1996, a Teggiano (SA).
- Un Corso di aggiornamento per servitori-insegnanti e famiglie dei Club su ‘Alcol e disagio psichico’, a Salerno l’1 e il 2.03.1997.
- Un Seminario nazionale sul tema: ‘La scuola come comunità per la salute: linee guida per la prevenzione primaria dei problemi alcolcorrelati. Strategie, programmi e strumenti di intervento’, a Salerno il 23 e 24.01.1998.
- Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, dal 15 al 20.06.1998 presso l’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania (SA). - Il Forum Nazionale ‘Alcol e politiche municipali dalle linee di indirizzo alle strategie di Comunità’, il 5.12.1998 presso il Comune di Salerno.
- Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, dal 15 al 20.03.1999, a Battipaglia (SA).
- Un Seminario nazionale sul tema: ‘La scuola come comunità per la salute; linee guida per la prevenzione primaria dei problemi alcol correlati. Strategie, programmi e strumenti di intervento’, a Salerno, dal 28 al 30.04.1999.
- Il Workshop ‘Alcol, municipalità, che fare? Come scegliere le iniziative più adatte al proprio Comune e come realizzarle’, a Salerno, presso la sede di Soccorso amico, l’8.05.1999.
- Un Corso di sensibilizzazione per operatori da auto mutuo aiuto, dal 2 al 4 Dicembre, con l’Università degli Studi di Salerno, a Fisciano (SA).

Emilia-Romagna
S. Alberini
Quando fu inaugurato in Emilia-Romagna il primo Club degli alcolisti in trattamento, nel 1988, non pensavamo che i programmi alcologici avrebbero assunto dimensioni tanto ampie.
Il primo Corso di sensibilizzazione si tenne nel Marzo 1988 a Guastalla e fu condotto da Hudolin. In seguito al Corso, al quale avevano partecipato persone di tutta la Regione, furono fondati due Club a Guastalla e fu avviato il Servizio di alcologia, presso il Ser.T. L’anno successivo ha visto la nascita dell’ACAT, che stipulò una convenzione con il servizio pubblico (Ser.T.): questa cooperazione ha dato la possibilità di formare nuovi servitori-insegnanti e aprire altri sei Club.
Il sistema ecologico sociale si è diffuso in tutta l’Emilia-Romagna grazie ai Corsi di sensibilizzazione, tenuti a Reggio Emilia (1991), a Parma (1991), a Imola (1992), a Modena (1993), tutti diretti da Hudolin; e poi nel 1995 a Rimini, nel 1996 a Cesena e nel 1997 a Bagno di Romagna, diretti da Pier Paolo Vescovi. Questi Corsi hanno permesso la moltiplicazione di diversi Club, che oggi sono 129. Oggi in Emilia Romagna i Club lavorano anche nelle carceri.
Successivamente al Corso di sensibilizzazione di Guastalla, l’apertura del Servizio di alcologia presso il Ser.T. ha segnato una tappa fondamentale nella storia dei programmi secondo l’approccio ecologico sociale. All’epoca questo Servizio godeva di grande considerazione e, come nel resto d’Italia, ha favorito un aumento progressivo del numero dei Club, ma anche il cambiamento culturale, a partire dal passaggio dal concetto di alcolismo come malattia e quello di stile di vita.
La nostra esperienza ha dimostrato quindi l’utilità di una cooperazione fra pubblico e privato, anche se non facile, perché entrambi tendono a condizionare i programmi.

Friuli-Venezia Giulia
D. Tassin
Nell’Ottobre 1979 l’Ospedale Civile di Udine organizzò, con la collaborazione della Scuola Superiore di Servizio Sociale di Trieste, un corso della durata di una settimana sul trattamento medico-psico-sociale dell’alcolismo. Il corso fu diretto e condotto da Vladimir Hudolin e dai suoi collaboratori della Clinica Universitaria ‘M. Stojanović’ di Zagabria e creò vivo interesse e coinvolgimento nei partecipanti (oltre cento fra operatori socio-sanitari, amministratori, religiosi e altre persone sensibili al problema).
Vladimir Hudolin espose l’esperienza da lui portata avanti in Croazia e diventerà negli anni successivi il promotore e il punto di riferimento obbligato dei nuovi programmi per i problemi alcolcorrelati e complessi nel Friuli-Venezia Giulia e successivamente nel resto d’Italia.
Sulla scia di questo corso nasce il primo Servizio di Alcologia nell’Ospedale di Udine grazie alla sensibilità di Luciano Floramo, allora presidente dell’Ospedale, e alla disponibilità di Renzo Buttolo, primario medico dello stesso.
Contemporaneamente nasce a Trieste, presso l’abitazione della famiglia Pitacco, il primo Club degli alcolisti in trattamento.
L’avvio dei primi Club in questa regione permise l’attivazione di servizi alcologici presso gli ospedali di San Daniele del Friuli, Palmanova, Pordenone e Trieste, nonché di ambulatori alcologici in altri centri della Regione.
Una prima fase di applicazione del modello Hudolin prevedeva una stretta collaborazione fra servizio pubblico e Club, con un iniziale trattamento medico-psico-sociale presso le allora cosiddette ‘comunità terapeutiche’ intraospedaliere e conseguente inserimento nel Club. Successivamente, a partire dal 1985, quando, durante il Congresso italo-jugoslavo dei Club ad Abbazia, Hudolin introdusse il concetto di alcolismo come stile di vita, il Club diventa strumento d’elezione e fulcro dei programmi ecologico-sociali nel territorio.
Attualmente i Club presenti sul territorio regionale sono 275. Sono organizzati localmente in diciannove ACAT, corrispondenti a zone territoriali limitate, tali da rispondere in maniera adeguata alle necessità organizzative dei Club.
Nel Friuli-Venezia Giulia, dal 1979 al 1999 sono entrate nei programmi 10.648 famiglie.
Dal 1992 sono state attivate le Scuole alcologiche territoriali nei tre moduli previsti.
Nel territorio della Bassa Friulana, del Gemonese e del Sandanielese sono stati attivati i Centri alcologici territoriali funzionali, intesi come collaborazione fra le risorse dei servizi pubblici e i Club per lo sviluppo dei programmi alcologici territoriali secondo l’approccio ecologico sociale.
Le ACAT, spesso in collaborazione con i servizi pubblici, hanno svolto diverse iniziative di prevenzione e sensibilizzazione fra cui:
- serate di educazione alla salute rivolte alla popolazione dei diversi comuni;
- incontri con medici di base e operatori dei servizi di base;
- trasmissioni radiofoniche su emittenti locali,
- collaborazione con le autorità scolastiche per programmi rivolti agli insegnanti, agli allievi e ai genitori;
- interventi nelle fabbriche e nelle caserme.
Nonostante siano presenti ancora comprensibili resistenze a vari livelli (economici, professionali, culturali), si può dire e dimostrare che la ventennale esperienza dei programmi ecologico-sociali in questa regione, oltre a consentire a un così alto numero di famiglie di uscire dalla sofferenza alcolcorrelata, ha permesso una sensibilizzazione e un cambiamento della cultura non solo sanitaria ma generale, nel senso di una promozione della qualità della vita, basata sulla condivisione, la solidarietà, la ricerca di una migliore giustizia sociale e la difesa della pace.

L’ACAT Maniaghese-Spilimberghese
G. B. De Stefani
Ogni anno i programmi ecologico-sociali si evolvono e crescono per cercare di affrontare il disagio dei problemi alcolcorrelati.
Negli ultimi anni nella nostra ACAT Maniaghese-Spilimberghese si è cercato di rendere le persone consapevoli che tutelare e proteggere la loro salute e quella delle loro famiglie è insieme un diritto ed un dovere, questo anche per ridurre i comportamenti a rischio (Programma dell’OMS per ridurre i consumi di alcol del 25% entro il 2000).
Nei programmi ecologico-sociali per il lavoro con i problemi alcolcorrelati è vitale dare ampio spazio alla valorizzazione della persona, alla dignità ed alla ricchezza esistenziale. E’ necessario cogliere la grandezza delle risorse di ognuno e metterle in comune in modo che condividere le diversità diventi una ricchezza di tutti, anche quando il disagio sembra avere la meglio. Non è facile trovare un metodo di lavoro sempre creativo e coinvolgente anche perché l’esitazione che è presente in ogni impegno che ha come interlocutore la persona umana non è poca e neanche da sottovalutare.
Compiere un passo avanti per crescere interiormente e per migliorare la qualità della vita nella nostra cultura sociale è sicuramente difficile ma è anche necessario per vivere la nostra vita da protagonisti, per dare significato al nostro futuro e per cogliere tutto ciò che ci viene offerto come sostegno per il nostro cammino di crescita, questo il compito e l’obiettivo dello sviluppo dei programmi ecologico-sociali.
Concludiamo con una affermazione di Vladimir Hudolin: “Dobbiamo trovare la pace nel nostro interno, nel profondo del cuore, nelle nostre famiglie e comunità. Quando l’avremo, potremo offrirla anche agli altri”.

Lazio
D. Uccella
Nel 1985 il Ministero della Sanità organizza a Roma il Corso di sensibilizzazione, diretto da Hudolin, al quale partecipano corsisti di varie regioni italiane. Per Roma, da questo Corso escono cinque servitori-insegnanti che aprono subito i CAT. I quattro CAT vengono avviati all’interno di servizi pubblici così dislocati:
- Ser.T, nell’Ospedale ‘Santo Spirito’ di Roma (con due servitori-insegnanti);
- Ser.T di Centocelle (Roma);
- Reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale ‘San Camillo’ di Roma (con un servitore-insegnante volontario);
- Ospedale ‘Santa Maria Goretti’ di Latina, presso il Reparto di Psichiatria e Tossicodipendenze.
Nel 1987 si aggiungono due servitori-insegnanti volontari a Roma che avevano frequentato un altro Corso di sensibilizzazione.
A partire dal 1990 la storia dei Club nel Lazio si evolve così:
- All’interno del Reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale ‘San Camillo’ di Roma i due servitori-insegnanti volontari attivano un servizio completo: accoglienza, day hospital, CAT, che sono portati nel territorio, mentre i ricoveri si effettuano quando è necessario.
- Presso l’Ospedale ‘Santa Maria Goretti’ di Latina vengono attivati altri CAT, secondo le necessità del Servizio, senza più contatti con i CAT di Roma né con altri attivati anche da persone che non hanno frequentato un Corso di sensibilizzazione.
- Negli altri Servizi la situazione rimane invariata.
Nel 1992 si organizza un altro Corso di sensibilizzazione a Roma, nella speranza di realizzare una collaborazione fra l’ARCAT Lazio ed un Reparto di Gastroenterologia del Policlinico ‘Umberto I°’ di Roma. Vi partecipano settanta corsisti, dei quali venticinque danno la loro disponibilità a diventare servitori-insegnanti. L’anno seguente, fra questi solo cinque aprono i CAT (oggi ne resta uno) gli altri si dedicano alla ricerca in campo alcologico. Nel 1994 vengono aperti nel territorio sei CAT.
Nel 1995 Hudolin dirige un Corso di sensibilizzazione a Roma, in collaborazione con il Policlinico ‘Umberto I°’.
L’ARCAT Lazio grazie ad alcuni amici del mondo dei CAT realizza un Corso di sensibilizzazione al quale partecipano 22 corsisti, dei quali 13 aprono i CAT.
Nel 1995 la situazione è ancora difficile. L’ARCAT Lazio realizza varie iniziative nel territorio per far conoscere i CAT. Prende sempre più contatti con le istituzioni pubbliche.
C’è un nuovo incontro che dà la speranza di realizzare una forma di collaborazione: viene organizzato un Corso a Sabaudia dal Servizio di Psichiatria e Tossicodipendenze di Latina nel 1994. Settanta sono i corsisti. Sei di questi aprono i CAT; nessuno si è collegato con l’ARCAT Lazio. Dal 1996 ad oggi non sono stati organizzati altri Corsi di sensibilizzazione.
Nel 1999 nella Regione ci sono circa 40 Club che usano il metodo Hudolin, ma di questi solo 15 si riconoscono pienamente nell’ARCAT e nel metodo. Gli altri non hanno contatti con l’ARCAT. Sono tenuti tutti da operatori dei servizi pubblici.
Nel 2000 l’ARCAT Lazio prosegue il suo cammino realizzando:
- incontri mensili con i servitori e i referenti dei CAT;
- le Scuole alcologiche territoriali di I°, II° e III° livello;
- due Interclub regionali (uno a Roma e uno a Pontecorvo);
- incontri di prevenzione primaria con la popolazione;
- rapporti con le Istituzioni, Regione, carceri e Ser.T.

L’ Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento di Latina
G. Nicolucci
Nel 1984 Hudolin conduce un Corso di sensibilizzazione a Roma. Partecipa al Corso la nostra amica, oggi scomparsa, Luciana Faraone che dopo diventa socio fondatore dell’Associazione Regionale dei Club degli alcolisti in Trattamento del Lazio.
Nasce a Latina il primo Club con servitrice la stessa Luciana. Dapprima si tiene nella struttura ospedaliera che nel frattempo istituisce una unità di alcologia, da considerarsi tra le prime nell’Italia centro-meridionale.
Nel 1986 i Club diventano due e si spostano nel territorio, ospiti in due parrocchie della città.
Nel 1990 le famiglie partecipano al Congresso nazionale dei CAT di Riva del Garda, dove si confrontano con realtà molto più avanzate nei programmi, e trovano lo spunto per accrescere il loro entusiasmo. Al ritorno fondano l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, e iniziano una serie di attività di formazione-informazione, ed i Club diventano sette nel 1994.
Nello stesso anno viene organizzato un Corso di sensibilizzazione a Sabaudia con la direzione di Hudolin. Il Corso, rivolto ad operatori pubblici dei Ser.T. del Lazio e a volontari, ha permesso di sviluppare le attività nel campo alcologico di tutte le aziende sanitarie del Lazio.
Nascono i Club di Velletri e Nettuno, in provincia di Roma ed i Club che aderiscono all’APCAT Latina diventano rapidamente 18. L’aggiornamento delle famiglie e dei servitori diventa da quel momento regolare ed assiduo.
Dal 1991 siamo presenti con le famiglie a tutti i Congressi nazionali, e dal 1995 al Congresso sulla spiritualità antropologica di Assisi.
Dal 1994, la prima domenica di Luglio si svolge una festa campestre analcolica con la partecipazione delle famiglie e della popolazione intera.
Ad Aprile del 2000 si svolge il secondo Corso di sensibilizzazione con un’idea nella mente: ‘Un Club in ogni Comune della nostra Provincia’.

Liguria
E. Palmesino
Il primo Club degli alcolisti in trattamento è stato aperto a Genova, nel 1986, da una famiglia di friulani emigrati a Genova per lavoro, che avevano avuto in precedenza un trattamento a Castellerio (Udine), con Lezzi.
Come sempre agli inizi, essi hanno avuto difficoltà: per tutto il primo anno le riunioni hanno avuto luogo a casa loro, e le uniche famiglie che riuscivano a contattare erano quelle che andavano in Friuli per un trattamento ospedaliero e che al rientro a Genova venivano contattate ed invitate a frequentare il Club.
Successivamente si è stabilita una collaborazione con l’Associazione San Marcellino, che opera tuttora a favore dei senza dimora, ed il cui direttore, padre Alberto Remondini, non solo ha aperto dei Club presso la sua struttura, ma è diventato primo presidente dell’ARCAT Liguria. La successiva collaborazione con medici del servizio pubblico (Schiappacasse) e del Consultorio Militare (Sacripante) ha portato ad un rapido sviluppo dei Club, grazie anche ai finanziamenti della Regione Liguria per i primi Corsi di sensibilizzazione, che si sono tenuti regolarmente dal 1991 al 1995, sempre con l’intervento di Hudolin.
Dopo una momentanea crisi, dal 1995 al 1996, che ha visto una certa diminuzione del numero dei Club, e la temporanea sospensione dei Corsi di sensibilizzazione, l’attività ha avuto un rilancio a partire dal 1997, quando sono ripresi i Corsi (uno nel ‘97, tre nel ‘98, due nel ‘99 e due nel 2000). I Club a metà anno 2000 erano risaliti a 58.
Un passo importante è stato poi l’inaugurazione del Centro alcologico territoriale funzionale (Marzo 1999, alla presenza di Višnja Hudolin) che ha prodotto subito dopo numerose iniziative di grande significato: l’acquisto di una Unità Mobile per la sensibilizzazione sul problema ‘Alcol e Guida’, grazie al finanziamento della Fondazione CARIGE, i primi Corsi di formazione sui problemi alcolcorrelati agli insegnanti delle scuole medie (in collaborazione con il Provveditorato agli Studi sia di Genova sia di Sanremo), il primo Corso per la formazione delle famiglie sostitutive (con il contributo della Fondazione San Paolo), il primo Corso di sensibilizzazione per operatori penitenziari (in collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia), una proficua collaborazione con la Croce Rossa Italiana, Comitato Regionale Ligure, la preparazione di un CD-Rom interattivo sull’alcol, destinato agli studenti delle scuole medie, in collaborazione con l’Università di Genova e quella di Lione, e con il finanziamento della Regione Liguria.

Lombardia
A. Tedioli
Il primo Club lombardo vede la luce il 17 Dicembre 1984, a Bergamo, presso la Parrocchia di S. Alessandro della Croce, di via Pignolo. Erano presenti a quel primo incontro le famiglie Cuni, Moi, Piantoni e Goisis nella veste di famigliare sostitutivo. Molti di loro sono ancora attivi nel sistema ecologico sociale e anche servitori-insegnanti.
L’ARCAT Lombardia è nata nel 1986 a Bergamo. Il primo presidente fu Felice Vanzetti, poi Roberto Cuni, dal 1989 al ’93, e in seguito l’incarico fu ricoperto, per circa due anni, da Graziella Ferrami, mentre l’attuale presidente è Angelo Tedioli.
Seguendo il programma di territorializzazione dei Club e aderendo all’idea delle piccole ACAT quanto più possibile vicine ai Club, da quel primo sparuto insieme di famiglie possiamo contare attualmente su cinquantadue ACAT zonali, con un totale di 350 Club.
Nella primavera del 1998 frequentavano i CAT complessivamente 1.600 famiglie, che però salgono fra le tre e le quattromila, se consideriamo tutte le famiglie iscritte. Quella rilevazione conferma il risultato buono nel 75% delle 1600 famiglie frequentanti.
Nel 1986 fu organizzato il primo Corso di sensibilizzazione ad Albino, in provincia di Bergamo. A tutt’oggi l’ARCAT Lombardia ne ha promossi trentacinque, con un progressivo impegno delle nostre comunità locali.
Fra il 1989 e il ’90 fu organizzata la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (300 ore), con sede a Bergamo e a Milano, mentre ne 1997 l’ARCAT organizzò il 7° Congresso nazionale delle famiglie e dei servitori-insegnanti a Cremona.
Inoltre si è ormai consolidato, a partire dal 1997, l’appuntamento con il Corso monotematico nazionale sull’approccio famigliare di Somasca (Lecco), organizzato in collaborazione con l’AICAT, l’ACAT Val San Martino e con altre ARCAT, che vede ogni anno impegnati cinquanta servitori-insegnanti su questo tema.
Nel 2000 è stata avviata a Leno la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (Scuola delle 300 ore).

Marche
Nell’Ottobre 2000, in questa regione risultano attivi quattordici Club.

Molise
A. Romanelli
Nella regione Molise il primo CAT è nato a Campobasso nel Maggio del 1994.
Nel marzo 1995 a Campobasso gli operatori del Ser.T. organizzarono un Corso di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati che ha visto una buona partecipazione di operatori dei servizi pubblici territoriali (Ser.T., Servizi sociali del Comune, Consultorio famigliare ecc.) Il Corso, pur avendo come immediato risultato l’apertura di nuovi Club, permise ai Ser.T. di prendersi cura in maniera sistematica delle persone con problemi alcolcorrelati, in un lavoro di rete con gli altri servizi e presidi territoriali, sensibilizzati a tali problematiche.
A Isernia, nell’Aprile del 1995 è nato un Club con sede presso i locali del Comune. Nel Novembre del 1997 il Club di Campobasso si è sciolto. Nel Febbraio 1998 è nato un Club a Frosolone. Dopo un mese circa la sede del Club è stata spostata a Salcito (CB) e, attualmente, gli incontri si effettuano presso i locali della Caritas.
Nel territorio molisano, al momento, sono presenti due Club.

Piemonte
P. Barcucci
I programmi per il trattamento ecologico sociale dei problemi alcol/droga correlati e complessi nacquero in Piemonte nel 1984 per opera di alcuni operatori del Servizio Tossicodipendenze di Chieri (TO), che avevano deciso di occuparsi dei problemi alcolcorrelati, a seguito della sollecitazione di una famiglia che, avendo avuto tale problema, aveva trovato la soluzione iniziando a frequentare un Club degli alcolisti in trattamento in Veneto.
Nei primi due anni esisteva un solo Club in tutto il Piemonte; poi nel 1986 i quattro operatori del Servizio Tossicodipendenze di Chieri, parteciparono ad un Corso di sensibilizzazione in Veneto; i Club aumentarono, e all’inizio del 1988 erano quattro: tre a Chieri ed uno a Dronero (CN), aperto a cura di famiglie e operatori dei servizi pubblici locali, che avevano conosciuto il metodo in Friuli.
Nel 1988 si svolse a Chieri il primo Corso di sensibilizzazione in Piemonte; iniziativa che si ripeté tutti gli anni, una o più volte. A seguito di quest’iniziativa, diverse persone dettero la propria disponibilità ad operare nei programmi e si aprirono così nuovi Club, che diventarono sette entro l’anno. Nell’ottobre del 1988 i Club esistenti fondarono l’ARCAT Piemonte e successivamente nacquero le ACAT locali.
Gli anni successivi videro lo sviluppo progressivo dei Club, che alla fine di Marzo 2000 sono 299.
Lo sviluppo si è caratterizzato da una concreta e fattiva collaborazione tra gli operatori del servizio pubblico e i volontari, facilitata dalla posizione assunta dall’Ufficio Tossicodipendenze dell’Assessorato Regionale alla Sanità del Piemonte, che grazie all’allora funzionario responsabile, sostenne l’iniziativa, finanziando i Corsi di sensibilizzazione e facendo opera di pressione presso i servizi pubblici affinché si facessero carico dei problemi alcolcorrelati della popolazione e della necessità di attivare dei trattamenti efficaci.
Dal 1994 i Corsi di sensibilizzazione si svolsero in località differenti del Piemonte, e questo ha facilitato lo sviluppo dei programmi locali, nonché la partecipazione attiva delle famiglie dei Club, sia nell’organizzazione delle attività formative, sia nella disponibilità a diventare servitori-insegnanti.
Alcuni servitori-insegnanti di Club hanno proseguito la propria formazione, frequentando la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (300 ore), i primi ad Udine nel 1988 e gli altri in Piemonte e Trentino. Si sono svolti nella Regione tre cicli di Scuola di perfezionamento in alcologia, l’ultimo nel 1998, come sede staccata della Scuola nazionale di Arezzo.
Nell’Ottobre 2000 si è svolto il 9° Congresso nazionale dell’AICAT a Torino.

Puglia
G. Aquilino, L. Colajanni, M.A. Papapietro, M.T. Salerno
Il processo alcologico in Puglia ha perseguito due vie: offrire alle famiglie già sofferenti per il problema modalità di trattamento e di assistenza accessibili, creare un contesto educativo per migliorare la qualità di vita della comunità attraverso la promozione della salute. I programmi alcologici in Puglia sono nati in maniera parallela e inconsapevole, a metà degli anni ’80 in ambito ospedaliero presso la Divisione di Neurologia di Foggia e la Clinica Medica della Facoltà di Medicina di Bari, non dall’insistenza delle famiglie, ma dalla frustrazione dei primi operatori incapaci di dare un’adeguata risposta alle richieste di salute di alcuni ‘pazienti’ che a loro si rivolgevano. Questo contesto ha creato inizialmente una reale difficoltà alla diffusione territoriale dei programmi, perché ha alimentato sia negli operatori sia nelle famiglie una visione ‘ospedalocentrica’ del sistema, che non apparteneva all’ospedale, ma neanche alla comunità locale, luogo di riabilitazione per persone che non potevano definirsi malate, ma neanche sane, ma che soprattutto nessuno voleva. Del resto questa forma di assistenzialismo trovava piena accettazione da parte delle famiglie, atavicamente usate a delegare il proprio benessere alle strutture sanitarie, essendo assolutamente assente la cultura della promozione, bensì quella ancorata al concetto di ‘vizio’, ben lontana dal considerare l’alcolismo una malattia e ancor meno un comportamento a rischio.
Tuttavia della comunità facevano parte anche gli amministratori, gli educatori, il personale socio-sanitario e quanti altri avrebbero dovuto promuovere programmi di intervento per prevenire ed affrontare il disagio sociale.
In Puglia manca tuttora un piano sociosanitario, pertanto tutte le attività sono iniziate ed in seguito condotte in un territorio non amministrato, ma soprattutto non formato, non educato alle problematiche alcolcorrelate ed in cui i servizi territoriali, uno dei pochi casi in Italia, funzionavano male per carenza di personale, quasi totalmente convenzionato, quindi scarsamente motivato.
Inizia così la scommessa dei programmi alcologici che a nostra insaputa si sarebbero trasformati in programmi ecologici. E si iniziò con un clamoroso insuccesso. Infatti sia a Bari sia a Foggia i primi interventi furono condotti con un approccio medico. Non sapendo bene cosa fare, furono avviati ambulatori e ricoveri in cui gli operatori medici e gli assistenti sociali, dopo una classica prassi professionale, prescrivevano di non bere. Quindi, nonostante l’impegno di ore di colloqui e l’entusiasmo dei neofiti, si ottenevano risultati scarsi e comunque al di sotto delle aspettative. Per ovviare a questo fallimento si pensò in entrambe le realtà di delegare il problema all’esperienza delle strutture psichiatriche che si dichiararono disinteressate, memori di precedenti insuccessi.
A questo punto decidemmo di allargare i nostri orizzonti, di andare fuori a confrontarci con esperienze e capacità professionali specifiche: Dolo, Treviso, Castellerio, località che sicuramente hanno rappresentato tappe obbligatorie per chi a quell’epoca voleva avvicinarsi alle problematiche alcolcorrelate.
Da questa esperienza all’apprendimento ed all’applicazione del metodo, allora definito medico-psico-sociale integrato, il passo fu breve. E sicuramente, sia per i programmi di Bari che per quelli di Foggia l’incontro con Hudolin durante la frequenza di un Corso di sensibilizzazione al suo approccio fu determinate per l’avvio dei programmi e per la costituzione di una rete di intervento che oggi va sempre più abbracciando a maglie strettissime tutte le realtà pugliesi e parte della Basilicata. Infatti capimmo che il problema alcol non era chiuso nel mondo dei ‘pazienti alcolisti’, ma che passava prima dalla nostra cultura alcolica, dal nostro rapporto con l’alcol, dal modo di intendere e di pensare alla salute ed al piacere. Sicuramente una chiave di volta ai programmi l’ha data il nostro stesso cambiamento di ottica di visione del problema. L’accettazione del concetto di stile di vita, di comportamento, di comunità, ha fisiologicamente indotto all’abbandono del concetto di malattia e quindi della visione ‘ospedalocentrica’ e riabilitativa dei programmi alcologici ai programmi ecologici, tali perché collegano la nostra comunità in rete ad altre realtà italiane, per promuovere progetti più idonei alla protezione e promozione della salute in campo alcologico, rivolti alla comunità. Fondamentale per la crescita dei programmi ecologici è stata la consapevolezza, raggiunta dagli operatori e dalle famiglie in trattamento, dell’appartenenza alla comunità locale con l’attivazione delle reti informali (famigliari, amici, medici, datori di lavoro, centri d’ascolto, comunità parrocchiali) e delle reti formali (amministrazioni comunali, amministrazioni sanitarie), con la partecipazione attiva agli incontri informativi e scientifici, con gli interventi nelle comunità scolastiche.
I Club sono nati nell’autunno del 1985, pressoché contemporaneamente a Foggia (per opera di Giovanni Aquilino) e a Bari (per opera di Camilla Maenza e Pia Marzo coadiuvate da Tecla di Canio) e si sono sviluppati dapprima in queste due province per poi, gradualmente, diffondersi nel resto delle altre province pugliesi.
Attualmente, in Puglia vi sono 80 Club.
Nuove esperienze sono state avviate:
- I programmi nelle carceri avviato con due Club e due cicli di Scuola alcologica territoriale, una per i minori l’altra per gli adulti.
- ‘Unità di strada’, in collaborazione con una cooperativa che opera nell’ambito del disagio causato dall’uso di sostanze psicoattive, in rete con altre agenzie del territorio (Comuni, Province, Club Service, Telecom).
- La rete di solidarietà oltre il mare, ovvero il progetto Albania. Questo è iniziato circa quattro anni fa con l’arrivo in Albania di due servitrici di Club provenienti dall’ARCAT Puglia.
- La scuola per la salute: motivati dalle indicazioni dell’O.M.S., è stato avviato e in parte realizzato in collaborazione con realtà operative della Campania (Logos di Salerno), Umbria (GOAT di Perugia), Trentino (CSDPA di Trento) il progetto ‘La scuola come comunità per la salute’. Il progetto vuole costituire un fermento operativo per tutte le componenti della scuola (docenti, discenti, famiglie, personale non docente).
- Il Progetto Prometeo, attualmente in fase di realizzazione è in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di Foggia e prevede la realizzazione dei Corsi di sensibilizzazione, Corsi per servitori di Club, l’apertura di nuove comunità multifamigliari nelle zone scoperte e l’attivazione di un programma di promozione e protezione della salute, avvalendosi di una costituenda rete territoriale di persone specificamente formate ai problemi alcolcorrelati. Così sono stati i programmi e i primi Club, così abbiamo imparato che non esiste l’alcolismo, ma famiglie che attraversano un disagio a volte multidimensionale; così è nata la convinzione profonda che per intervenire efficacemente sia importante un approccio di comunità, così come oggi l’O.M.S. ci indica. Questo ha cambiato le nostre vite personali e professionali e sta cambiando seppur faticosamente la cultura della nostra comunità.

Sardegna
G. Carcangiu
Il primo Club in Sardegna nacque ad Abbasanta (Oristano) nel 1988 e nel 1990 se ne costituì un secondo a Macomer (Nuoro) a pochi chilometri di distanza dal primo.
Nel 1991 nacque il primo Servizio pubblico di Alcologia e contemporaneamente il CAT n. 3 a Senorbì (Cagliari). Da allora in poi, con la costituzione dell’ARCAT, la diffusione dei CAT (quaranta a tutt’oggi), l’organizzazione dei Corsi di sensibilizzazione, delle Scuole alcologiche territoriali e dei Corsi monotematici, la costituzione delle équipe di alcologia presso i Servizi per le tossicodipendenze, il livello di sensibilità della popolazione e delle istituzioni nei riguardi dei problemi alcolcorrelati sono costantemente cresciuti, tanto da spingere l’Assessorato alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna a costituire un gruppo di lavoro sui problemi alcolcorrelati, per cooperare con le reti di solidarietà, sia per promuovere iniziative di prevenzione in tutta l’isola, in linea con le raccomandazioni dell’OMS, riportate nel Piano d’azione europeo per la riduzione dei consumi.
E’ l’attuale sicuramente un periodo di grande fermento e di ricchezza di intenti che ha preceduto momenti di difficoltà di accettazione, di sospetto e tolleranza nei confronti dei CAT e che non presagivano certamente sviluppi così positivi. Tuttavia, sembra ormai che almeno per quanto riguarda i programmi alcologici sia diffusa nel sistema ecologico sociale dei Club sardi la coscienza di ciò che si chiama, come scrive Morin, ‘l’ecologia dell’azione’, e anche del fascino del ‘rischio dell’investimento’ in termini di prospettive di miglioramento della qualità della vita nelle nostre comunità.

Sicilia
G. La Rocca
Oltre dieci anni sono trascorsi dalla nascita dei programmi alcologici territoriali in Sicilia, secondo la metodologia ecologico-sociale di Hudolin. Il primo Corso di sensibilizzazione di Siracusa, alla fine del 1987, aveva gettato dei semi che poi si sarebbero rivelati fecondi e che ad oggi vede ancora un gruppo discretamente nutrito di servitori-insegnanti di Club lavorare alacremente per far crescere i programmi nel vasto territorio isolano. Il caso o la fortuna hanno fatto sì che i programmi si sviluppassero in una zona, anziché nell’altra. Chi scrive perseverò, a dispetto di molti, nell’idea che un CAT sarebbe stato necessario nella propria realtà lavorativa e da lì è poi partita la carovana che è ancora in cammino. Le direttrici verso cui si sono sviluppati i programmi territoriali si sono mosse sull’asse Catania-Caltanissetta per l’impegno dell’Associazione ‘Casa Famiglia Rosetta’ e di alcuni operatori.
I programmi a Catania. Pur non essendo stata raggiunta la copertura integrale del vasto territorio provinciale, vi sono attualmente in piena attività undici CAT: sette si trovano in ambito metropolitano, altri quattro in provincia (a Paternò, Palagonia, Acireale e Raddusa). Tre Ser.T. e un Dipartimento di Salute Mentale sono anche punto di riferimento per l’alcologia in ambito pubblico.
Nel 1997 si è costituita l’Associazione Provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento, mentre la stessa ARCAT Sicilia, già attivata alla fine del 1990, ha avuto sede nel capoluogo. In cooperazione con l’APCAT si organizzano periodicamente Scuole alcologiche territoriali di 1°, 2° e 3° modulo.
Inoltre vengono organizzati regolarmente gli Interclub zonali e regionali. I programmi di Palermo. Città da sempre impermeabile ai programmi alcologici, ha vissuto una breve stagione di crescita dei programmi dopo il primo Corso di sensibilizzazione di Palermo con Hudolin. Poi per diversi anni niente si è mosso. Dopo il Corso di Troina e quello di Caltanissetta del ’97 (entrambi organizzati dall’ARCAT, con il concorso del Centro alcologico nisseno di ‘Casa Famiglia Rosetta’), la situazione si è sbloccata e in poco tempo sono stati aperti tre CAT, si sono organizzati due Interclub e una Scuola alcologica territoriale di 1° modulo.
I programmi a Enna. I programmi ad Enna si sono distinti per la vivacità delle iniziative proposte durante la presidenza ARCAT di Aurelio Di Carlo. Dalla costituzione dell’APCAT a Enna, tali iniziative si sono ulteriormente incrementate ed indirizzate verso un’attività complessa molto simile a quella di un Centro alcologico territoriale funzionale: infatti ci si occupa di formazione ed aggiornamento, rapporti con i servizi pubblici, attività di sensibilizzazione con l’attivazione di Scuole alcologiche territoriali, organizzazione di Corsi di sensibilizzazione, Interclub zonali, provinciali, riunioni di supervisione reciproca fra servitori di Club ecc. I CAT attivi sono dislocati a Piazza Armerina, Nicosia, Catenanuova, Leonforte e Troina.
I programmi di Caltanissetta. Il Centro alcologico dell’Associazione ‘Casa Famiglia Rosetta’ è stato il promotore di tutti i programmi alcologici nel Nisseno. Sette Club sono ad oggi attivi, ma, a parte la zona di Gela con due Club e dove i servitori-insegnanti sono operatori del Ser.T. locale, altrove (anche nel capoluogo) Ser.T. e Club vivono vite separate. Eppure storicamente la zona del Nisseno con il Centro di Caltanissetta è stata tra le prime ad attivare i programmi alcologici, e svariate volte c’è stata la presenza di Hudolin in loco.
I programmi a Messina. La Lega Antidroga di Messina (LAM) ha storicamente promosso i programmi in zona. La situazione, dopo diversi anni di stagnazione, si è sbloccata con l’attivazione di un Centro alcologico nel Ser.T. di Taormina e l’attivazione di un Club in zona, oltre quello di Messina.
I programmi a Siracusa. Il Corso di sensibilizzazione, che alla fine del 1987 avviò i programmi in Sicilia, fu organizzato proprio a Siracusa. L’unico Club attivato si trova a Lentini (a soli 20 km. da Catania). Altro purtroppo non si è attivato e molte famiglie vengono ancora ai CAT di Catania.

Toscana
G. Corlito, M. Cercignani, P. Dimauro, G. Guidoni, V. Patussi, L. Scali
La data di partenza ‘ufficiale’ dei programmi in Toscana può essere fatta risalire alla fondazione del primo Club, avvenuta nel 1983 per opera di alcune famiglie che avevano seguito il programma ospedaliero di Castellerio (Udine) e che ebbero come servitore-insegnante il compianto Andrea Devoto. Da allora ad oggi lo sviluppo dei programmi è avvenuto con una progressione lenta, ma costante, raggiungendo l’attuale livello di espansione sia in termini quantitativi sia territoriali, come fu rilevato in occasione del primo Congresso regionale dei Club, che si tenne a Firenze per impulso di Hudolin nel 1992.
Tale lenta progressione attesta da una parte il lavoro tenace e spesso oscuro di un gruppo motivato di famiglie e di servitori-insegnanti e dall’altra le difficoltà specifiche della Toscana. In primo luogo si tratta di una regione molto estesa con una popolazione spesso dispersa non solo geograficamente (dieci province), ma soprattutto culturalmente con un’accentuazione della tendenza ‘campanilistica’ e comunale italiana. In secondo luogo la Toscana è una zona vitivinicola con una cultura conseguente di promozione dei consumi, che ha trovato un consenso nella strenua difesa del concetto del ‘bere moderato’ in ambito medico-scientifico. In terzo luogo ha giocato la difficoltà inerente al dover far fronte ad esperienze alcologiche antiche, radicate soprattutto in ambito gastroenterologico, di fatto contrarie alla metodologia ecologico-sociale.
Negli anni 1983-‘87 il programma procede faticosamente, nonostante il primo Corso di sensibilizzazione con Hudolin, organizzato da Devoto a Firenze nel 1985.
Il programma prende più lena con l’avvio delle due esperienze di Arezzo e di Carrara, con due gruppi di operatori, formatisi al Corso di sensibilizzazione. La situazione fiorentina permane difficile con il conseguente problema di dare al programma dei Club un’adeguata rappresentanza regionale. Nel 1988 si terranno i Corsi di Carrara e di Arezzo ed i Club cominceranno a svilupparsi territorialmente nella parte settentrionale della Regione da est a ovest, seguendo l’andamento dei Corsi di sensibilizzazione e raggiungendo nel 1992 un discreto numero di Club (89), ma con una presenza territoriale disomogenea. Le venti ACAT, allora esistenti, lasciano scoperta la zona meridionale della Toscana, dove sono presenti solo i due ‘piccoli’ programmi della Bassa Val di Cecina e dell’Amiata.
La situazione muta radicalmente nei due anni successivi che portano al primo Congresso Regionale dei CAT e all’attuale numero di Club (150). L’ARCAT, grazie a una decisa iniziativa di Hudolin, procederà più speditamente all’ ‘unificazione’ del programma su scala regionale, trovando maggior omogeneità nel campo della formazione e una maggior estensione territoriale, coprendo anche le provincie meridionali (Siena e Grosseto). Questa fase ha due momenti decisivi: 1) il Corso di Aggiornamento di Arezzo nel Febbraio 1993, che per la prima volta vede insieme tutti i servitori-insegnanti dei Club toscani con Hudolin, il quale ‘svecchierà’ il programma, introducendo i temi più attuali (l’etica del lavoro, la multidimensionalità, la centralità delle famiglie ecc.) e costituendo la Commissione della formazione (G. Corlito, P. Dimauro, G. Guidoni), che potenzierà il numero dei Corsi di base e fonderà la Scuola delle 300 ore di Arezzo; 2) il Corso di sensibilizzazione dell’Amiata (Casteldelpiano, Luglio 1993), che nello spazio dei quattro mesi successivi otterrà il risultato dell’apertura di quaranta nuovi Club, formando come servitori-insegnanti il gruppo ‘storico’ degli alcolisti che aveva retto la precedente fase di sviluppo del programma.
Successivamente il programma si svilupperà più omogeneamente, con lo sforzo di intensificare i Corsi di sensibilizzazione: vengono organizzati quelli di Prato (1994), Livorno, Siena (1996). A Livorno Hudolin investirà pubblicamente Corlito, Dimauro e Guidoni della responsabilità di essere direttori dei Corsi per il futuro e Siena sarà l’ultimo Corso tenuto in Toscana da lui stesso. Nell’anno successivo alla sua morte si tengono tre Corsi: il primo a Grosseto, poi a Firenze e infine in Valdarno; nel 1998 si tengono altri tre Corsi: Pistoia, Portoferraio e Volterra, e si programma una media di tre Corsi l’anno, tanti quanti sono necessari per un sistema di centocinquanta Club, secondo le indicazioni del Professore.
E’ stato possibile con molta difficoltà tenere aperta ad Arezzo la Scuola delle 300 ore, anche dopo la morte di Hudolin, soprattutto grazie al personale contributo della moglie.
Uno degli indubbi meriti del programma toscano, delle sue famiglie e dei suoi servitori-insegnanti è di aver scelto la supervisione continua da parte di Hudolin e di averne seguito l’insegnamento ed anche le concrete indicazioni fino alla sua morte ed anche successivamente (il programma della Scuola delle 300 ore è quello steso da lui).
I dati più recenti e verificati sono quelli della ricerca condotta da M. Variara in collaborazione con G. Guidoni, che è in attesa di essere pubblicata per intero (in piccola parte è pubblicata nel presente volume), anche se essi sono per alcuni anni disomogenei rispetto ai dati presentati da G. Corlito, su mandato del Direttivo dell’ARCAT, in occasione del 2° Congresso dei Club, tenutosi a Lido di Camaiore nel 1997. Tale discrepanza è dovuta alle diverse modalità di raccolta dei dati, che dovrebbe essere risolta con la costituzione della Banca dati regionale come unificazione delle banche dati locali.
Questa esperienza è legata alla trasformazione in senso ecologico-sociale di un programma preesistente di trattamento bio-psico-sociale, nato sulla base dei principi della medicina e della psichiatria sociale (cfr. in questo volume il capitolo ‘Esperienze in Italia’).
In termini quasi profetici Hudolin dirà nella sua ‘Introduzione’ al libro sui programmi toscani (1994): …il Corso… di Casteldelpiano, le cui conclusioni finali dovrebbero avere una grande importanza per lo sviluppo ulteriore dei Club degli alcolisti in trattamento e degli altri programmi per i problemi alcolcorrelati e complessi in Toscana.” (p. 17).

Trentino
F. Sevignani
Dal 1984 il programma prende il via anche in Trentino, dove, sino a questo momento, l’esistenza di enormi problemi creati dall’alcol è pressoché ignorata e non esistevano progetti né ipotesi di lavoro e tanto meno iniziative in questa direzione.
Inizia una nuova era. Luglio 1984: un gruppo di operatori della Valle di Non e di Sole ed il frate che aveva scoperto che in Friuli-Venezia Giulia esistevano i Club, insieme ad un operatore volontario, frequentano un Corso di sensibilizzazione tenuto da Hudolin a Pordenone. Nei mesi successivi studiano un piano per coinvolgere l’USL che delibera l’istituzione del primo servizio di alcologia a Cles, dove nascerà anche il primo Club.
Ad inizio 1985 viene attivato anche il dispensario di Mezzolombardo che diviene un punto di riferimento anche per altre zone del Trentino.
In Giugno 1985 nasce il primo Club anche in Val di Fassa ed in Novembre si tiene a Cles il primo Interclub provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento.
Nell’aprile del 1986 nasce l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento (APCAT), che realizza un’indispensabile saldatura tra le diverse realtà che operano nelle varie parti della provincia e lo strumento per coordinare la vita dei Club.
Giugno 1986: è il momento dell’incontro con Hudolin, il quale viene nel capoluogo trentino per tenere un Corso di sensibilizzazione, organizzato dalla Scuola di Servizio Sociale con il patrocinio dell’Assessorato alla Sanità. Al Corso partecipano settanta corsisti, provenienti da tutte le parti del Trentino. Più della metà dei partecipanti, ora servitori-insegnanti, si inseriscono nei mesi successivi nei programmi alcologici, permettendo così la nascita di altri servizi di alcologia e di numerosi Club: in Alta Valsugana, nelle Giudicarie, a Fiera di Primiero, in Vallagarina, in Val di Fiemme.
Ogni anno si ripete l’Interclub provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento, sempre in una località diversa che segue, di norma, al Corso di sensibilizzazione per dar modo a Hudolin di prendervi parte. La sua presenza, il suo carisma sono come una calamita che attrae le famiglie che hanno imparato ad amarlo e lo considerano il loro ‘Salvatore’.
Al quarto Interclub che si tiene a Levico nel Maggio del 1987, presente Hudolin, i partecipanti sono più di 700 ed i Club sono una cinquantina. Così, negli anni, si sono ripetuti gli Interclub, i Congressi nazionali ed internazionali, sempre alla presenza Hudolin e della sua inseparabile consorte, Višnja.
I Club, in Trentino, sono arrivati oggi a quota 168. Sono cresciuti numericamente, ma anche culturalmente, seguendo passo passo le evoluzioni della metodologia, introducendo nuovi concetti suggeriti da Hudolin, quali la multidimensionalità della sofferenza, la spiritualità antropologica, la cultura dell’amore e della pace, argomenti a lui tanto cari.
In questi ultimi sedic’anni il Trentino è diventato progressivamente la realtà italiana dove i Club si sono maggiormente diffusi (rapporto Club/popolazione 1/3.000 abitanti) ed hanno perciò fornito maggiori risposte (almeno 3000 famiglie con problemi alcolcorrelati sono entrate nei Club con una percentuale di successi superiore al 65%). Al tempo stesso è la realtà nella quale, complessivamente, sono maggiormente cresciuti i servizi pubblici di alcologia che, negli anni, hanno trovato una configurazione specifica, che li vede da un lato fortemente collaborativi con i Club e al tempo stesso impegnati particolarmente nelle attività di prevenzione primaria, ovverosia in tutte quelle iniziative rivolte alla popolazione generale e finalizzate alla riduzione dei consumi di alcol, unico modo per ridurre i consumi e far prevenzione riguardo ai problemi alcolcorrelati.
Tutto ciò è potuto avvenire perché, soprattutto tra il 1985 ed il 1992, la presenza di Hudolin a Trento è stata una costante che ha plasmato decine e decine di servitori-insegnanti e che ha impostato i programmi alcologici territoriali trentini.

R. De Stefani
Questa breve storia dei programmi alcologici in Trentino parte dal 1980. E’ una storia che ha alcune caratteristiche peculiari, ma è sicuramente una storia che si sviluppa per linee parallele a quello che negli ultimi vent’anni è accaduto e sta accadendo nel resto d’Italia. Chi scrive, vent’anni fa era un giovane psichiatra impegnato in una valle del Trentino a tradurre in atti concreti la legge di riforma che aveva appena chiuso i manicomi. E come i manicomi erano stati pieni di persone con problemi alcolcorrelati, così agli appena nati servizi territoriali di psichiatria arrivavano molte persone e famiglie con problemi di alcol. Così come arrivavano ai medici di famiglia, ai servizi sociali, ai parroci, ai sindaci, alle forze dell’ordine nella comunità, questi avevano un ruolo formale o informale di aiuto o di controllo. In una sorta di pellegrinaggio fatto di stazioni tanto obbligate quanto inutili. Tutti, nella mia memoria, ci trovavamo impotenti in maniera uguale e frustrati in maniera diversa, secondo le caratteristiche e sensibilità personali.
Fu in questa situazione che il frate dell’Ospedale dove lavoravo, amico carissimo e combattente di prima linea contro ogni sconfitta dell’uomo, mi spinse ad andare a vedere cosa accadeva in Friuli-Venezia Giulia dove si diceva stesse prendendo piede un metodo nuovo e buono che pareva fare al caso nostro.
Certamente vi sono alcune peculiarità che in qualche modo erano presenti fin dall’inizio, che hanno accompagnato nel tempo i programmi alcologici nel loro divenire, e che probabilmente ne spiegano anche il radicamento e il successo. Fra le tante possibili, due mi sono particolarmente chiare e meritevoli di essere messe a premessa di ogni sviluppo della storia:
- avere problemi di alcol non era più solo una iattura su cui piangere o per cui sbattere la testa alla ricerca di una soluzione. Avere problemi di alcol era la stazione di partenza di un viaggio fatto di condivisione e di amicizia. Di problemi che si trasformavano in risorse. Di capacità di ritrovare nelle proprie storie tormentate protagonismo e vita.
- avere problemi di alcol non voleva più dire affrontarli in ordine sparso. Con i vecchi arnesi di una medicina impotente, di una psicologia impreparata, di altre scienze o di altre agenzie spese comunque solidariamente. O nella solitudine della singola famiglia o comunque con un piccolo gruppo isolato. Avere problemi di alcol voleva dire lavorare assieme, abbandonare contrapposizioni antiche ed inutili, dimenticare in un attimo tutta la mitologica differenza tra chi cura e chi è curato. Scoprire prima nella pratica e poi nella teoria cosa vuol dire lavoro di rete, fare assieme. Non nella confusione della deresponsabilizzazione diffusa, ma nella grande scommessa della responsabilità condivisa.
L’uomo e la famiglia tornano protagonisti. Tornano protagonisti assieme a tanti altri uomini.
Quindici anni fa erano poco più che intuizioni confuse. Oggi sono fondamenta solide di progetti forti per comunità responsabili, protagoniste del proprio futuro; capaci di trovare risposte al proprio interno per chi vive in situazioni di difficoltà, capaci di intravedere sempre più chiaramente cosa fare perché quelle difficoltà non tocchino i nostri figli. Di tutti gli obiettivi certamente questo è il più importante.
Se fino al 1983 in Trentino, come del resto nella stragrande maggioranza di tutto il paese, praticamente nulla vi era per affrontare i problemi alcolcorrelati, a partire dal 1984 è stato un susseguirsi di iniziative, sia legate ai servizi pubblici che alle associazioni private. E alle proficue collaborazioni che si sono costruite tra i due mondi.
La prima iniziativa di matrice pubblica nasce formalmente a Cles, in Val di Non, nel Luglio del 1984. dopo la visita in Friuli e la ‘scoperta’ dei Club degli alcolisti in trattamento, un gruppo di operatori pubblici e alcuni volontari coinvolgono e convincono la locale amministrazione comprensoriale ed attivare un ‘Dispensario di alcologia’, primo luogo deputato ufficialmente ad affrontare il problema, applicando una precisa metodologia, quella di Hudolin. Il Dispensario aggrega rapidamente numerose famiglie che, dopo averlo frequentato tre mesi, tre sere la settimana, a loro volta danno vita ai primi Club degli alcolisti in trattamento.
La formula ha successo e si diffonde rapidamente in tutti gli altri Comprensori del Trentino. Dal 1984 al 1989 le allora Unità sanitarie locali si convincono della bontà del metodo e ne favoriscono lo sviluppo. Di pari passo si sviluppano i Club che si diffondono praticamente ai quattro angoli della provincia.
Sono anni di grande entusiasmo e anche, visti con gli occhi di oggi, di grande, inevitabile ‘confusione’. Il servizio pubblico e i Club sono di fatto la stessa cosa, gli operatori sono gli stessi, chi dirige il Dispensario pubblico di alcologia è anche in qualche modo il referente principale dei Club in quella zona.
Pensare ad un servizio pubblico che si identifica totalmente con un’associazione privata di volontariato e con una singola specifica metodologia può apparire, in astratto, una cosa del tutto incomprensibile e per certi versi anche potenzialmente dannosa. Ed in effetti, col passare degli anni le cose si sono, pur con comprensibili difficoltà, chiarite, e ciascuno ha trovato, o sta trovando, un suo specifico ambito di intervento.
D’altro canto non vi è dubbio che se nello specifico mondo dei problemi alcolcorrelati, fino ad allora negletto ed abbandonato, non si fosse registrata questa inusuale, ma indubbiamente straordinaria commistione di compiti e ruoli, avremmo probabilmente perso altri anni in attese e rimandi inutili e soprattutto dannosi per la vita di migliaia di famiglie.
Con il 1990 i ruoli e i compiti dei Servizi pubblici e delle Associazioni private trovano una loro iniziale individuazione. Si conclude un primo storico ciclo, ne inizia un secondo, favorito anche da alcune ‘chiarezze’ che maturano sia all’interno dei Servizi pubblici che nelle Associazioni private.
Crescono i Servizi pubblici: i Centri di Alcologia. I vecchi Dispensari vanno in pensione e attraverso un’articolata deliberazione dell’amministrazione provinciale sorgono dei ‘Centri di alcologia’ che assumono caratteristiche e finalità ben precise.
Sul versante delle Associazioni si assiste ad un procedere analogo in termini di riappropriazione di identità, di compiti e di ruoli.
Più semplici le cose all’interno dei gruppi degli Alcolisti Anonimi che non avevano vissuto quella fase di identificazione totale con gli appena nati Servizi pubblici e che avevano alle spalle l’esperienza più che cinquantennale del loro movimento in tutto il mondo.
Più complessa la situazione in casa Club. L’Associazione provinciale, nata nel 1986, fatica all’inizio a trovare una sua reale autonomia e vive molto della presenza e dell’impulso degli operatori pubblici che ne sono parte attiva e trainante. Le Associazioni locali, le ACAT, nascono solo successivamente.
Ad ogni buon conto il bilancio è complessivamente più che buono, come si può ricavare anche dai dati che testimoniano dei risultati raggiunti. Si può infatti tranquillamente dire che in poco più di dieci anni dove non c’era praticamente nulla sono sorti dei servizi pubblici a bassissimo costo ed alta capacità di coinvolgimento su una tematica fino a poco prima del tutto marginale, nonostante i costi sanitari, umani e sociali che comportava. Così come si può dire che sono sorte e si sono consolidate delle associazioni e penso in particolare a quella dei Club, che costituiscono oggi la più estesa, ramificata e numerosa associazione.
Il successo dei programmi alcologici va sicuramente imputato a fattori diversi. A partire dal problema in quanto tale, per l’urgenza e la drammaticità che rappresentava e che in quanto tale sempre più premeva e faceva sentire la sua voce e dalla sua già richiamata capacità di trasformarsi in risorsa, per essere riuscito a dar voce al protagonismo sano di quanti pesantemente lo vivevano su se stessi e all’interno della propria famiglia.
Naturalmente un ruolo importante, come sempre, lo hanno giocato le persone, tante e fortemente motivate e disponibili. Qualcuno più attento agli aspetti organizzativi, e diciamo così strategici, tantissimi impegnati nella scommessa da vincere, all’inizio dell’avventura e poi nella quotidianità dello specifico impegno, sia nel mondo dei servizi pubblici sia nella disponibilità all’interno delle Associazioni.
Credo sia giusto poi non sottovalutare che la ‘piccola grande rivoluzione alcologica’ è nata e si è sviluppata in un periodo storico in cui la cultura sanitaria generale stava e sta crescendo in termini di maggiori e diffuse attenzioni alla promozione e alla protezione della salute, ai principi della corresponsabilità comunitaria, del lavoro diretto, della maggiore attenzione al ruolo del portatore del disagio. E ancora e soprattutto in questi ultimi anni sono stati significativi i pronunciamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che costituiscono una cornice assolutamente innovativa e importantissima per un corretto sviluppo dei programmi.

Il Centro Studi e Documentazione sui Problemi Alcolcorrelati
Nello specifico della realtà trentina un ruolo particolare ha avuto negli ultimi dieci anni la costituzione e lo sviluppo del Centro Studi e Documentazione sui Problemi Alcolcorrelati.
Il Centro Studi nasce nel 1988 per volontà di due diverse realtà. Da un lato l’allora Scuola Superiore Regionale di Servizio Sociale, ora Istituto Regionale di Ricerca Sociale, dall’altro l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento.
Il Centro Studi nasce per costituire, nel rispetto dei diversi compiti e ruoli, un ponte tra servizi pubblici e associazioni di volontariato, per favorirne tutte le collaborazioni possibili e per garantire, a quel riuscito mix di iniziative del pubblico e del privato che sempre più vanno sotto il nome di programmi alcologici territoriali, alcuni ‘servizi’ comuni, unitariamente e secondo logiche di economicità.
Dal 1992 il Centro Studi, tramite la collaborazione di un operatore particolarmente formato e competente, garantisce un’attività di collegamento e di rete all’interno dei diversi programmi alcologici territoriali. Tale attività si realizza attraverso la partecipazione dell’operatore alle riunioni mensili o periodiche che si tengono nelle diverse zone. Tale presenza può assumere anche funzione di supporto in momenti di difficoltà che i programmi si trovano ad attraversare.
Per quanto riguarda l’attività epidemiologica e la raccolta dei dati, il Centro Studi ha elaborato i dati progressivamente raccolti dal 1984 ad oggi, in riferimento alle più di 3000 famiglie entrate nei Club. Questo permette di avere oggi un quadro accurato ed aggiornato, sia in termini socio-demografici sia soprattutto in termini di ‘successo’, valutato sulla base dei due parametri classici: astensione dall’alcol e miglioramento della qualità della vita.
Il Centro ha partecipato a diverse ricerche epidemiologiche, e in particolare ha curato con l’apporto con l’Istituto Superiore di Sanità una ricerca volta ad individuare la presenza dei bevitori problematici all’interno della popolazione ricoverata negli ospedali della provincia, al fine di rivolgere loro l’offerta di materiale educazionale e di consulenza. Tale ricerca è stata applicata in diversi ospedali di molte regioni italiane.
Il Centro Studi è conosciuto a livello nazionale soprattutto per la produzione di due collane informative e educazionali su temi attinenti l’alcol e i problemi alcolcorrelati, anche in riferimento a target specifici (scuola, giovani, medici di famiglia ecc.). Si tratta di materiale di facile fruibilità e destinato alla grande diffusione. Soprattutto negli ultimi anni il Centro Studi ha svolto un ruolo di servizio anche per molte realtà esterne alla provincia di Trento, con particolare riferimento al campo formativo. Si è reso promotore, assieme al altre realtà, di un Piano d’azione italiano per la riduzione del 25% dei consumi di alcol.
Ha favorito la nascita in diversi paesi europei (Russia, Romania, Albania, Svizzera ecc.) di programmi alcologici centrati sui Club degli alcolisti in trattamento e ne sta seguendo lo sviluppo.

Umbria
V. Matteucci
Un po’ di ritardo rispetto alle altre regioni, il Club ha fatto il suo ingresso in Umbria, a Perugia, il 19 Settembre 1989. Nel Maggio 1990 venne a trovarci per la prima volta Hudolin e l’impulso ai programmi fu assicurato.
L’USL del Lago Trasimeno attivò per la prima volta il Servizio pubblico di alcologia, e riconobbe l’importanza e la validità dei Club degli alcolisti in trattamento del territorio quale espressione di volontariato. Iniziarono così i programmi alcologici con la forza della cooperazione fra pubblico e privato.
Nel Luglio 1992 la Regione deliberò l’attivazione dei programmi alcologici in tutte le USL tramite i GOAT (Gruppi Operativi Alcologici Territoriali), mentre i Club erano già diffusi nei vari territori.
Attualmente esistono ventotto Club, diffusi a rete in tutto il territorio; ogni Azienda USL ha attivato il GOAT; non esistono strutture residenziali specifiche.
Il Comprensorio è in Trentino un ente intermedio di natura politico-amministrativa che aggrega i comuni di un determinato territorio ed esercita competenze primarie in vari ambiti tra cui quello socio-sanitario.
In Trentino-Alto Adige, regione a statuto speciale, le due province autonome di Trento e di Bolzano hanno le stesse competenze, in molti casi ampliate, delle regioni a statuto ordinario.

Val d’Aosta
M. Boscariol
Il primo Club nacque ad Aosta nel 1989 grazie a due famiglie che, in seguito al ricovero nei reparti ospedalieri di alcologia specializzati nella metodologia ideata da Vladimir Hudolin, per proseguire il trattamento nei Club dovevano recarsi settimanalmente nei pressi di Torino.
Ben presto altre famiglie provenienti da tutta la Valle approdarono al CAT ‘Aosta 1’: sorgeva così l’esigenza di aprire nuovi Club dislocati su tutto il territorio regionale.
Nel Marzo del 1992 si costituì l’ARCAT Valle d’Aosta che nell’anno successivo ottenne l’iscrizione all’Albo regionale delle Organizzazioni di Volontariato.
Attualmente sono presenti sul territorio 7 Club: ‘Mont Blanc’ a Courmayeur, ‘Valdigne’ a Morgex, ‘Grand Assaly’ a La Thuile, ‘Aosta 1’ e ‘Chez Nous’ ad Aosta, ‘Grand Combin’ a Gignod e ‘Il Cerchio’ ad Hône. Le famiglie dei Club sono circa sessanta.
Nel 1993 si è tenuto ad Aosta un Corso di sensibilizzazione. Ogni anno si organizzano il Congresso regionale delle famiglie, l’aggiornamento dei servitori-insegnanti e la Scuola alcologica territoriale, rivolta sia alle famiglie sia alla popolazione.
E’ in atto una collaborazione con il Servizio di alcologia del Ser.T. per un progetto di sensibilizzazione rivolto agli agenti di polizia penitenziaria. Continua la collaborazione con gli Alcoltel.
La nostra ARCAT è gemellata con l’ACAT Speranza del Canavese e con l’ACAT Torino zona Ovest.
Gli innumerevoli sforzi per aprirci alla comunità locale hanno purtroppo dato finora scarsi risultati, essendo troppo fortemente radicata nella nostra regione la cultura del bere che spesso coinvolge, nelle festività e nelle innumerevoli manifestazioni, anche i bambini.

Veneto
C. Lamarina
Un gruppo di operatori socio-sanitari, tra questi Luigi Colusso che era stato prima a Zagabria da Hudolin, Claudio Sartori, Alvaro Valbusa dell’allora astanteria medica, l’assistente sociale Calia Rita, alcuni infermieri dell’ospedale di Treviso e la psicologa Carla Lamarina con un’assidua frequenza nei centri alcologici della regione Friuli-Venezia Giulia, si è formato e preparato nel corso dell’anno 1981 per attivare, il 6 Aprile 1982 due Club presso l’Ospedale civile di Treviso. Questi erano in parte composti da alcolisti che avevano già iniziato un trattamento a Castellerio (Udine): in tutto erano dieci famiglie, che a Dicembre dello stesso anno erano già diciassette. Nel mese di Giugno dell’ ’82, sempre presso l’Ospedale civile ‘Ca’ Foncello’, è stato organizzato il primo Corso di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati condotto dall’équipe di Vladimir Hudolin, secondo l’allora metodologia medico-psico-sociale, che ha sensibilizzato una ventina di corsisti e che ha permesso di formare gli allora terapeuti di Club.
Nel Luglio del 1982 iniziò a funzionare un trattamento dispensariale, serale, tre volte la settimana (presso l’ospedale) avvicinando altre 21 famiglie. Nel periodo Aprile-Dicembre gli alcolisti trattati erano perciò complessivamente 45 (maschi 31 e femmine 14); solo 8 provenivano da un precedente trattamento a Castellerio.
I Club alla fine dell’anno erano quattro, due di questi nel territorio: nel Comune di Roncade e nel Quartiere di Santa Bona. Cominciava così l’espansione nel territorio. Si deve ricordare che l’anno ’82 ha rappresentato l’inizio dei programmi anche nell’ULSS n. 1 a Tai di Cadore e nell’ULSS n. 9 a Noventa Vicentina, perciò i Club in Regione erano sei. Nel 1983 è iniziata una più ampia diffusione dei Club nel territorio regionale, grazie anche all’attività dell’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento: l’ARCAT Veneto fu fondata a Treviso il 14 Febbraio 1983, con sede a Treviso. Sempre nel corso del 1983 ha iniziato a funzionare il day hospital di Treviso, sempre presso l’ospedale. Le persone per quanto possibile mantenevano i loro impegni lavorativi nelle ore pomeridiane. In questa prima fase si è riscontrato un consenso sociale da parte dei datori di lavoro che hanno collaborato nel concedere cambi di turno.
Non si è mai attuato un trattamento mediante ricovero, ma solo nelle fasi più acute per alcuni alcolisti si è sempre potuto contare sul reparto d’astanteria medica. Nel periodo Gennaio – Dicembre ’83 gli alcolisti trattati erano 134, di cui 99 maschi e 35 femmine. Di questi, 52 avevano frequentato il dispensario e 82 il day hospital. Un dato indicativo è l’età media di circa 45 anni: questo ci conferma una popolazione relativamente giovane. Gli abbandoni erano stati contenuti nelle 9 unità.
Nel 1984 si sono attivati complessivamente nell’ULSS n.10 dodici Club su ventun comuni che la compongono, e di questi, sei avevano almeno un Club. In provincia di Treviso vi erano complessivamente tredici Club con 160 alcolisti in trattamento: la crescita era perciò continua.
In tutto il Veneto si potevano contare 27 Club con 310 alcolisti in trattamento. Durante il 1984, ’85 e ’86 è continuata l’espansione sempre più impetuosa dei Club. In occasione del Congresso dei Club degli alcolisti in trattamento al Palaverde di Villorba (TV), il 31 Maggio 1986, con la partecipazione dei Club della ex Jugoslavia, si parlava di 1.800 famiglie inserite nei Club del Veneto, che erano oltre 150, presenti in venti ULSS delle nostre trentasei.
Volendo tentare un bilancio del solo inizio dei programmi e della loro estensione nei primi cinque anni d’attivazione, è evidente la crescita quantitativa, ma, date le caratteristiche del sistema ecologico sociale, si deve guardare soprattutto alla crescita umana in termini di miglioramento della qualità dello stile di vita delle famiglie inserite nei programmi alcologici territoriali che continua a tutt’oggi.
Ancora molto cammino c’è da percorrere, perché, come diceva Hudolin, dall’adolescenza siamo ora nella giovinezza. Dal 1982, quando in Veneto esistevano cinque Club, siamo arrivati al 2000 con un numero di Club pari a 577.

P. Perucon
25 Luglio 1982… Mario, Attilia, Innocente, Italo, Cecilia… ed io, Paola. Siamo nello studio del dott. Pallabazzer, coordinatore sociale dell’ULSS 1 ‘Cadore’. E’ il primo incontro di Club degli alcolisti in trattamento del Bellunese.
Sono appena tornata da Castellerio (UD) dove ho trascorso due settimane in visita al Reparto Lungodegenti del quale era responsabile Renzo buttalo. Avevo assistito alle attività inerenti il trattamento medico-psico-sociale secondo il metodo Hudolin per persone con problemi alcolcorrelati. L’esperienza è stata interessante e piacevole: gente simpatica, disponibile; ma di certo non mi sarei mai aspettata, appena tornata, di trovarmi immediatamente tra capo e collo la responsabilità di un Club: io come servitrice, anzi ‘terapeuta’ come si usa dire. Cosa faccio qua? Mi chiedo. Mi aggrappo alla ‘sicurezza’ del mio ruolo: sono laureata in psicologia. Io di qua voi di là… anzi no, siamo tutti amici e ci vogliamo bene… No, non funziona!
La matassa si sbroglia da sola: Mario, che già frequenta un Club a Pordenone, il più vicino alla nostra zona, si siede tranquillo. Inizia a compilare l’elenco dei partecipanti, l’appello, i giorni di astinenza, spiega il verbale, iniziano a parlare, sono tutti soddisfatti del traguardo raggiunto: finalmente è sorto il primo Club degli alcolisti in trattamento nella nostra zona, qui a Tai di Cadore: il grande viaggio è iniziato!
Giugno 1998. Sono passati quasi sedic’anni, lavoro come psicologa presso il Ser.T. -Alcologia di Auronzo di Cadore.
Tutto è avvenuto non facilmente, ma in modo naturale. Vladimir Hudolin, Višnja Hudolin e il loro gruppo di lavoro: Mauricio Troncoso, l’assistente sociale Slavica Jauk li ho conosciuti personalmente a Maniago nell’ ‘82, durante un Corso di sensibilizzazione. In quella occasione ho provato varie sensazioni: timore reverenziale, sorpresa di fronte alla proposta di mettere in discussione il mio bere… io che problemi con l’alcol pensavo di non averne, tensione, curiosità.
Con il tempo ho sentito soprattutto che potevo fidarmi. Ho sentito crescere la stima per queste persone, e sono stata catturata dal ‘movimento umano’ a cui si aggiungeva giorno dopo giorno un numero sempre maggiore di compagni di viaggio.
Nell’Ottobre 1983 è stata aperta la Sezione di Alcologia presso l’Ospedale di Auronzo, con la disponibilità di Mongillo, primario della Medicina. I Club si sono diffusi sempre più sul territorio. Ora in tutta la provincia di Belluno ce ne sono sessanta; le persone coinvolte sono più di 2.000. nella nostra provincia sono stati organizzati sei Corsi di sensibilizzazione; i programmi si stanno sempre più differenziando, ed hanno raggiunto una buona qualità.
Come è potuto accadere tutto questo, con tutti i dubbi, le perplessità, le incertezze e i timori che avevo? E perché ricordare oggi i tempi trascorsi? Penso sia importante scrivere degli inizi. C’è sempre un nuovo inizio in altre zone. Ed anche qui da noi è sempre un nuovo inizio: un giocarsi giorno per giorno.
Ricordo quando nel ’91 Hudolin è venuto a trovarci: pensavamo di aver raggiunto un buon equilibrio sia di organizzazione sia di qualità: una rivoluzione! Il Professore ci parlò del Centro alcologico territoriale funzionale, della necessità di uscire dall’ospedale, impegnarsi di più con le attività di prevenzione e promozione della salute, territorializzare gli interventi… Tutto per il Professore sembrava semplice. “Bello, interessante, ma manca il personale, siamo in pochi, ci sono i venti posti letto della Sezione, un territorio di 40.000 abitanti, scuole, associazioni, parrocchie, bisogna sensibilizzare le figure significative della comunità: preti, medici, insegnanti…”. “Cucchiaio dopo cucchiaio, il lago diventa yogurt”.
E il viaggio continua…

A. De Sandre
Nel 1986 mi trovavo a Padova impegnato in una Scuola di Specializzazione. Erano i primi anni della mia vita professionale, e qualcuno mi propose di fare un corso in relazione al fatto che mi occupavo già di persone con problemi di alcol in ambito ospedaliero e di ricerca. Andai a questo corso aspettandomi ulteriori informazioni, nozioni, possibilità di accrescere il mio bagaglio ‘scientifico’. Più tardi scoprii che questa aspettativa era comune a tutti, era banale. Fu molto dura ma ebbi subito la sensazione non spiegabile che qualcosa di molto importante per me stava succedendo, e questo qualcosa non riguardava il misurabile scientifico ma era molto più profondo. Più resistevo più ero catturato e stimolato alla riflessione, a decidere cosa fare. Un po’ saccente e un po’ curioso iniziai ad operare in un Club in un piccolo paese del Cadore, dove i programmi erano iniziati quattro anni prima, essendo nel contempo operatore del Servizio pubblico di Alcologia. Forte della scienza ma soprattutto smosso nel profondo dalle argomentazioni (pulce nell’orecchio) di Hudolin, di sua moglie Višnja e di Slavica Jauk, iniziò così il mio cammino personale di cambiamento, strettamente avvinto al cammino professionale.
Come è stato difficile spesso, e qualche volta lo è ancora, essere persona dentro il Club, non medico e dirigente del Servizio. Quante famiglie, quante persone mi hanno aiutato a cambiare, a crescere e maturare in questi anni. Ciò che è la mia esperienza di vita professionale e non è in qualche modo sovrapponibile all’esperienza di molte altre persone in questa zona e non solo. Penso ai miei collaboratori-amici, alle decine di persone che in questi anni mi hanno dato, ricevendo molto, un enorme contributo per la crescita e lo sviluppo dei programmi alcologici territoriali in provincia di Belluno. Allora è intuibile come l’esperienza mia e di altre persone, meglio dire la scelta, l’essere operatori di Servizio pubblico e servitori-insegnanti, insieme a molti altri servitori-insegnanti non professionisti ha in maniera netta condizionato l’essenza del programma, ne ha determinato le caratteristiche, ne ha definito i termini. Molte volte i cosiddetti professionisti della salute chiedono come si fa a conciliare gli aspetti, a far convivere elementi per loro così inavvicinabili.
Prima di rispondere penso sempre a quanto ho ricevuto soprattutto ad essere servitore-insegnante, a quanto ho imparato dalle famiglie dei Club, a quanto sono stato aiutato, e poi cerco di spiegare cosa si può e si deve intendere per professionalità, etica, orario, in un contesto rispettoso della gente, dei suoi problemi, delle sue speranze, delle sue aspettative. Grazie ai programmi alcologici territoriali, ai CAT, a partire dal 1982, anno di apertura del primo Club, le famiglie hanno potuto affrontare i problemi, affrontare la vita, prendere decisioni, crescere e maturare insieme alla comunità di appartenenza, dentro la comunità e non più nella stragrande maggioranza dei casi, essere alienate, emarginate dal contesto sociale.
In questi anni si è avviato un processo di cambiamento, irreversibile, della cultura sanitaria e generale delle nostre comunità. Alcuni aspetti di tali cambiamenti sono evidenti nel diverso atteggiamento della popolazione, nella riflessione sulle abitudini di vita a rischio, nella consapevolezza delle istituzioni sanitarie e non, che i programmi alcologici territoriali hanno significato miglioramento della qualità della vita. Se i Club, sessanta, per un rapporto di un CAT ogni 3.000 abitanti, rappresentano una diffusa e capillare presenza di possibilità nella quasi totalità dei sessantanove comuni della provincia, le Scuole alcologiche territoriali definiscono, a partire dal 1991, una modalità di lavoro ormai irrinunciabile per la qualità e la quantità. In questi anni sono stati fatti 140 incontri di Scuola alcologica territoriale di primo modulo per un totale di 150 famiglie inserite, 125 incontri di Scuola alcologica territoriale di terzo modulo, per un totale di 1.080 persone coinvolte.
Tutto questo rappresenta un patrimonio enorme, frutto del lavoro dei CAT, del Centro alcologico territoriale, espressione della cooperazione fra pubblico e privato, professionale e volontario, frutto di molte persone che hanno sperimentato come il lavorare nei CAT, essere nei CAT, rappresenta una modalità, una possibilità incredibile per dare un contributo al miglioramento della cultura sanitaria e generale. Per questo, e per quello che sicuramente verrà e ci sarà, di personale e di professionale, di ulteriore crescita e maturazione e di sviluppo dei programmi, ringrazio la famiglia Hudolin e tutte le persone che hanno dato e continuano a dare.

N. Regonati, I. Stimamiglio
Hudolin era solito affermare che tre condizioni concorrono al succedere degli eventi: “la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto” e lo ripeteva ogni volta che voleva sottolineare quanto importante fosse stata, per l’avvio dei programmi a Padova nel 1984, l’attenzione ai problemi alcolcorrelati di un medico internista, Sergio Zotti, che all’interno del Reparto di medicina generale aveva troppe volte sperimentato il fallimento di un approccio esclusivamente clinico.
L’eco delle nuove ed efficaci esperienze avviate nel vicino Friuli-Venezia Giulia era giunto fino a lui che, cominciando così a creare collegamenti nelle reti di protezione e promozione della salute, è partito per conoscerle ed attivarle anche nella sua città.
Nascevano così i primi Club degli alcolisti in trattamento a Padova e, con Zotti, un manipolo di pionieri (medici e psicologi), pieni di entusiasmo e di curiosità attivava all’interno della Divisione Medica 3° del locale ospedale, un ambulatorio alcologico, un dispensario per le famiglie che iniziavano i programmi e soprattutto, un nuovo interesse rivolto ai problemi alcolcorrelati e complessi ed alla nuova possibilità di affrontarli, che piano piano si diffondeva in tutto il complesso ospedaliero e del territorio, nei servizi e nelle famiglie sofferenti.
La crescita dei CAT, in quegli anni, fu vertiginosa. Quello che accadde a Padova è storia conosciuta in ogni realtà che abbia dato il via all’approccio ecologico sociale in quegli anni: il credere nella proposta, la sensazione di concorrere all’avvio di un’esperienza rivoluzionaria, di contribuire alla stesura della storia dell’approccio ai problemi alcolcorrelati in Italia, le famiglie riconoscenti, la percezione di un fare insieme fino ad allora sconosciuto, le crisi, la continua messa in discussione del proprio essere e del proprio fare (oltre che al sapere!), il cambiamento proposto e sperimentato.
Per noi che abbiamo partecipato agli entusiasmi iniziali, la consapevolezza della potenza, della ricchezza e della complessità della proposta hudoliniana arrivò piano piano, negli anni successivi, insieme alla percezione della limitatezza delle nostre radici culturali e della nostra formazione, quando siamo entrati in una logica circolare di crescita e cambiamento continuo, in una continua interazione individuo-famiglia-comunità locale: il passaggio da un noi, loro e gli altri, ad un noi e basta. Non si trattava, come forse si era pensato all’inizio, di un nuovo modo di ‘curare l’alcolismo’ ma di un diverso modo di vivere i problemi alcolcorrelati nella propria comunità di appartenenza.
Il raggiungimento di queste consapevolezze ha determinato via via dei cambiamenti, a volte sofferti ma sicuramente orientati verso una crescita continua delle famiglie e della comunità.
Gli alti e i bassi, le ‘ricadute’ e le rinascite, hanno portato l’esperienza padovana ad essere un’esperienza viva, vitale, nella propria comunità, sempre più lontana dal rischio di una medicalizzazione dei problemi alcolcorrelati, che riusciva a sopperire alle perdite con l’attivazione continua di nuove risorse, ad alternare momenti di solitudine alla creazione di forti legami.
Il Servizio di alcologia, tanto sognato all’inizio, non è mai nato. Alcuni reparti ospedalieri hanno continuato ad occuparsi con molta attenzione dei problemi alcolcorrelati; il locale Ser.T. ha scelto per anni di non occuparsi di alcologia; l’ACAT è nata nel 1985 e si è messa progressivamente sempre più al servizio dei Club, delle loro molteplici e ripetute iniziative: feste analcoliche, collegamenti con le proprie reti territoriali per far fronte alla complessità, Interclub, convegni e tavole rotonde, iniziative di promozione della salute nella comunità.
Se la nostra storia sia stata più ricca di limiti o di risorse non lo sappiamo. Forse solo di caratteristiche specifiche di una realtà, un pezzo di storia che come tante altre in Italia ha dimostrato che la proposta hudoliniana non è un metodo da applicare, ma un’esperienza da vivere e da far rivivere nella propria realtà locale e con la propria realtà locale.
Oggi, dopo tanti anni, è più facile pensare che ognuno di noi, ogni persona, ogni famiglia, possa essere, e sia stato nei diversi momenti e nelle diverse fasi di crescita, ‘la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto’.
Sono trascorsi quattordic’anni dalla nascita del primo Club a Padova, e le famiglie dei Club hanno fatto una lunga strada non senza qualche intoppo, ma senz’altro hanno lavorato molto per migliorare la loro qualità di vita e quella della propria comunità. Il Club si propone come agente di cambiamento nella comunità locale ed accoglie al suo interno famiglie con problemi complessi ed è collocato in un contesto sociale con il quale crea dei legami per stabilire una rete di relazioni forti e solidali, offrendo il proprio contributo per la protezione e promozione della salute.
L’intento e l’interesse è quello di un’apertura verso il sociale, inteso sia come risorsa per la persona che lavora per recuperare le proprie difficoltà, sia come risorsa per la comunità, visto che il Club si apre alle varie forme di sofferenza proponendo una nuova modalità di approccio ecologico-sociale basato sulla solidarietà, sulla condivisione, sull’appartenenza e sulla responsabilità di ogni singola persona.
Oggi l’Associazione dei Club, presente nel territorio ULSS con 31 Club, di cui tre all’interno del carcere, sta lavorando più alacremente per essere sempre più nodo della rete territoriale, e questo costante impegno sta portando i suoi frutti.
La costante attività dei Club nel territorio padovano dà l’avvio ad una cooperazione fra i programmi territoriali: nasce quindi a Padova, nel Marzo del ’96, ‘il Centro alcologico territoriale, un ponte di collaborazione tra pubblico e privato.
Conseguentemente l’ULSS 16 ha svolto un’azione promozionale nei confronti delle associazioni, cooperative sociali e comunità terapeutiche operanti sul territorio nel campo dell’alcoldipendenza, con l’obiettivo di favorire la costituzione di un organismo di coordinamento denominato ‘Agenzia del Centro Alcologico Territoriale’, costituitosi tra soggetti del privato sociale disponibili a porsi in un rapporto di collaborazione con i servizi pubblici.
Un valido strumento per la realizzazione di un lavoro di rete è stato l’avvio delle Scuole alcologiche territoriali. Il ‘lavoro di squadra’ da fare è ancora molto e riguarda ancor di più l’ampliamento della rete per coinvolgere le altre risorse presenti nel territorio, che si occupano di problemi sociali, di salute, della gestione del tempo libero e della qualità della vita.
Si sta lavorando nella direzione sopra descritta, senza perdere di vista che i Club sono e dovranno sempre essere al centro dei programmi ecologici, perché sono la testimonianza di un cambiamento e di una diversa cultura nella comunità locale, conseguente ad un comportamento consapevole e responsabile per l’autoprotezione e autopromozione della salute propria e di tutti i cittadini.

E. Del Favero
Fatti e non tanto parole. Da questa frase, pronunciata da don Luigi Ciotti del Gruppo Abele di Torino, è partita l’esperienza che mi ha condotto ad incontrare i Club degli alcolisti in trattamento.
Partecipai ad un seminario sulla prevenzione delle situazioni di rischio per i giovani e alla fine Paola Perucon mi chiese se ero disponibile ad aprire un Club. Presi tempo, ma quella frase mi portò a decidere di mettermi in gioco già dopo dieci minuti. Se si sta ad aspettare il momento adatto non si comincia mai.
Il Corso di sensibilizzazione mi ha stimolato ad entrare ancora più in questo gioco: “Lei chi vuole aiutare?”, mi chiese Vladimir Hudolin. Presi così coscienza dei limiti del mio modo di pormi, e iniziai a mettere in discussione me stesso, la mia cultura riguardo non solo l’alcol, ma il mio rapportarmi agli altri.
Tutto questo mi portò alla grande serenità che viene dal fatto che a portare avanti la vita del Club sono le famiglie. Restava tuttavia la convinzione che si trattasse di auto mutuo-aiuto.
Nei Corsi di perfezionamento e negli aggiornamenti, Vladimir Hudolin sottolineò talmente il fatto che i Club degli alcolisti in trattamento sono delle comunità multifamigliari, da farmi non solo considerare molti risvolti positivi di questa realtà, ma anche capire l’importanza di cogliere dentro la realtà stessa i modi migliori di affrontare e superare i problemi.
Ogni realtà e sistema ha la sua logica: se noi pretendiamo di adattarlo al nostro pensiero, molto facilmente non solo falliremo, ma ne soffriremo. Hudolin era molto stimolante in questo, anche se spesso ci si sentiva toccati nel vivo e questo al momento non fa piacere. Tuttavia, quanto più ci si perde a considerare la ferita, tanto più si soffre e non si coglie l’opportunità di crescere e di maturare. Pian piano mi sono accorto dei messaggi di stima che erano collegati a questi stimoli.
Non è facile trasmettere la stessa carica alle famiglie ed alle persone coinvolte nei programmi, perché troppo spesso vediamo i problemi e non le risorse, e tendiamo a confondere problemi e persone coinvolte. Perdiamo così molto tempo senza favorire qualcosa di concreto che ci conduca oltre la situazione problematica.
Determinante per la nostra realtà provinciale è stato il consistente aggiornamento di molti servitori- insegnanti. Questo ha fatto sì che, nonostante la presenza di una Sezione di alcologia, le attività dei programmi siano diffuse in tutto il territorio e sia stato possibile realizzare uno dei primi Centri alcologici territoriali. Basti considerare che le Scuole alcologiche di primo modulo (per le famiglie nuove che entrano nei Club) sono state 22 e si sono tenute in 11 comuni diversi; quelle di secondo modulo (per le famiglie già nel Club) 89 in 28 località diverse, e quelle di terzo modulo (per le comunità locali) sono state 42 in 31 località diverse. Pure i Corsi di sensibilizzazione sono stati sei e in cinque centri diversi.

A. Scanagatta
La nascita e lo sviluppo dei CAT nel Bassanese ha coinciso con il trasferimento della sottoscritta, suor Amelia Scanagatta, dal Friuli al Veneto, nell’anno 1987.
L’esperienza estremamente positiva fatta a San Daniele con Gianni Bacci e successivamente con Renzo Buttolo, mi ha fortemente stimolata e determinata ad iniziare un lavoro di informazione e di sensibilizzazione, prima nel territorio di residenza (Romano d’Ezzelino), poi nel territorio Bassanese.
Nel Bassanese incominciai a informare soprattutto le autorità sanitarie, comprese quelle amministrative, il coordinatore sociale e il personale del Ser.T. di allora. La mia proposta del tutto sconosciuta agli amministratori e operatori socio-sanitari, quella cioè di avviare un servizio di alcologia con una metodologia diversa da quella degli Alcolisti Anonimi, non ha avuto certamente un riscontro immediato, perché a loro parere poco credibile dal punto di vista metodologico. Allora mi rivolsi al servizio di alcologia di Castelfranco Veneto, nella persona di Milani, chiedendole aiuto e appoggio per un’informazione che fosse professionalmente qualificata, e così fu fatto.
Nel contempo però nel Comune di Romano d’Ezzelino abbiamo dato vita al primo Club degli alcolisti in trattamento.
Nel mese di Gennaio 1989 Vladimir Hudolin, a Marostica, diresse un Corso di sensibilizzazione per tutti i dipendenti dell’USL, con notevole gradimento e soddisfazione da parte di tutti i partecipanti. Alla fine del Corso lo stesso Hudolin ha chiesto la disponibilità di alcune persone per avviare il servizio di alcologia. Ottenuto il loro consenso, la data del 28 Gennaio 1989 è rimasta la data di inizio del servizio di alcologia a Bassano del Grappa.

F. Conforto
La parte fondamentale dei programmi alcologici secondo l’approccio ecologico sociale è rappresentata sicuramente dal numero dei Club che lavorano sul territorio. Nel Veneto sono attualmente funzionanti 577 Club. Fra il 1997 e il 1999, abbiamo avuto un incremento di circa 50 Club di nuova iscrizione, una ripresa dell’attività per circa una decina di Club, ed anche alcune decine di sospensioni, speriamo temporanee.
Nel Veneto si svolgono circa due Interclub l’anno per ogni ACAT: in alcune realtà è scelta la forma dell’Interclub zonale che raggruppa ad esempio i Club di tutta una Provincia o del territorio di una ULS. Tali iniziative si organizzano all’incirca una volta l’anno, ma non in modo omogeneo sul territorio regionale.
Si effettuano invece con regolarità due Interclub regionali l’anno. In quelle occasioni è convocata anche l’assemblea ordinaria ACAT, con un suo proprio programma. Dal 1999 si effettua un terzo Interclub regionale all’interno della Casa di reclusione ‘Due Palazzi’ di Padova: tale iniziativa, che richiede una particolare e specifica cura organizzativa, è stata varata dopo due anni di rodaggio, per dimostrare con i fatti che i Club che si svolgono nel carcere sono parte integrante dei programmi territoriali.
Le Scuole alcologiche territoriali di primo modulo sono attive in 23 ACAT su un totale di 28 Associazioni presenti. Nel 1997 si è svolto un Corso regionale sulla Scuola alcologica territoriale, durante il quale si è cercato di dare una sostanziale unitarietà agli interventi, già numerosi, ma piuttosto eterogenei nelle modalità e nei contenuti.
L’obiettivo che ci siamo posti, come del resto per i Club, è che ogni famiglia della Regione che si avvicina al sistema lo riconosca e, se le dovesse capitare di trasferirsi, possa trovare la stessa struttura logica, lo stesso linguaggio, gli stessi ‘pensieri’ in ogni luogo del Veneto.
Le Scuole di 2° modulo sono attive in 21 Associazioni. Per il 3° modulo, hanno provato ad organizzarlo, con esiti diversi, 27 Associazioni.
Nel triennio considerato si è prestata particolare attenzione alle Scuole alcologiche territoriali ed all’auto supervisione, per favorirne lo sviluppo, il radicamento e l’armonica ricerca di unitarietà.
Si sono svolti tre Corsi sulle Scuole: nel 1997 sul I° Modulo, nel 1998 sul 2° Modulo, nel 1999 sul 3° Modulo. I Corsi erano rivolti a servitori-insegnanti che già operavano nelle Scuole o che desideravano impegnarsi in questo. I Corsi sull’auto-supervisione, rivolti a tutti i servitori-insegnanti, sono stati programmati nel 1997 e nel 1999.
Negli anni, 1997/’99 circa il 60% delle Associazioni locali ha organizzato o partecipato ad iniziative di aggiornamento dei servitori-insegnanti, tre province hanno organizzato dei corsi provinciali.
Dal 1999 ha preso il via un progetto di aggiornamento, nella provincia in cui ogni servitore-insegnante abita, ma ognuno può frequentare l’aggiornamento in qualsiasi delle altre sedi regionali. Fin dall’inizio dell’anno ogni servitore-insegnante era a conoscenza delle date, dei luoghi e dei temi per ogni giornata e per ogni provincia. Nessuna giornata è stata programmata in concomitanza con altre. Fino ad ora si sono svolti 14 incontri sui 21 totali.
Il 1997 ha visto realizzarsi quattro Corsi di sensibilizzazione, per un totale di 180 partecipanti, nel 1998 i Corsi sono stati cinque con 256 corsisti e nel 1999 si sono svolti tre Corsi con un totale di 140 persone presenti.
Riteniamo fondamentale lasciare traccia scritta, per quanto più è possibile, del lavoro che quotidianamente ci impegna: le risorse impegnate nel promuovere questo aspetto dei programmi sono dei veri e propri investimenti sicuri che daranno il loro frutto nel tempo.
Nel 1998 è stato aperto il sito Internet dell’ARCAT, curato da un esperto membro di Club e continuamente aggiornato dallo stesso. Con il sito abbiamo attivato anche un’indirizzo e-mail.
Da ultimo, dal 1999 è stata prodotta una piccola ‘Agenda degli impegni associativi ed istituzionali’ che è offerta ad ogni servitore-insegnante e ad ogni ACAT.

Lo sviluppo dei Club nei diversi paesi e la situazione odierna
Prime esperienze di educazione e di aggiornamento
R. De Stefani
Lo sviluppo dei Club nei diversi paesi del mondo è sempre stato legato a situazioni estemporanee e non ha mai risposto ad un progetto strategico complessivo. Questo fatto da un lato ha permesso la nascita di Club laddove erano maturate disponibilità e sensibilità specifiche, dall’altro ne ha ridotto in qualche modo la diffusione. Un’altra difficoltà allo sviluppo dei Club nel mondo è da attribuirsi ad un fattore economico. Infatti la maggior parte delle esperienze è nata in paesi che attraversano una situazione economica molto difficile e che necessitano di un sostegno economico praticamente totale (questo sia in riferimento alla frequenza di corsisti stranieri ai Corsi di sensibilizzazione organizzati in Italia, sia all’attivare da parte nostra iniziative formative nei loro paesi).
Nonostante queste difficoltà, i Club sono nati e cresciuti in alcuni paesi, quali Spagna, Russia, Albania, Romania, Brasile, Svizzera e altri. Inizialmente i servitori-insegnanti che hanno aperto i Club in questi Paesi si erano formati in Italia, con l’eccezione dell’esperienza brasiliana, dove vi è stata una breve iniziale formazione in loco, per mezzo di due operatrici piemontesi.
In alcuni paesi (Spagna, Russia, Albania), dopo l’apertura dei primi Club, si sono tenuti dei corsi di formazione e aggiornamento strutturati per formare il maggior numero possibile di servitori-insegnanti, per aumentare il numero dei Club e per cercare di radicare in quei paesi dei veri programmi alcologici territoriali. In altri paesi si è rimasti fermi al livello iniziale della formazione fatta in Italia. In altri ancora stanno maturando nuovi progetti.
Interessante ricordare che i due più conosciuti libretti, editi dal Centro Studi di Trento, Alcol, conoscerti per scegliere e Il Club degli alcolisti in trattamento, sono stati tradotti e stampati o fotocopiati finora in russo, in albanese, in spagnolo, in rumeno e in tedesco. Uno strumento molto importante per diffondere conoscenza e cultura.

F. Piani
La Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica è stata ed è in prima linea nello sviluppo dei Club sia in Italia sia all’estero. Una grande opportunità è stata offerta dallo IOGT Internazionale e dal suo past-president, Helge Kolstad, che, amico di Vladimir Hudolin da molti anni, ha pensato, alla sua morte, che dovesse essere degnamente ricordato. In questo modo è nata l’idea del ‘Memorial Hudolin’, incontro internazionale di confronto ed approfondimento dell’opera del Professore.
Nel primo Memorial, del Settembre 1997, che ha visto la partecipazione di molti rappresentanti stranieri, è nato l’interesse e l’idea di continuare l’attività di formazione e di informazione attraverso incontri e confronti che poi hanno dato vita ai Corsi di sensibilizzazione internazionali di Lignano. In questo modo è stato anche possibile sviluppare la presenza dei Club in altri paesi stranieri, creando rapporti di collaborazione costanti e produttivi.
Da questa attività sono nati Club in Danimarca, Norvegia, Svezia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Nuova Zelanda, e hanno partecipato ai corsi operatori provenienti da Israele, Portogallo, Lituania, Repubblica Ceca, Germania.
L’inizio dei Club all’estero, specie nei paesi europei, non è mai cosa facile, sia perché ci sono problemi di lingua e di diversa cultura sociale e sanitaria, sia perché molti paesi hanno già dei loro programmi di trattamento attivi. Per questo motivo il processo di crescita è talora piuttosto lento e richiede notevoli sforzi. Come lo stesso Hudolin ripeteva, è necessario trovare la persona giusta al momento giusto nel posto giusto, e questo non è sempre facile da ottenere.
L’interesse che viene costantemente dimostrato dai corsisti dei diversi paesi è comunque un motivo di soddisfazione ed una motivazione a continuare su questa strada. E’ necessario, in questa fase dello sviluppo internazionale, stabilire dei gruppi forti e motivati negli altri paesi, in grado di sviluppare in modo armonico e costante il lavoro. Se possiamo essere felici per un Club in nuovo paese, non dobbiamo dimenticare che è necessario sviluppare un sistema di intervento, che veda insieme il pubblico ed il privato, che sia in grado di operare sui livelli della prevenzione primaria, secondaria e terziaria, che sia infine capace di stabilire programmi di formazione e aggiornamento in loco. Ecco che allora la prospettiva non è più solo quella di creare uno o più Club, ma di creare le condizioni perché il programma attecchisca e dia i suoi frutti migliori. In questo modo forse verrà il giorno che gli italiani andranno ad imparare all’estero, così come oggi, in un certo senso, gli amici croati vengono a formarsi in Italia, dopo essere stati i nostri maestri.
La descrizione delle esperienze in questi paesi si trova nei capitoli seguenti.

Albania
C. Maenza, P. Marzo
Nel 1992 all’apertura della Missione Vincenziana in Albania, nel villaggio di Mollas, Distretto di Elbasan, si è dato dapprima inizio a un programma di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati, visto che anche in Albania il problema alcol risultava assai evidente. Così si è avviato un programma finalizzato all’informazione delle famiglie. Successivamente, nel 1993, venne aperto il primo Club degli alcolisti in trattamento, presso la Missione. Il Club è stato per molto tempo l’unico punto di riferimento dell’intera Albania.
La seconda fase ha comportato una sensibilizzazione più ampia, rivolta alla comunità: i primi risultati sono stati la frequenza da parte di una coppia di professionisti al Corso di sensibilizzazione di Bari, nel 1994, diretto da Hudolin.
Mentre Myslim Abeshi e la moglie Aferdita sensibilizzavano l’ambiente ospedaliero, suor Pia Marzo si è occupata della sensibilizzazione del mondo della scuola. Da questo lavoro è nato il secondo Club, istituito a Gerik.
Nel Febbraio 1997, organizzato da Myslim e dalle Suore Vincenziane, si è svolto a Elbasan un seminario di tre giorni, al quale hanno partecipato autorità e responsabili della comunità locale, diretto da Maria Teresa Salerno, da Renzo De Stefani e da Giovanni Aquilino, impegnati da anni nei programmi italiani, con il supporto e la presenza delle famiglie dei Club albanesi.
Il seminario, da una parte aveva come scopo la formazione di nuovi servitori-insegnanti utili a sviluppare i programmi, dall’altra a sensibilizzare i responsabili della comunità locale ai problemi alcolcorrelati. Il tutto finalizzato alla realizzazione di un Corso di sensibilizzazione da tenersi quanto prima ad Elbasan.
Dal seminario è emersa la possibilità di realizzare un numero congruo di quaderni della serie Alcol… piacere di conoscerti!, tradotti in lingua albanese, offerti dall’APCAT Trentino, per favorire lo svolgersi di un’attività informativa più efficace.
Tutto si è fermato a questo punto a causa della guerra civile.
Per il futuro, pensiamo di ripartire da dove eravamo rimasti. Pertanto abbiamo predisposto un programma di informazione nelle scuole, nei villaggi e nelle strutture sanitarie, contando anche sull’ausilio e la divulgazione dei quaderni in lingua albanese.
Questo ci consentirà, a nostro parere, l’apertura di nuovi Club e il riavvio, magari con un Corso di sensibilizzazione, dei programmi in Albania.

Bosnia e Erzegovina
Vi. Hudolin, N. Lazić, N. Matović, Lj. Ulemek
Nel primo biennio di attività del Dipartimento di alcologia attivo presso il Reparto di Neuropschiatria del Policlinico ‘M. Stojanović’ a Zagabria cominciavano a venire persone provenienti dalle altre repubbliche della Federazione, e in primo luogo dalla Bosnia e Erzegovina. Fu allora che Hudolin istituì i primi CAT in quella repubblica.
Così nel giro di tre anni, ne vennero fondati sei: presso la raffineria di Bosanski Brod, a Bihać, presso la miniera di Ljubija, a Prijedor, a Bosanska Krupa e infine nella cittadina di Bosanski Brod.
Un notevole sviluppo dei CAT nella Bosnia e Erzegovina si è avuto dopo che Hudolin fu invitato a Sarajevo per una visita all’Ospedale psichiatrico ‘Jagomir’ diretto da Ivan Milaković. In quell’occasione Hudolin conobbe coloro che in seguito sarebbero divenuti tra i più attivi servitori di CAT: Emina Kapetanović-Bunar, suo fratello Rizo Kapetanović, Desa Tešanović, Samija Ivković, Himzo Polovina e molti altri. La crescita del numero dei CAT della Bosnia e Erzegovina e la loro assidua collaborazione con i Club croati portò alla nascita dell’Associazione dei CAT della Croazia e della Bosnia e Erzegovina, con sede a Zagabria.
Nell’Erzegovina il primo CAT fu istituito a Mostar nel 1965. In seguito in quella stessa città vennero fondati altri Club. Nel 1976 fu istituita l’Associazione dei CAT del comune di Mostar, che tra l’altro pubblicava il periodico Novi Život (Vita Nuova) grazie all’attiva partecipazione dei membri dei Club. Tra il 1982 e il 1991 furono istituiti Club a Široki Brijeg, Jablanica, Konjic, Ljubuški, Stolac, Capljina, Međugorje e Grude.
Durante la guerra l’attività dei CAT è stata sospesa, per riprendere nel 1997 con la fondazione del Club di Mostar. In seguito vennero istituiti un altro Club a Mostar, uno a Međugorje e uno a Široki Brijeg. Dal 1998 è attiva la Scuola Regionale di Alcologia.
Purtroppo non abbiamo modo di fornire un resoconto aggiornato sulla Bosnia, poiché la redazione non ha ricevuto le risposte al questionario inviato. Secondo il volume del 1985 dal titolo Prakticni prirucnik i adresa KLA Jugoslavije i Italije (Manuale pratico e indirizzario dei CAT della Jugoslavia e dell’Italia) nella Bosnia e Erzegovina erano attivi circa sesanta CAT e il loro numero sembra essere aumentato notevolmente fino alla vigilia della guerra.
Ci auspichiamo di poter offrire un resoconto più dettagliato sui CAT della Bosnia e Erzegovina nella prossima edizione di questo volume.
I CAT della Bosnia e Erzegovina erano attivi in località grandi e piccole. Qui ne ricorderemo solo alcune: Sarajevo, Banja Luka, Bihać, Mostar, Jajce, Prijedor, Bosanski Brod, Doboj, Maglaj, Konjic, Trebinje, Goražde, Ilidža, Kiseljak, Vareš, Visoko, Brćko, Tuzla, Kakanj, Travnik e Zenica.

Brasile
W. Araujo, G. das Graças Munis Dias
Noi di Teofilo Otoni (Brasile) stiamo lavorando per mettere in pratica l’approccio ecologico sociale dei Club degli alcolisti in trattamento, che è stato concepito in stile europeo dopo il primo seme piantato da Laura Musso e Fernanda Giamello (medico e assistente sociale italiane, servitori di CAT in Piemonte). Ci siamo suddivisi in comunità di quartiere, per riunirci una volta la settimana in un luogo fisso, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di famiglie.
La prima risposta a questo lavoro fu di grande entusiasmo, con una presenza massiccia di famiglie, ma l’idea fu accettata con facilità e nello stesso tempo con superficialità. Non venne data continuità. Abbiamo constatato che uno dei principali motivi di questa difficoltà risiede nel fatto che nelle nostre comunità sono quasi inesistenti famiglie veramente strutturate. L’influenza molto grande dei compagni del bar, che spinge a continuare a bere – in fondo è quello che determina questo stile – di affrontare la realtà fuggendola, per l’impossibilità di trovare un lavoro dignitoso per mantenere la famiglia e sentirsi capaci di assumere un ruolo importante nel nucleo famigliare. Da parte sua, la società non si mobilita affatto per rendere consapevoli del pericolo rappresentato dall’alcol in famiglia.
Nella cultura e nell’educazione, il consumo delle bevande alcoliche è considerato un elemento naturale: per questo le famiglie hanno molte difficoltà a riconoscere e accettare che chi è coinvolto con le bevande alcoliche sia a rischio, ed è comune pensare che “alcolista” è soltanto la persona che beve fino a cadere per terra.
Questa è stata la situazione generale che abbiamo incontrato nel nostro lavoro, ma ciascun CAT di quartiere ha una realtà diversa.
Per rispondere a queste difficoltà abbiamo avviato un lavoro più ampio di divulgazione, nelle piazze, nelle chiese, e siamo stati alla radio a parlare del Corso di sensibilizzazione che Lia e Rubens hanno seguito in Italia, e abbiamo fatto conoscere i luoghi in cui si tengono le riunioni in ciascuna comunità e chi sono i servitori-insegnanti di CAT. Per la verità non abbiamo ancora avuto risposta, e perciò abbiamo concordato di investire di più nell’informazione.
Troviamo molte difficoltà nel trattenere le famiglie nei Club e far capire quant’è importante mantenere la regolarità delle riunioni e la puntualità, e sentiamo la necessità di adattare il CAT a questa realtà. In una delle riunioni mensili dei servitori-insegnanti abbiamo deciso di sperimentare modalità diverse, mantenendo i concetti basilari del CAT: l’importanza della famiglia, il ruolo di servitore-insegnante e la presenza di una spiritualità antropologica che ci accompagna nel lavoro.
Ora pensiamo di affrontare questo problema cominciando a sensibilizzare persone che abbiano un maggiore appoggio dalla famiglia, sperando di ottenere una percentuale più alta di successo. Inoltre siamo molto fiduciosi di poter sviluppare un lavoro di Scuola alcologica territoriale, attraverso il quale potremmo arrivare più vicino ai centri di diffusione dell’educazione: scuole, servizi di salute pubblica, ospedali, comune ecc.

Il Club di Igarassu nella regione del nord-est del Brasile
G. Guidoni, M. G. Vaggelli
Il 6 Agosto 1999 è stato inaugurato il primo Club degli alcolisti in trattamento nella regione del nord-est del Brasile, ad Igarassu, una città dello Stato del Pernambuco, presso il Centro Mariapolis ‘Santa Maria’, gestito dal movimento religioso dei Focolarini. Questo è un centro che si occupa tra l’altro di dare sostegno materiale e spirituale alle famiglie più povere di alcuni ‘loteamentos’ (una sorta di ‘favelas’) di questa che è una delle zone più povere del paese, cercando anche di fornire una istruzione ai bambini ed una formazione lavorativa ai ragazzi più grandi.
E’ stato proprio durante un soggiorno organizzato per conoscere questa realtà che ci siamo resi conto di come molti dei problemi di queste famiglie erano correlati anche al bere, che in queste realtà di povertà e degrado sociale e culturale provocava effetti spesso devastanti: padri o madri che spendono i pochissimi soldi che hanno per qualche litro di cachasha, lasciando senza cibo e nella totale indigenza otto-dieci bambini, alcuni ancora in fasce, e che vengono accolti nella Scuola del Centro ‘Santa Maria’ per poter fornire loro almeno un pasto al giorno!
Poiché eravamo stati invitati da Giuseppina Veneruso, che da anni collaborava con i vari progetti del Centro ‘Santa Maria’ e che era anche a conoscenza dell’esperienza dei Club degli alcolisti in trattamento, è subito nata l’idea di provare a fare qualcosa per queste famiglie.
Grazie anche alla grande disponibilità e sensibilità delle persone di questo centro e grazie anche alla loro formazione che prevede sempre un approccio famigliare per affrontare ogni problema, già dopo due giorni di permanenza Giuseppina Veneruso aveva individuato all’interno di quella comunità due persone molto motivate a fare i servitori-insegnanti (Raimundo Cerqueira e Genivaldo Bernardo da Silva) mentre l’assistente sociale Lucia Maria Ramos Cardoso aveva già individuato le prime famiglie.
Così alla prima riunione del Club, dopo quattro giorni dal nostro arrivo, erano già presenti cinque famiglie che fin dalla prima volta si presentarono con tantissimi bambini, al punto che eravamo ventidue persone presenti! Durante la nostra permanenza, Maria Grazia con la collaborazione di Romy ha elaborato un libretto di sedici pagine in Portoghese, dove si parla in modo semplice dei problemi alcolcorrelati e di come si organizza e come funziona un Club di alcolisti in trattamento, e complessivamente abbiamo fatto tre riunioni del Club. All’ultima riunione erano presenti sette famiglie ed eravamo fra tutti trentacinque persone: due ‘alcolisti’ avevano già smesso di bere così come avevano fatto anche i famigliari, due frequentavano senza aver ancora smesso e di altri tre frequentavano solo i famigliari.
Durante l’anno seguente abbiamo mantenuto regolari contatti via posta. Il Club ha continuato a riunirsi regolarmente con ottimi risultati: le famiglie adesso sono nove, sono state stabilite le cariche ed il presidente è Luiz Martins de Oliveira, che era stato il primo ad aderire alla proposta di creare un Club e che è stato fin dall’inizio uno dei più attivi.
Nel mese di Febbraio 2000 l’assistente sociale Cardoso ha organizzato un pomeriggio dedicato alla Scuola alcologica territoriale che è stata frequentata da tutte le famiglie del Club.

Bulgaria
S. Toteva, D. Bakalova
Durante questi ultimi anni, dal 1990 ad oggi, il numero di giovani che usano droghe e alcol ha avuto un progressivo incremento. Le statistiche mostrano che nello scorso anno 400 mila Bulgari avevano problemi alcolcorrelati e oltre 50.000 adolescenti avevano problemi di droga. Tenendo presente che la popolazione della Bulgaria è di circa 7 milioni di persone, questo numero dimostra una altissima incidenza.
Tutte queste cose ci spingono a ritenere che è indispensabile l’avvio dei Club, secondo il metodo Hudolin, in Bulgaria.
Il primo gruppo è stato fondato a Sofia, in base al modello del Club degli alcolisti in trattamento (Metodo Hudolin) ed è composto da quattro famiglie. Il secondo Club è stato fondato nel Dicembre del 1998. Gran parte dei membri sono le mogli di mariti alcolisti. Oltre il 50% dei loro figli usano droghe. Nuovi membri entrano nel Club molto velocemente, cosicché in questo momento è composto da più di venti persone. L’attività del secondo Club era molto più difficile per una prevalenza di donne. La servitrice-insegnante è una moglie e madre che ha problemi alcolcorrelati nella propria famiglia.
Una nuova legge in materia di controllo delle sostanze psicoattive che dovrebbe essere votata dal Parlamento Bulgaro è stata presa in visione durante gli incontri dei Club in questi ultimi mesi. I membri dei Club hanno proposto dei suggerimenti innovativi e costruttivi.
E’ necessario che vengano organizzati dei Corsi di sensibilizzazione in altre città e villaggi, parallelamente alla pubblicazione di un’adeguata letteratura.

Ecuador
R. Pancheri
Anche in Ecuador sono nati i primi Club. Tutto è iniziato quando, nel Maggio 1998, hanno partecipato al Corso di sensibilizzazione di Rovereto (in provincia di Trento) tre operatori sociali ecuadoregni (due psicologi e un educatore), invitati dal responsabile del Servizio di alcologia, Luigino Pellegrini (che in passato era stato tre anni come volontario in Ecuador), e ospitati dal Comune di Rovereto e dall’ACAT. Al loro ritorno in Ecuador i nostri amici Nydia, Bolivar e Santiago hanno subito aperto tre Club in differenti barrios di Quito e hanno aperto una specie di Centro alcologico, appoggiandosi all’ASA (Associazione della Diocesi di Padova che opera in Ecuador e dalla quale loro dipendono).
Alla fine di Agosto, l’ASA ha patrocinato un Corso di sensibilizzazione a Quito, organizzato dai nostri amici e da Luigino Pellegrini, che da due mesi era in Ecuador anche per preparare il Corso e farvi partecipare il maggior numero possibile di persone che già lavorano per le varie organizzazioni non governative presenti nel Paese. E’ stato così possibile organizzare un Corso di sensibilizzazione con ben settantacinque corsisti, molto motivati e tutti già attivi nel lavoro sociale.
Il Corso si è tenuto in una bellissima casa coloniale messaci a disposizione dalla Municipalità di Quito e situata proprio nel centro della città vecchia. Il sottoscritto, che era direttore del Corso, pur dovendo tenere le lezioni e le comunità in spagnolo, si è trovato il compito molto facilitato da un clima umano molto bello: abbiamo pian piano visto emergere tutti i lati più belli della personalità sudamericana con momenti di grande emozionalità. Le visite ai Club sono state delle esperienze indimenticabili: era bellissimo fare le cose che normalmente facciamo nei nostri Club con delle famiglie così numerose, con tanti bambini e con dei momenti di grande umanità.
La grossa motivazione manifestata dai partecipanti al Corso durante la settimana si è concretizzata in breve tempo nell’apertura di altri sette Club. Quindi, al momento attuale i Club in Ecuador sono dieci. Alcuni servitori-insegnanti ecuadoregni sono stati presenti al Congresso nazionale dei Club degli alcolisti in trattamento a Torino, nel 2000. Questo sta a significare che il modello e soprattutto lo spirito dei Club non conosce confini né barriere.

Grecia
S. Christidi
Il metodo Hudolin rappresenta una realtà anche per la Grecia. Nel Giugno ’99 è nato in Grecia il primo Club degli alcolisti in trattamento. E’ nato in una piccola città che si chiama Agrinio, al centro-ovest della Grecia. Come tutti i Club è partito con due famiglie ed oggi ne ha otto.
La breve storia del Club in Grecia parte nel 1998, quando due persone greche, una psicologa ed una insegnante, hanno mostrato l’interesse di conoscere il mondo dei Club.
Infatti sono arrivate in Italia per fare il Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi, che si è svolto a Battipaglia (Salerno), diretto da Aniello Baselice. Al loro ritorno in Grecia, con l’aiuto di un centro di prevenzione contro le droghe (O.KA.NA) hanno informato la comunità di Agrinio (centri sociali, ospedali) e hanno fatto nascere il primo Club. Contemporaneamente è nato anche l’interesse da parte di molte persone, per lo più assistenti sociali, psicologi, di conoscere meglio la realtà del Club e il metodo Hudolin. Nel Settembre 1999 è stato realizzato in Grecia il primo Corso di sensibilizzazione con la collaborazione di O.KA.NA e dell’AICAT, diretto da Renzo De Stefani e con la partecipazione di Roberto Cuni, di Aniello Baselice e di Maria Teresa Salerno, la quale ha avuto anche la possibilità di fare degli incontri con un gruppo di medici ed uno di insegnanti sulla promozione della salute.
Al Corso di sensibilizzazione hanno partecipato venti corsisti, i quali hanno dato la loro disponibilità per far diffondere il metodo Hudolin in Grecia.
Oggi in Grecia c’è un Club, otto famiglie che sono state veramente aiutate e venti servitori, tutti con un nuovo obiettivo, cioè di far nascere nuovi Club, ed aiutare più famiglie, non solo ad Agrinio ma in tutta la Grecia.
Ovviamente ancora è presto, perché è molto difficile cambiare la posizione nei confronti dell’alcol in un paese come la Grecia, dove l’alcol fa parte della sua cultura e della sua tradizione, ma quello che è importante è che c’è la voglia da parte di tutti ad andare avanti e diffondere sempre di più la realtà dei Club, perché la Grecia come anche gli altri paesi ne ha bisogno. Il nostro prossimo obiettivo è quello di favorire la diffusione dei Club, informare la comunità e poter realizzare un altro Corso di sensibilizzazione in un’altra città della Grecia. Il Club in Grecia esiste ed è nato con la collaborazione di più persone da diversi paesi, cosa che ha dimostrato un’altra volta che il Club non conosce i confini, perché i principi del Club, come l’amicizia e la solidarietà, sono universali.

Macedonia
J. Jovev
Sul problema dell’alcolismo si scrive e si discute in tutto il mondo. E come nel resto del mondo, anche nel nostro Paese e nella provincia di Skopje l’alcolismo è un fenomeno in crescita, la cui diffusione e le cui stesse caratteristiche sono condizionate da fattori sociali, culturali, economici e geografici. Per tale ragione nella Repubblica di Macedonia sono state istituite Associazioni e Club degli alcolisti in trattamento che giocano da sempre un ruolo essenziale nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria di questo fenomeno.
Oggi i CAT rappresentano a nostro avviso un’organizzazione senza la quale il trattamento degli alcolisti sarebbe impensabile. Dal 1969, anno della fondazione del primo Club, i CAT si sono gradualmente diffusi in tutte le principali città della Repubblica, dove nel Dicembre del 1973 nacque un’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento, subito entrata nella rete dei CAT dell’allora federazione jugoslava.
In passato ciascuno dei nostri Club raccoglieva fino ai centocinquanta membri;. Oggi, a garanzia di un più moderno funzionamento, ne raccoglie non più di ventitré (dalle dieci alle venti coppie di coniugi), assistiti da un’équipe di trenta specialisti che gestiscono con successo i problemi legati alla recidività, ai rapporti famigliari e via dicendo.
L’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento (finanziata in parte dalla Lega dei Socialisti e in parte dai proventi della lotteria di Stato) fu istituita il 28 Dicembre 1973, e la sua prima assemblea mi elesse come presidente. Negli anni successivi sviluppò un’intensa attività che predispose il terreno alla nascita di vari Club in diverse città macedoni. Oltre ai CAT della capitale, Skopje, ne nacquero altri a Prilep, Bitola, Veles e Tetovo, e in seguito anche a Kavadar, Gostivar, Štip e in altre località minori. In questa fase si svolsero vari convegni e seminari per la formazione dei quadri specialistici dei CAT. Il ruolo guida era svolto in tal senso dal Policlinico di Bardovici, che disponeva di un reparto per gli alcolisti in trattamento come pure di un CAT sperimentale, e che più tardi si dotò anche di un day hospital.
Nel corso degli anni novanta le collaborazioni tra l’Associazione dei CAT della Jugoslavia e quella italiana si sono infittite sino a giungere alla creazione di un’associazione comune. In questa fase un gran numero di specialisti e di utenti dei nostri Club hanno preso parte ai lavori dei Congressi di Udine, Treviso e Trento.
Il 1991 si è tenuto a Skopje l’ultimo convegno dei CAT della Jugoslavia, cui hanno preso parte tutte le repubbliche della Federazione. Nel 1994 l’Associazione dei CAT della Macedonia, in collaborazione con la Croce Rossa, con il Policlinico di Bardovci e con l’Unione per la Prevenzione dell’Alcolismo, delle Tossicodipendenze e del Tabagismo, ha organizzato a Skopje il primo Convegno balcanico sulle dipendenze, che ha raccolto ospiti provenienti non solo dalle ex repubbliche jugoslave, ma anche dalla Bulgaria, dalla Romania, dall’Albania e infine dalla Turchia.
Negli ultimi anni, la ben nota crisi che ha investito i CAT è andata peggiorando e alcuni di questi centri hanno dovuto purtroppo sospendere la loro attività; mentre altri, malgrado tutto, continuano a lavorare con successo sperando in un futuro miglioramento della situazione finanziaria dell’Associazione dei CAT macedoni, che in ogni caso prosegue la propria collaborazione, seppur saltuaria, con i suoi omologhi della Repubblica di Croazia e della Repubblica federativa della Jugoslavia.

Montenegro
Z. Stojovic
Nel Montenegro si cominciò a parlare di alcolismo verso la fine del XIX secolo. Era infatti il lontano 1880 quando Milan Jovanović Batut, primario dell’Ospedale ‘Danilo’ di Cetinjie, pubblicò sul periodico Zdravlje (La Salute) una serie di articoli intitolata ‘Pijanica’ (‘Il bevitore’).
Nel libro Ritorno alla terra natale, lo scrittore americano di origine slovena Luis Adamić ricorda che a quel tempo i Montenegrini, popolo fiero e per nulla incline al bere, mantenevano viva la consuetudine secondo cui, in casa d’altri, era concesso bere un solo bicchiere offerto dal padrone di casa e consideravano l’alcolismo una vergogna.
Nel 1900 Jovan Kujačić diede alle stampe Contro l’alcolismo, primo saggio sull’argomento nonché uno dei primi segnali del fatto che il servizio medico cominciava ad affrontare in modo sistematico le patologie connesse ai problemi alcolcorrelati.
Nel secondo dopoguerra in Montenegro non esistevano servizi specializzati nella trattamento dell’alcolismo, se non nell’ambito delle strutture psichiatriche istituzionali. Bisognerà attendere il 1979 per assistere alla nascita, presso l’Istituto di Psichiatria di Kotor, del primo reparto per la cura degli alcolisti (trentacinque posti letto), fondato da Stanko Piperovic e da Nikola Perković. E poiché entrambi avevano compiuto la loro specializzazione a Zagabria, inaugurarono una terapia dell’alcolismo basata sulla metodologia di Vladimir Hudolin, la stessa che viene praticata ancor oggi.
Giunse così alla piena affermazione il movimento che promuoveva l’istituzione dei Club degli alcolisti in trattamento, il primo dei quali venne fondato nella cittadina di Nikšić nel 1972, seguita da Tivat (1980) e da Herceg Novi (1982). L’Associazione dei CAT del Montenegro, attiva dal 1984, ha avuto come primo suo presidente Nikola Perković.
A partire dal 1983 il CAT di Herceg Novi, che promuoveva anche un’attività editoriale, cominciò a curare la pubblicazione annuale degli atti dei convegni dell’Associazione dei CAT montenegrini, che divulgavano i contributi di numerosi specialisti.
Il compianto Miladin Mrvaljević ha dato molto alla promozione e allo sviluppo dell’attività dei CAT, anche a livello editoriale, e ancor oggi in Montenegro viene assegnato annualmente un premio che porta il suo nome ai più attivi servitori dei CAT. La pubblicazione del volume sui CAT di Herceg Novi conobbe sei edizioni e contribuì in modo decisivo alla promozione dell’attività dei Club montenegrini.
Nel marzo del 1990 nel Montenegro erano attivi sette CAT, ma il loro numero era sceso a cinque alla vigilia del conflitto nell’ex-jugoslavia. Dopo la guerra molti CAT hanno sospeso la loro attività. Attualmente in Montenegro ne sono attivi cinque, e altri cinque sono in fase di costituzione. L’autore del presente scritto figura come attuale presidente dell’Associazione dei CAT montenegrini, i quali cercano, con l’aiuto di tutti i fattori sociali, di ritrovare in questo periodo di transizione il senso pieno della loro attività.
L’Associazione dei CAT del Montenegro, sin dall’epoca della sua istituzione, ha ricevuto un grande sostegno da Vladimir Hudolin che le affidò l’organizzazione del 15° Convegno dei CAT della Jugoslavia (1990) nonché del 5° Convegno jugoslavo di studi sull’alcolismo. Per lo straordinario contributo offerto a entrambi i convegni, Hudolin fu nominato membro a vita della presidenza dell’Associazione Jugoslava di Studi sull’Alcolismo da lui stesso fondata. Inoltre, curò l’organizzazione del nostro soggiorno in Italia in occasione dei Congressi degli CAT di Treviso (1988), di Trento (1989) e di Riva del Garda (1990), che ci consentirono di intraprendere una proficua collaborazione con gli amici italiani.
L’operato dei CAT del Montenegro si fonda su principi eco-sociali. L’Associazione dei CAT è uno dei sistemi ecologici che, nell’interazione con gli altri sistemi, contribuisce in modo significativo alla lotta contro il fenomeno dell’alcolismo. I principi ecologici ed eco-sistemici contribuiscono alla buona riuscita dell’operato dei CAT, favorita altresì dalla legislazione sulla tutela dell’ambiente attualmente vigente nella Repubblica del Montenegro, la prima in Europa a essere proclamata ‘repubblica ecologica’.

Nuova Zelanda
P. Adams, P. Armstrong
Abbiamo iniziato il nostro lavoro con i Club, cercando di sensibilizzare i servizi coinvolti nel trattamento dei problemi alcol e drogacorrelati.
Peter Adams si trova in Auckland, in una città di un milione e duecentomila abitanti. Pam Armstrong si trova in Northland, a circa 200 chilometri da Auckland. In questa regione abbiamo avuto la fortuna di avere il supporto di Jasminka Kosanović di Slatina, che aveva lavorato precedentemente nei Club in Croazia.
Adams e Kosanović hanno aperto il primo Club il 18 Febbraio 1998. Nonostante i nostri sforzi per sensibilizzare la comunità locale, la partecipazione è molto ridotta: comunque ci incontriamo regolarmente.
Northland si estende per 300 chilometri, ed è formata da comunità rurali, prevalentemente Maori. Dato che la cultura Maori pone in primo piano la famiglia e la comunità, e c’è un altissimo tasso di problemi alcol e drogacorrelati nella popolazione, abbiamo pensato di introdurre i principi dell’approccio ecologico sociale nella ‘visione del mondo’ di questa specifica cultura, basata sul concetto di interdipendenza. Il nome che è stato dato al Club è il risultato di un formale processo di consultazione degli ‘anziani’, che hanno scelto il nome di Ope Awhina la Tatou, che significa: ‘l’importanza della famiglia nel supporto della comunità’. La parola Tatou è molto importante perché enfatizza il concetto di ‘noi’, e ora chiamiamo i Club semplicemente Tatou.
Fino ad oggi sono stati fondati cinque Tatou, ma rimane il problema di avvicinare più famiglie. Per far fronte a questo problema abbiamo pensato di organizzare presso il distretto sanitario locale, un ciclo di lezioni informative che sarà rivolto a tutti i nuovi utenti. Questo programma è appena iniziato, così ci è abbastanza difficile poter dire con esattezza come questo programma educativo potrà influire sugli invii al Club o Tatou.
Ci chiediamo se nella nostra cultura, la vergogna, associata ai problemi alcolcorrelati e le generali aspettative che i professionisti hanno sviluppato nelle persone, costituiscano degli ostacoli a far sì che le famiglie siano attratte da programmi alternativi rispetto a quelli istituzionali, dove i professionisti hanno grosse difficoltà ad accettare i concetti di un approccio ecologico sociale. Nonostante tutto noi continuiamo nella nostra battaglia. Le persone coinvolte sono molto entusiaste, ma ci vorrà ancora molto tempo per avviare quel cambiamento culturale necessario per migliorare le condizioni di vita nelle nostre comunità.

Polonia
J. Morawski, Z. Kutymski
In Polonia i problemi alcolcorrelati sono in continuo aumento: possiamo parlare all’incirca di 600 mila alcolisti e di circa mille ragazzi che nascono e crescono in famiglie di questo tipo. Ogni anno circa 1.500 persone muoiono per intossicazione acuta da alcol, mentre i ricoveri ospedalieri sono all’incirca 8.000 per intossicazioni acute e 25.000 per problemi alcolcorrelati di diverso genere. Il numero totale di alcolisti trattati nei servizi pubblici supera 250.000.
Anche se i servizi pubblici sono molto attivi in questo campo, c’è un bisogno urgente di indirizzarci verso l’approccio ecologico sociale proposto da Vladimir Hudolin. Per attuare questo progetto, nel 1998-’99 quattro membri polacchi dello IOGT hanno partecipato ad un Corso di sensibilizzazione in Italia. Questo Corso ci ha influenzato moltissimo ed ha cambiato la nostra percezione e il nostro approccio nei confronti del problema.
Nel Dicembre 1998 è nato il primo Club a Varsavia. L’esperienza di questo primo Club, anche se ancora definibile in fase sperimentale, è stata ed è tuttora molto positiva. Gli incontri avvengono regolarmente e vengono rispettati pienamente gli indirizzi dell’approccio ecologico sociale.
Siamo speranzosi di ampliare il sistema ecologico sociale in tutta la regione. Cerchiamo di fare il nostro meglio, e siamo grati all’AICAT e alla Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica per tutto l’aiuto che ci è stato dato.

Romania
R. De Stefani
In Romania vi sono due Club e la tenacia di Dan Paulon, il servitore-insegnante che ne è l’anima da più di due anni. L’impegno è di organizzare nel più breve tempo possibile un Corso di sensibilizzazione in Romania.

RUSSIA
R. De Stefani
In Russia, la nascita e lo sviluppo dei Club hanno avuto una storia articolata e complessa. Nel 1992 la Chiesa cattolica trentina ed il Patriarcato di Mosca, nell’ambito di una collaborazione ecumenica, convengono di attivare dei programmi specifici in tema di riabilitazione per le famiglie con problemi di alcolismo, e a tale scopo richiedono la collaborazione del Centro Studi di Trento. Nel 1992 voliamo per la prima volta a Mosca e ci rendiamo subito conto che creare dal nulla un programma operativo e funzionale non è, in quella realtà, né facile né scontato. Dopo pochi mesi comunque un gruppo di amici russi vengono in Italia per frequentare un Corso di sensibilizzazione. Tornano a Mosca pieni di entusiasmo e subito si aprono i primi Club. Nell’aprile 1993 partecipiamo a Mosca al primo Interclub. L’ansia è la stessa che abbiamo vissuto noi in Italia dieci anni prima, la commozione e la gioia è grande. Da allora i rapporti con Mosca si intensificano sempre più. Le difficoltà non sono poche, la lingua, le distanze e soprattutto il sostegno finanziario della Chiesa cattolica trentina che è venuto a mancare. Nonostante questo, il Centro Studi, che ha profondamente creduto in questo ‘sogno’, in questa possibilità di dare anche alle famiglie in difficoltà di Mosca quella risorsa così grande che è il Club, è riuscito, grazie anche a contribuzioni finanziarie trentine, a continuare il proprio apporto organizzativo e scientifico.
Dal 1994 sono stati organizzati quattro Corsi di sensibilizzazione (l’ultimo si è tenuto nell’Aprile 1998) a cui hanno partecipato complessivamente più di duecento operatori sanitari e sociali. Inoltre con frequenza annuale si sono tenuti degli aggiornamenti sia per gli operatori sia per le famiglie, che hanno costituito sempre dei momenti di vivace confronto e di interessante scambio e arricchimento reciproco.
A fronte di un impegno così massiccio, il numero dei Club aperti a Mosca e in alcune città limitrofe, una quindicina, può certo apparire modesto. D’altro canto la situazione complessiva di riferimento è a dir poco difficile e quello che a nostro avviso ha giustificato l’impegno profuso in questi anni è stato l’aver consolidato comunque un gruppo piccolo ma agguerrito di operatori formati e motivati e di aver offerto ad almeno duecento famiglie l’opportunità concreta di uscire dal problema. Inoltre tra quei duecento operatori e volontari che hanno partecipato ai Corsi di sensibilizzazione ve ne sono molti che, pur senza aver ancora aperto un Club, stanno contribuendo a portare i primi timidi cambiamenti nella cultura sanitaria e generale di riferimento sull’alcol, cultura che in Russia si fa pesantemente sentire.
Non è un caso che dopo anni di ‘disattenzione’ da parte delle autorità ufficiali, durante questo ultimo Corso siamo stati invitati al Parlamento per avere un incontro con un gruppo parlamentare interessato allo sviluppo dei Club. Come si dice, se son rose fioriranno… e comunque rimane il fatto che l’esperienza fatta a Mosca potrà servire in futuro in altre realtà. Favorita anche da quella molto ricca di significati emotivi che si è realizzata attraverso il viaggio a Mosca di alcune famiglie e di alcuni operatori italiani in occasione dell’ultimo Corso. Un primo piccolo ma intenso gemellaggio tra famiglie italiane e russe, a cui ne potranno seguire certamente degli altri. Un’occasione per toccare con mano come l’uomo, nella semplicità del Club, ritrova quei valori universali che gli sono propri, a qualsiasi latitudine viva, in qualsiasi situazione sociale e politica, a qualsiasi fede religiosa appartenga.

Scandinavia
H. Kolstad
In Scandinavia, l’interesse per i Club degli alcolisti in trattamento è nato nel 1983, a seguito della partecipazione di alcuni delegati della Danimarca, della Svezia e della Norvegia a un seminario dello IOGT sui problemi alcolcorrelati a Dubrovnik, in Croazia, durante il quale era stata presentata la metodologia dei Club e ci era stata offerta l’opportunità di vedere da vicino i Club. In tale occasione venne istituita una ‘Commissione per la riabilitazione’ per l’IOGT internazionale (Hudolin ne aveva fatto parte come membro illustre) e furono tracciate le linee guida per gli interventi nei confronti delle persone che soffrono di problemi alcolcorrelati. Punto di riferimento di tali linee era soprattutto l’approccio sistemico del concetto di Club alla salute pubblica.
Negli anni successivi questo principio ha guidato lo sviluppo dei programmi in molti paesi, fra i quali i paesi della Scandinavia. Particolare rilevanza ha assunto l’impegno dimostrato dall’organizzazione danese dello IOGT per avviare tali programmi. Nel 1988 ci recammo nuovamente in Croazia per prendere parte a una Conferenza culturale internazionale dello IOGT, ancora una volta sotto la direzione di Vladimir Hudolin. E fu allora che si progettò di creare dei Club sul modello di quelli italiani e croati in molti paesi.
Questo processo subì una battuta d’arresto a causa dei drammatici eventi successivi al crollo del sistema comunista nell’Europa centrale e orientale. I gravi problemi sociali legati anche e soprattutto al consumo di alcol erano sotto gli occhi di tutti. Per lo IOGT (e altre organizzazioni internazionali) aumentarono quindi le difficoltà per stabilire dei contatti e sostenere quelle poche persone che a livello locale cercavano ancora di aiutare quanti soffrivano di problemi alcolcorrelati. Se pur con dei limiti, si operò seguendo le linee guida enunciate a Dubrovnik e l’approccio sistemico; tuttavia le nostre energie non furono sufficienti ad applicare tale metodo completamente.
Solo dopo la prematura morte di Vladimir Hudolin, ripensammo agli obiettivi che ci eravamo prefissati negli anni Ottanta. Compimmo quindi uno sforzo enorme per ristabilire e consolidare i rapporti con il movimento dei Club. Paradossalmente, la preoccupazione per le vittime dell’alcol nei paesi dell’ex area comunista portò il movimento dei Club dall’Italia alla Scandinavia. Per finanziare la formazione di persone provenienti dai paesi baltici, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dalla Bulgaria, chiedemmo il supporto economico degli Scandinavi. E così fecero, a condizione di poter partecipare alla prima conferenza in memoria di Hudolin, organizzata in Italia nell’autunno del 1997.
Da allora sono successe molte cose. Un consistente numero di persone della Danimarca, della Svezia e della Norvegia ha visitato i Club in Italia, e molti sono diventati servitori-insegnanti dopo un periodo di formazione insieme ai colleghi provenienti dai paesi che appartenevano all’area comunista. Creare dei Club non è stata un’impresa facile. La nostra speranza ottimistica di poter aprire dei Club subito dopo il periodo di formazione andò delusa. In effetti, passò più di un anno prima di creare il Club, secondo il metodo di Hudolin, a Aarthus, in Danimarca. Dopo poco tempo, un altro Club cominciò la sua attività a Copenhagen.
La Danimarca ha definitivamente assunto il ruolo guida in Scandinavia nell’applicazione del metodo. Ma la Svezia e la Norvegia sembrano intenzionate a seguire lo stesso esempio. All’inizio del nuovo millennio sono stati dunque aperti due Club in Norvegia, a Oslo e a Ostfold e, dopo pochi mesi, ha cominciato a operare un terzo a Sauda. La Svezia non poteva certo essere da meno, e ha inaugurato il primo Club a Falkoping.
Le popolazioni scandinave hanno molti aspetti in comune e possono comprendere le rispettive lingue. Pertanto, abbiamo deciso di sviluppare un movimento di Club insieme. In occasione della prima conferenza dei Club nordici, tenutasi in Danimarca nel Novembre del 1999, è stato istituito un gruppo di coordinamento scandinavo. Per ciascun paese esiste un sottogruppo. Ci incontriamo periodicamente a livello nazionale e di area scandinava. Uno degli aspetti fondamentali è la supervisione di coloro che lavorano come servitori-insegnanti. Viviamo infatti distanti uno dall’altro e dobbiamo percorrere molti chilometri per incontrarci. Abbiamo già organizzato diverse riunioni e ne abbiamo in programma delle altre. Francesco Piani e Ennio Palmesino sono venuti appositamente dall’Italia in due occasioni per farci da guida.
Continueremo a sfruttare l’esperienza italiana fino a quando il movimento dei Club non avrà preso piede in Scandinavia. Due documenti di base sono stati tradotti dall’italiano: un estratto di questo manuale per il lavoro nel Club e una guida per la Scuola alcologica territoriale: il libro di Laura Musso, …e allora come? Abbiamo deciso di adottare il modello italiano integralmente fino a quando avremo maturato l’esperienza necessaria per individuare eventuali miglioramenti. Fino a questo momento la nostra esperienza ci ha insegnato che i principi fondamentali del lavoro del Club con l’intera famiglia, insieme all’educazione, possono essere adattati facilmente. Incontriamo tuttavia delle difficoltà con la terminologia. Alcune frasi che possono sembrare normali in una lingua neolatina appaiono accademiche e inaccessibili in una lingua germanica. Ma questi sono dei dettagli sui quali ci soffermeremo in un secondo tempo.
Un’altra sfida è stata quella di stabilire dei contatti con i servizi sociali e le strutture sanitarie pubbliche. Abbiamo capito che il concetto si è sviluppato nel servizio sanitario professionale per poi assumere gradualmente il carattere di volontariato che conosciamo adesso. Nei nostri paesi si è verificato il contrario. I Club sono stati introdotti dalle organizzazioni di volontariato, le quali, a loro volta, cercano di trasmettere il concetto agli operatori professionisti. Questa è forse un’impresa meno facile. In Danimarca, le amministrazioni locali nei luoghi citati sono state avvicinate e hanno reagito immediatamente. In Norvegia, l’amministrazione locale di Oslo è stata rappresentata nel gruppo di governo fin dal principio e i rappresentanti della provincia di Ostfold e di altre amministrazioni locali sono stati in Italia e sono diventati servitori-insegnanti. Siamo attualmente nella fase di inserimento del sistema dei Club degli alcolisti in trattamento nella catena di interventi previsti in quest’area della Norvegia.
Un importante traguardo raggiunto è stato il primo Corso di sensibilizzazione dei paesi scandinavi che si è svolto in Danimarca nell’Ottobre del 2000, ancora una volta sotto la supervisione dell’Italia. Ciò ha permesso di avere a disposizione altri operatori qualificati e quindi avremo l’opportunità di capire se i nostri pochi Club saranno in grado di sostenere un sistema di formazione indipendente.
Ma qual è la situazione dei Club in Norvegia? Operano in tre aree. A Oslo il Club è nato da una clinica di riabilitazione gestita dalla Croce Azzurra. Tre famiglie frequentano il Club come membri e si incontrano regolarmente ogni settimana dal 1999. Si trovano nella fase in cui hanno bisogno di altri membri. A Ostfold due e, a volte tre, famiglie si incontrano regolarmente ogni settimana. In questo caso, il Club si è formato in modo indipendente dalle precedenti organizzazioni, e abbiamo cominciato prima con la Scuola alcologica territoriale e successivamente siamo passati al Club. Anche in questa realtà abbiamo bisogno di altri membri. A Sauda (nella parte occidentale della Norvegia) il Club è stato aperto nel 2000.

Danimarca
N. Kohl
Lo IOGT con sede in Danimarca conosceva il lavoro svolto da Hudolin già alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta. Alcuni dei nostri membri hanno partecipato alle conferenze organizzate a Zagabria e a Dubrovnik e hanno portato in patria importanti informazioni che sono state successivamente utilizzate nei nostri Club degli alcolisti in trattamento.
Nel 1997 l’allora presidente dello IOGT International, Helge Kolstad, ha inviato a tutti i membri europei dell’Organizzazione l’invito a partecipare ad una conferenza organizzata a Lignano (Italia) dalla Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica e dall’ARCAT Friuli-Venezia Giulia, chiamato Primo Memorial in onore di Vladimir Hudolin. Tra i paesi partecipanti, anche lo IOGT danese inviò un suo rappresentante.
Per lo IOGT danese divenne immediatamente chiaro che questo modello offriva un metodo nuovo per affrontare i problemi alcolcorrelati nelle famiglie, e questa impressione fu successivamente confermata dalla visita ai Club nel territorio di Lignano, dove fummo testimoni dell’applicabilità del metodo all’interno dei Club.
Ritornando in Danimarca, il progetto fu discusso all’interno del consiglio dello IOGT, e fu deciso che Bodil Toft, presidente del nostro comitato internazionale, e Nils Kohl, consulente dello IOGT Danimarca, avrebbero partecipato ala visita di studio a San Daniele del Friuli, nel Maggio 1998. Questa visita ci ha ulteriormente incoraggiati a cercare di creare i Club in Danimarca. Nel Maggio del 1998 abbiamo deciso di sostenere finanziariamente la pubblicazione di questo manuale in lingua inglese.
Il successivo passo è stato quello di diffondere il metodo tra gli operatori volontari all’interno delle nostre organizzazioni sociali, per permettere loro di conoscere i nuovi concetti e incoraggiarli ad applicarli nello svolgimento del proprio lavoro. E’ stato quindi organizzato un seminario a Svendeborg con trentacinque partecipanti all’inizio del mese di Settembre del 1998. Gli insegnanti chiamati a tenere la conferenza sono stati Franceco Piani e Franco Marcomini. Il seminario ha suscitato un acceso dibattito che è ancora in corso. Tuttavia, il consiglio dello IOGT Danimarca ha deciso che dovremmo impegnarci attivamente per introdurre questo modello in Danimarca e che dovremmo consolidare i nostri rapporti di collaborazione con gli italiani, molti dei quali sono ora dei nostri ottimi amici.
Alla fine del mese di Settembre del 1998 è stato organizzato il primo Corso di sensibilizzazione internazionale a Lignano. Per conto della Danimarca hanno partecipato Bodil Toft, Peter Broberg, Eyvind Nielsen, John Biehl e Nils Kohl. L’idea era di formare i primi servitori-insegnanti in modo da cominciare il lavoro in Danimarca. Nel frattempo è stata tradotta in Danese una dispensa stampata in Inglese a cura degli organizzatori del Corso di sensibilizzazione di Lignano.
Non è compito facile applicare il metodo Hudolin in Danimarca. Abbiamo bisogno di persone e di supporto finanziario in misura decisamente superiore alla disponibilità dello IOGT. Avevamo inoltre intenzione di creare dei Club su tutto il territorio, anche dove lo IOGT non è rappresentato. Abbiamo pertanto chiesto il sostegno dell’AL (Associazione dei movimenti antialcolici della Danimarca). L’aiuto è stato immediato ed è stato deciso di inviare il direttore dell’AL, Johan Damgaard Jensen, al Corso di sensibilizzazione che si è tenuto a Lignano, nel mese di Maggio del 1999, insieme a Bjerg Andersen, Bodil Toft, Birgit Juhl Nielsen e Nils Kohl. Dopo il Corso, l’AL ha deciso di sostenere la formazione dei Club in Danimarca e alcuni membri dell’organizzazione (Blå Kors e Denmarks Afholdforening) vi hanno preso parte come partner attivi. In seguito, nel mese di Novembre del 1999, è stata organizzata una conferenza in Danimarca da Nyborg Strand alla quale hanno partecipato anche Francesco Piani ed Ennio Palmesino per introdurre il nuovo modello.
La fase più importante nella creazione dei Club in Danimarca è la formazione dei servitori-insegnanti. Il passo successivo deve essere pertanto l’istituzione di una scuola scandinava finalizzata a tale scopo, ma per realizzare quest’obiettivo ci vuole del tempo e fino ad allora continueremo a mandare alcune persone selezionate in Italia.
Come conseguenza, nessuna organizzazione potrà influenzare i Club degli alcolisti in trattamento e, pertanto, dobbiamo creare un sistema di CAT indipendente.
Subito dopo il ritorno in Danimarca, Peter Broberg ha cominciato a riunire le famiglie per istituire il primo Club in Danimarca. Naturalmente, la presenza di un Club che inizia bene la propria attività e che funziona è stato ed è un fattore estremamente importante per il futuro del metodo nel nostro Paese. Pertanto il progetto è stato strutturato in diverse fasi. In primo luogo il Club doveva essere formato da famiglie motivate a mettere in pratica l’approccio ecologico sociale. In secondo luogo le famiglie avrebbero dovuto completare il ciclo di dieci ore della Scuola alcologica territoriale e imparare a gestire il Club sulla base delle indicazioni contenute nei testi tradotti in lingua danese. Inoltre, il primo Club doveva essere considerato come un progetto pilota e le varie esperienze sarebbero state successivamente utilizzate per formare il secondo Club.
Peter Broberg è riuscito nel suo intento istituendo il primo Club in Danimarca, ad Aalborg, nel 1999. I risultati sono incoraggianti. Il Club sta lavorando esattamente come in Italia e i problemi discussi all’interno del Club sono simili a quelli affrontati in Italia. Il secondo Club è stato formato da Birgit Juhl Nielsen a Copenaghen nello stesso anno. Attualmente i membri sono quindici adulti e cinque bambini, e molte altre famiglie hanno espresso il desiderio di entrare nel Club. Riteniamo che presto sarà necessario dividerlo, e nei prossimi mesi avremo in tal modo due Club a Copenhagen.
Un nuovo Club è stato aperto a Nykøbing Mors, e provvisoriamente Nils Kohl ha assunto il ruolo di servitore-insegnante; è tuttavia necessario cercare una persona del luogo per assumere tale incarico.
Stiamo inoltre progettando di creare altri Club a Grenaa (Bodil Toft) e a Nykøbing Falster (John Biehl).
Dal 16 al 21 Ottobre 2000 si è svolto a Copenhagen il primo Corso di ensibilizzazione, diretto da Francesco Piani, mentre Višnja Hudolin vi ha partecipato in qualità di consulente scientifico. I corsisti venivano anche dalla Norvegia e dalla Svezia, e hanno dismostrato la volontà di inserirsi immediatamente nei programmi alcologici territoriali. Non abbiamo dubbi in merito al fatto che i Club abbiamo un futuro in Danimarca. Sappiamo che esistono le richieste in tal senso e siamo ottimisti circa la possibilità di introdurre il metodo gradualmente in molti paesi e città della Danimarca. Tuttavia, per il nostro lavoro dovremo contare molto sul supporto dei nostri numerosi amici italiani e, in modo particolare, di Višnja Hudolin.

Serbia
R. Popović
Sono ormai trascorsi quarantadue anni dalla fondazione delle prime Associazioni dei CAT in Serbia, ma oggi il problema della cura e della riabilitazione sociale degli alcolisti è entrato nel suo periodo più critico.
La terapia organizzata degli alcolisti fu intrapresa per la prima volta a Belgrado nel 1955, nell’ambito ristretto del consultorio della Croce Rossa, ma successivamente si estese a tutta una serie di istituzioni preposte alla cura delle patologie alcolcorrelate. Sotto il profilo storico possiamo in ogni caso affermare che in Serbia la lotta all’alcolismo era molto attiva anche in passato: le prime associazioni contro l’alcolismo, come la ‘Trezvenjaci’ (‘I sobri’) e la ‘Pokret trezvenjaka’ (‘Movimento contro l’alcolismo’), sorsero già nel 1903.
In Serbia, prima della Seconda Guerra Mondiale, erano molti i periodici dedicati alla problematica dell’alcolismo, ad esempio Trezvenost (Sobrietà) e Trezvena mladost (Gioventù sobria). Le prime associazioni per la cura degli alcolisti furono organizzate nel 1957, mentre l’anno successivo fu istituita la Società degli Attivisti nella Lotta all’Alcolismo. Le moderne associazioni degli alcolisti in trattamento, intese come strutture volte alla riabilitazione degli alcolisti, sorsero all’inizio del 1963 a Belgrado e poi a Niš, Sombor, Novi Sad, Arandelovac, Lazarevac, Kovin, Vršac ecc. Secondo le statistiche ufficiali dell’Associazione dei CAT, nel 1988 in Serbia erano attivi quarantacinque Club, tredici dei quali a Belgrado.
I CAT, basati sul principio di associazione tra cittadini, hanno uno statuto legale. Il loro obiettivo è di consentire alle persone di stabilizzarsi nello stato di astinenza, di riprendere le normali abitudini e di affrontare gli obblighi quotidiani, ovvero di garantire la loro riabilitazione sanitaria e sociale.
I CAT svolgono un ruolo determinante nel processo di riabilitazione, ma possono averlo anche nella prevenzione primaria. Con l’andar del tempo essi si sono evoluti al di là della funzione socio-terapeutica per diventare un importante movimento di lotta all’alcolismo.
L’Associazione dei CAT della Serbia ha seguito una buona strada nella lotta all’alcolismo sin dalla sua costituzione. Il suo contributo specialistico è notevole. Si sono svolti tredici convegni specialistici con la partecipazione di alcune migliaia di alcologi, nonché cinque convegni dedicati alle problematiche dell’alcolismo. Attraverso la pubblicazione di atti, bollettini e periodici, sono stati diffusi circa seicento articoli specialistici. Inoltre si è dato vita a pubblicazioni periodiche del settore, come il Bilten (Bollettino) e Horizont (Orizzonte).
L’Associazione dei CAT della Serbia ha guidato sin da principio la politica specialistica nel settore della lotta all’alcolismo nel Paese, perché è riuscita a porsi come il punto di convergenza di varie attività, comitati ecc., che coinvolgevano la maggioranza delle persone dedite a questo problema.

Slovacchia
V. Herczeghova
Al momento attuale i nostri Club stanno procedendo molto bene e spero tanto che il lavoro acquisisca veramente una dimensione famigliare. Con tanto piacere ho avuto l’opportunità di visitare l’Italia, e così ho potuto constatare come lavorano Club in questo Paese. Fu durante la mia prima venuta in Italia, nella primavera del 1998, che ebbi la fortuna di conoscere la metodologia hudoliniana: è stata un’esperienza decisiva che ha rafforzato le mie convinzioni, ed è in questa linea che ho improntato il mio lavoro quando sono tornata nel mio Paese. In Slovacchia, al momento presente, sono attivi quattro Club degli alcolisti in trattamento. Il Club in cui io sono servitrice-insegnante è composto da nove famiglie. Pensiamo che l’approccio famigliare, di cui Hudolin è stato il promotore, è il più efficace: ciò che deve cambiare è lo stile di vita non solo di colui che ha il problema alcolcorrelato, ma di tutto il suo sistema famigliare. Il Club in cui è servitrice-insegnante Erika Ivargova è composto da otto famiglie. Entrambi i Club si trovano nella città di Rimavska Sobota, con sede presso la Fondazione Betlemme che è nota per i suoi interventi di supporto nei confronti dei malati mentali. Il terzo Club si trova a 25 chilometri da Rimavska Sobota, in un piccolo paese del nord, chiamato Poltar. Le famiglie che ne fanno parte sono sei.
Il quarto Club, situato in un piccolo villaggio chiamato Hrachovo, è composto da quattro famiglie. Nel futuro, se i miei collaboratori mi daranno una mano a diffondere questa meravigliosa metodologia, intendo proporre questo programma:
1. invieremo alcuni dei nostri specialisti in Alcologia, in Italia, nel maggior numero di occasioni, per apprendere il metodo Hudolin.
2. dobbiamo formare un maggior numero di volontari per diffondere l’approccio multifamigliare e di comunità, con l’obiettivo di avviare più Club in Slovacchia.
3. per questa ragione abbiamo bisogno che insegnanti dall’Italia vengano regolarmente nel nostro Paese per fare la supervisione e darci suggerimenti per indirizzarci verso il miglior sviluppo dei Club. In realtà, questi progetti sono già in fase di realizzazione In conclusione vorrei ringraziare Višnja Hudolin e tutti coloro che ci hanno offerto l’opportunità di conoscere un metodo che può effettivamente dare degli ottimi risultati con le persone e le famiglie con problemi alcolcorrelati, aiutarli a riscoprire i valori della vita.

Slovenia
J. Rugelj
Benché Hudolin avesse inaugurato a Zagabria una complessa metodologia psichiatrica di cura degli alcolisti (KSPS), già nel 1964 la psichiatria slovena prese un’altra strada, malgrado gli insuccessi del suo sistema terapeutico tradizionale. Solo nel 1969 lo psichiatra Zvone Lamovec iniziò ad applicare il sistema di Hudolin presso il Reparto Psichiatrico della Clinica di Vojnik, vicino Celje. Dopo un anno di attività fu istituito il primo CAT. Lo stesso anno, a Liubljana, due gruppi di psicoterapeuti diedero vita a due CAT.
Verso la fine del 1970 questi tre Club tennero le loro assemblee annuali, in cui gli alcolisti in trattamento chiesero la collaborazione di Hudolin e della sua struttura di Zagabria.
In quello stesso periodo la Clinica psichiatrica di Ljubljana mi affidò l’incarico di allestire una moderna struttura di cura degli alcolisti. Mi misi subito in contatto con Hudolin e trascorsi nella sua clinica due mesi di intensa collaborazione con Branko Lang, che dirigeva il reparto di alcologia in questo periodo.
In qualità di organizzatore del nuovo sistema di trattamento degli alcolisti presso la Clinica di Ljubljana, invitai Hudolin affinché illustrasse la sua metodologia agli psichiatri della Clinica. Poco dopo anch’io esposi loro il mio programma: seguiva in tutto e per tutto i principi di Hudolin, e pertanto incontrò notevoli resistenze, che tuttavia non mi hanno fatto desistere.
Quando il 23 Febbraio 1971 assunsi la guida del Reparto di alcologia nella Clinica di Škofljica, presso Ljubljana, tempo una giornata, con un’operazione da autentico ‘colpo di stato’, abolii il sistema di cura vigente e diedi vita a una ‘copia’ della comunità terapeutica di Hudolin. E ciò, naturalmente, accrebbe le resistenze a cui poco prima accennavo.
Abbiamo continuato e fino al 1974 abbiamo istituito in Slovenia cento CAT. Tutte le istituzioni psichiatriche, fatta eccezione per l’Ospedale psichiatrico di Begunje, nella Regione di Gorenjska, hanno adottato qualche trasformazione nel loro sistema di trattamento degli alcolisti avvicinandosi al metodo Hudolin.
Personalmente, in base alla sua metodologia, ho elaborato un metodo ‘antropologico-sociale’ di cura e di riabilitazione degli alcolisti e dei pazienti con altre dipendenze, e ho scritto sull’argomento sette libri, sessanta articoli specialistici e oltre trecento articoli divulgativi.
Da tre anni lavoro come privato e dirigo sette gruppi e Club integrati nella comunità terapeutica alternativa.

J. Kociper
Oggi nel comune di Maribor sono attivi tredici CAT, molti dei quali istituiti una ventina d’anni fa. Nel Club più antico il servitore-insegnante, dal 1972, è lo psicologo Milan Horvat. Il personale che ha allestito i nostri Club si è formato a Zagabria sotto la guida di Hudolin. Uno di questi operatori era il compianto Vogrin; gli altri sono per lo più infermiere e operatori sociali, molti dei quali impegnati nella struttura sanitaria.
Nel territorio più ampio di Maribor (Slovenska, Slovenske Konjice e Ptuj) operano attualmente sei Club. A Murska Sobota ne sono attivi quattro; a Lendava, Gornja Radgona, Ljutomer e Ormoz uno.
In alcuni Club abbiamo l’organizzazione dei veterani che hanno concluso i cinque anni di trattamento e che di tempo in tempo partecipano alle nostre riunioni e alle gite da noi organizzate. Essi formano lo ‘zoccolo duro’ dei nostri Club e contribuiscono in modo determinante alla creazione di un’atmosfera positiva.

Z. Čebašek Travnik, M. Radovanovič
In Slovenia i primi CAT sono nati a Ljubljana nel 1968, per poi diffondersi in tutte le maggiori località del Paese. Fra il 1998 e il 1999 alcuni Club hanno celebrato i trent’anni di attività.
In Slovenia sono attivi oltre cento gruppi che si occupano dei problemi alcolcorrelati. Alcuni di questi operano ancor oggi in linea con i principi definiti originariamente da Hudolin, ma la maggior parte di essi ha attraversato varie fasi di cambiamento. Attualmente esistono i seguenti gruppi terapeutici:
1. Club degli alcolisti in trattamento con terapeuta;
2. Club degli alcolisti in trattamento senza terapeuta;
3. Gruppo di Mutuo Soccorso;
4. Alcolisti anonimi;
5. Altri gruppi afferenti a comunità religiose.

SVIZZERA
N. Bonvin
La storia dei CAT nel Ticino è la storia della nascita del movimento nel grembo di una sezione del servizio territoriale di alcologia (Servizio Ticinese di Cura dell’Alcolismo, STCA, consultorio di Lugano), della sua disomogenea crescita sul territorio, e della sua recente e difficile acquisizione di autonomia nei confronti del servizio.
Il primo CAT è nato a Viganello-Lugano nell’Agosto del ’96, grazie a Nilla Brunello, volontaria, e al sottoscritto, che lavorava come consulente psicologo presso il STCA di Lugano.
Dall’inizio il Club ha avuto una partecipazione importante e sostenuta, dimostrando l’esistenza del bisogno reale di un approccio alternativo a quello offerto dagli A.A., e complementare a quello di un servizio di alcologia.
Nel Febbraio ’97, due volontari del Club si formano: Marianne Mor apre il Club di Agno, nel centro del Malcantone, e Maurice Colson trova una sala e si mette a disposizione delle famiglie di Bellinzona, capitale del Ticino.
Il Club di Agno nasce dalla divisione del CAT di Viganello del Malcantone, e da allora cresce in maniera lenta ma si mantiene con forte coesione.
Il Club di Viganello ha ospitato nel ’97 più di cinquanta persone, praticamente tutte mandate dal STCA di Lugano. Questo numero riflette l’interesse da parte delle famiglie per l’approccio proposto dai CAT, e la convinzione dell’équipe di consulenti del STCA di Lugano che il CAT sia utile. Le Scuole alcologiche territoriali erano in realtà delle conferenze mensili, di tipo interattivo, su dei temi attuali e scelti dalle famiglie, pubblicizzate sui quotidiani e aperti a tutti. La qualità delle discussioni nelle riunioni dei Club era veramente alta.